Teatro Nuovo: Il Violinista sul Tetto, uno spaccato di vita del popolo ebreo in esilio

E’ ancora in scena al Teatro Nuovo di Milano lo spettacolo “Il Violinista sul Tetto” del quale vi abbiamo parlato più volte e per la trama, prezzi, orari ed altre info, vi rimandiamo ai nostri precedenti articoli,  l’ultimo dei quali a questo link.

Tra le varie chiavi di lettura eccone una particolare che vogliamo proporre al lettore più raffinato e studioso delle tradizioni ebraiche ed ecco che si focalizza sullo spettacolo che presenta il popolo ebreo che canta e che balla… che balla e che canta….a volte “troppo”.

Lo stesso popolo, si racconta nello spettaccolo, vive all’interno di un villaggio russo, dal quale traspare un presagio di vita nel ghetto.

La Torah, spesso citata, lega gli abitanti tra loro e al patto con Dio (Dio-legge-popolo-terra) e li istruisce al quotidiano attraverso i consigli della Mishna. Non c’è gesto, non c’è decisione, non c’è commento che lasci da parte la guida di Dio “Creatore, Padrone dell’Universo”; questo Dio che viene cercato come amico, consigliere, depositario di verità, ma che, a volte, si percepisce lontano o sordo.

Echeggia: “Se Dio ascoltasse le preghiere, i ricchi pagherebbero i poveri per pregare”…. Risponde il filosofo Hans Jonas con la teoria dello Tzim-Tzum: Dio si autolimita, ma non è indifferente, nel paradosso tra la Sua essenza e il Suo operato.

Altro tema caro a Israele è espresso dalle tre figlie: le generazioni (Toledot) che cambiano, si conformano, escono in un mondo storico che le vuole emancipate. Ma il timbro dell’Ebreo resta… I Pogrom (azioni distruttive contro gli Ebrei), promossi dallo Zar, riportano giovani e anziani all’identità ebraica delle persecuzioni antisemite, che costringono gli abitanti del villaggio a lasciare ogni cosa e andare lontano… Resta la promessa di Pesach: “L’anno prossimo a Gerusalemme”.

Tradizione e storia, spiritualità e quotidiano si intrecciano e si legano nel susseguirsi dei canti in lingua yiddish, sfogo liberatorio ed espressione di una cultura esclusiva del popolo scelto di Dio.

Per finire, mentre ricordiamo che le repliche si susseguiranno fino a domenica 3 marzo, lo spettacolo si consiglia agli appassionati di questo genere di teatro musicale per ampliare le proprie esperienze, ma certamente non è per tutti: per lo meno non è per un pubblico superficiale e in cerca del del frivolo.

 

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