PFF – Trisonata per corpo femminile e pianoforte, di Valentino Infuso con Valentina Cidda

Compagnia Cidda-Infuso
Presenta
PFF Piano Forte Forte
Trisonata per corpo femminile e pianoforte
Scritto e diretto da  Valentino Infuso
Interpretato e musicato da Valentina Cidda
Luci Giovanni Monzitta

“Prendete la forza espressiva di Jessica Biel, la carica devastata di Lana Del Rey, il rock di Sheryl Crow, la schiettezza di Alanis Morrissette, centrifugate… Ecco ci avviciniamo a questa interprete…

Il poderoso testo è un apertura a cuore sanguinante messa in prosa dal regista e drammaturgo con enorme sensibilità e allo stesso tempo crudezza…”
Tommaso Chimenti

Un’opera teatrale perfettamente compiuta che ti ferisce e ti accarezza, fusione ed equilibrio fra vena drammatica e comica, che arriva a vertici inaspettati e travolgenti in un turbinio di emozioni, il tutto impreziosito da momenti di grande virtuosismo interpretativo e brillantezza musicale. Uno spettacolo capace di coniugare con grande sensibilità artistica parole, musiche e movimento in un racconto intenso, sconvolgente. Tutto questo è PFF – Trisonata per corpo femminile e pianoforte, scritto e diretto da Valentino Infuso, con Valentina Cidda Maldesi, che – dopo Roma, Ancona, Verona, Firenze, Bologna e Napoli arriva a Milano e conclude la tournè 2019 all’ Elfo-Puccini, Sala Bausch (28-30 maggio ore 20.00)

PFF, pronunciato con la f prolungata, come un lungo sospiro che contiene ogni sfumatura emotiva, dal pianto al sollievo, dalla fatica alla resa, dalla disperazione alla speranza, dall’ illusione al disincanto, dalla dolcezza al dolore, dall’inizio alla fine, dalla fine ad un nuovo inizio…è il racconto di una donna, è la storia di una vita, narrata per narrare tante vite…narrata per parlare a tutti, donne e uomini.

PFF è una favola tenebrosa e delicata, rude e dolcissima, spietata e amorevole…una favola i cui personaggi prendono vita plasmati dall’invisibile ad ogni istante, dove tutto è all’ultimo fiato, senza tregua, dove la storia di una vita si fa tessuto intrecciato di dolore e bellezza, un segreto di liberazione, un’ affresco intimo e profondissimo sull’anima umana…

PFF – Trisonata per corpo femminile e Pianoforte” è un opera alchemica, e, come tale, drammaturgicamente si compone appunto, di “tre sonate” che insieme incarnano una sinfonia complessa, coraggiosa, sfrontata. Tre parti, tre fasi dell’esistenza, i tre stadi di mutamento dal piombo esistenziale alla ricerca dell’oro che siamo e possiamo Essere…

Nella prima sonata, “Origini” (del male), si  narra la nascita, “la caduta dell’angelo”, l’inizio del viaggio terrestre di una piccola donna che comincia a poco a poco ad essere piegata, logorata, congelata, dalle grandi bugie del mondo degli “adulti”: le aspettative, il giudizio, l’inganno, la prima violenza, la vergogna, la fuga da se stessi, lo smarrimento, la paura, il senso di colpa, la ricerca disperata di un respiro d’amore autentico che manca, manca sempre, manca ovunque, manca da sempre, …

La seconda sonata, “Inferno”, si apre con l’avvio verso la vita da “signorina”, e percorre, attraverso i passaggi del diventare donna, gli schemi che, dal primo germe di dolore originario, vanno a crearsi e ripetersi ostinatamente, sciami di demoni evocati e nutriti costantemente in un anelito inarrestabile di autodistruzione…la tensione alla vita, l’omicidio continuo di ognuno per mano di ognuno, il disincanto, il dolore, la fuga, la rabbia che salva dalla disperazione ma lo fa avvelenando inesorabilmente il cuore…

La terza sonata, è “Guarigione”. La trasformazione. E’ la dissoluzione dell’ego, la fine di ogni pretesa, la consapevolezza incarnata, la responsabilità riconosciuta, l’accoglienza della Bellezza, la resa. E’  un monologo muto, dove il vuoto purifica la parola…e la restituisce scarnificata e leggera, libera e solenne nella sua trasparenza inafferrabile.

