Essere nudi o mettersi a nudo? Questo il dilemma nell’intenso monologo di Silvia Gallerano

Si è concluso ieri sera, sul palco del Teatro Leonardo di Milano lo spettacoloLA MERDA” di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano, una produzione FRIDA KAHLO PRODUCTIONS con Richard Jordan Productions in collaborazione con Summerhall (Edinburgh) e Teatro Valle Valle Occupato (Roma) – Production Manager Marco Pavanelli – Tecnico Giorgio Gagliano.

L’opera che si è appena conclusa è riuscita ad entusiamare il pubblico milanese, ma aveva già scioccato e meravigliato il pubblico e la critica al Fringe Festival di Edimburgo nel 2012, dopo aver vinto l’oscar del teatro europeo e registrato un enorme successo di pubblico e critica in tutto il mondo.

Noi nell’assistere alla prima del 28 febbraio ci siamo chiesti: Essere nudi o mettersi a nudo?

Questa infatti è la domanda alla quale ogni spettatore si trova “costretto” a rispondere. Un nudo di donna riempie un palco vuoto, una scenografia che adorna non avrebbe avuto ragione di essere… nudità per nudità… trasparenza per trasparenza. Ecco quel nudo così inaspettato porta dentro o attraverso (o entrambe) stati d’animo, angosce, propositi, fallimenti e paure.

La possibile audizione per partecipare a una pubblicità, dopo un tempo indefinito nell’attesa di un riscontro, anima il retroscena di una vita spesa in modo conflittuale tra un padre morto e presente più di molti genitori (come la madre) vivi e vegeti e la sessualità vissuta quasi come “merce di scambio”. Un filo sottile unisce il passato giovanile di un sesso fugace, spiacevole, che lascia un segno sporco a un sesso aggressivo, conquistatore, che spezza il compromesso del rispetto per il raggiungimento di uno scopo.

Quel corpo di donna, nudo, senza veli o recinti di protezione esplode in accuse mediate da voci di personaggi vicini e lontani; porta ideali di patriottismo misti alla ricerca di un sé al femminile che potesse tenere testa a un mondo di uomini esigenti.

Silvia Gallerano con il suo monologo breve, intenso ma così vissuto da farci sentire partecipi di un dolore che si esprime in un urlo a voce alta e straziata, mentre i riflettori si spengono quasi a dare respiro allo spettatore messo così a dura prova.

Sì la prova di sapere la verità, la contemporaneità, la realtà di questa voce che avvolta in una bandiera dell’Italia conclude una performance che distoglie l’attenzione dal nudo per portarla nel mondo segreto delle crisi esistenziali che distinguono questo tempo privo di valori. Allora il titolo così imbarazzante non è più uno stemma di inconsueta volgarità di vicolo, ma un “normale” modo di sentire sé in rapporto agli altri e agli episodi della vita.

Tutti coloro che lasceranno sulla poltrona del teatro lo sbalordimento pudico iniziale, sapranno cogliere a sazietà spunti di riflessione seria e coraggiosa.

 

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