Jean Auguste Dominique Ingres, in mostra a Palazzo Reale fino al 23 giugno

Saranno in mostra a Palazzo Reale fino al 23 giugno oltre 150 opere, provenienti da prestigiosi musei di tutto il mondo, tra cui il museo di Montauban, realizzate da Jean Auguste Dominique Ingres e dai suoi contemporanei: una produzione (siamo tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo) spesso tralasciata, ma che invece si rivela un interessante punto di passaggio tra il Rococò e i primi fervori romantici.

Difficilmente etichettabile, considerato erede di Raffaello, maestro del ritratto e della resa di modelli greco-romani e al tempo stesso non realista, come dimostra il famoso dipinto Grande Odalisca, inverosimile nella sua perfezione (la torsione del collo, la schiena troppo lunga), Ingres è il protagonista del percorso espositivo curato da Florence Viguier-Dutheil.

Allievo di David, Ingres è considerato uno dei più celebri esponenti dello stile neoclassico: tipiche dell’epoca sono le rappresentazioni di torsi virili d’ispirazione romana (Torso d’uomo), ma non mancano un grande interesse per il ritratto (Ritratto di Karoline Von Lichtenstein come Iris, di E. Vigée Le Brun) e le prime ambientazioni oniriche e notturne, prodromi dei soggetti preromantici (Il sogno di Ossian).

Le eroiche campagne e l’avvento di Napoleone hanno ovviamente grande impatto anche sull’espressione artistica; Milano, dal 1797 capitale della Repubblica Cisalpina, vive anni di fermento artistico, con il rinnovamento della Pinacoteca di Brera e il mecenatismo di Giovanni Battista Sommariva, politico, grande collezionista e patrocinatore di artisti, tra cui anche Andrea Appiani.

Napoleone diviene uno dei soggetti principali di fregi e dipinti, nelle vesti di generale ma anche in trasposizione mitologica (Nettuno favorisce il ritorno di Napoleone in Egitto); insieme al celeberrimo ritratto di Ingres, Napoleone sul trono imperiale, del 1806, si possono visionare gli studi preparatori, che testimoniano l’attenta ricerca iconografica dell’artista: il trono e la posa ieratica di gusto bizantino, il velluto e l’ermellino, le aquile simbolo di potere, lo scettro di Carlo Magno.

Una sezione distinta viene riservata alle Odalische e alle “Dormienti”, soggetti ricorrenti nella produzione di Ingres che uniscono fascino classico e straniamento visivo; per concludere con l’arte di fine Impero, di stile Troubadour, una corrente francese che raffigura per lo più scene di interni medioevali e rinascimentali, in piccolo formato, di cui La morte di Leonardo da Vinci (1818) e Raffaello e Fornarina (1813) sono esempio.

Per il pittore urbinate Ingres aveva una certa venerazione, tanto da realizzare una copia del famoso Autoritratto di Raffaello.

 

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