PFF è uno spettacolo così perfettamente tessuto da sembrare un essere vivente di per sè, palpitante, bruciante, urgente, divorante e fecondo, fiero, vero.

“Avevo da tempo il sogno di mettere in scena un monologo che raccontasse una Vita, attraverso l’interazione unica con il pianoforte, ma non avrei mai potuto realizzarlo senza la geniale scrittura e la straordinaria, folle, pazzesca regia di Valentino Infuso…” dichiara l’attrice Valentina Cidda.

Il Pianoforte, si fa essere in carne ed ossa, fedele compagno di scena, vissuto, attraversato, suonato e suonato magicamente, con le mani, i piedi, il corpo, l’anima, penetrato, abitato, logorato dal sangue e dal sudore e glorificato dalla pace di una trasformazione che è catarsi reale, nuda, e senza filtri.

NOTE di Drammaturgia di Valentino Infuso
Valentina Cidda mi chiese di creare qualcosa che coniugasse il suo essere, umano ed espressivo, al pianoforte, e non solo in senso musicale. “Tutto qui?” chiesi io, “tutto qui” rispose sorridente lei. Scrivere uno spettacolo per corpo (e anima) femminile e pianoforte. Tutto qui. “Ma di cosa parliamo? Cioè, cosa vuoi che si tratti in questo spettacolo?”, “Non so nulla se non raccontare la Vita, ma non intendo necessariamente la mia, mi affido a te” incalzò ancora la Cidda. Bel fardello. “Partiamo da te, dalla tua Verità. Ti faccio dodici domande, sette riguardano i tuoi ricordi passati, cinque i tuoi ricordi “futuri”, ovvero rispondimi come se, più in là con gli anni, col senno di poi riguardassi, voltandoti indietro, eventi e sensazioni che non hai ancora vissuto”. Di quei ricordi, non mi concentrai sui fatti in sé quanto sul senso profondo di quelle esperienze, che in qualche modo risuonassero in me. Dopo una settimana era pronta la bozza della prima sonata, “Partiamo dalla nascita, facciamolo uscire dal ventre materno questo essere umano, e scaraventiamolo, piano, senza mezzi termini di fronte alle sue prove, al suo inferno al suo inevitabile processo di trasformazione, e facciamolo forte, e poi ancora più forte”. Iniziò così il viaggio di Piano, Forte, Forte, “semplicemente” un “discorso” intorno all’essere umano. Che si tratti di un viaggio nel femminile, questo è un “dettaglio”, è semplicemente un colore, una sfumatura, ma una sfumatura intensa, potente, di quelle che emanano odore proprio e che ha richiesto a me -e lo ha fatto senza mezzi termini- non la comprensione della sensibilità femminile ma l’emersione spudorata del mio femminile profondo. E di questo ringrazio tutte le donne che sono stato nelle vite precedenti. Ogni esperienza raccontata e rivissuta in scena da Valentina, infatti, è stata scritta attraverso la mia Verità, nulla di quello che racconto io in parole e lei in corpo, voce e sudore, è arrivato nelle sue vene senza che sia transitato per le mie.

NOTE di Regia
La regia come amalgama di disegno scenico e lavoro con l’attore.

Mentre la drammaturgia riguarda il “cosa”, la regia si occupa del “come”, nei due inscindibili aspetti di traduzione del testo scritto in azione e immagini -affinché il senso profondo, narrativo ed emotivo possa arrivare agli spettatori-, ossia il “disegno scenico”, ed il lavoro con l’attore, guidato e vissuto maieuticamente.

C’è da chiarire subito un fatto: la mia è fondamentalmente una regia d’attore. PFF è la mia ottava regia e la nona scrittura scenica compiuta, ma la prima in cui non sono io stesso in scena in qualità di attore, ma ci sono, inevitabilmente e sottilmente, attraverso la extra-ordinaria presenza di Valentina Cidda, che ha saputo incarnare e dare forma, come meglio non si poteva, alle mie intenzioni.

Il “disegno scenico”, concerne tutto ciò in cui l’attore è e agisce, sia esso fisico o mentale, sia esso spaziale, ritmico, emotivo o psicologico, eccetera. Esso risponde alla domanda: come dico ciò che voglio dire? Potrebbe sembrare un discorso formale, ossia limitato alla sola forma, ma non lo è affatto. Non lo è perché le soluzioni registiche non sono nate a priori, da una idea razionale o estetica riferita poi all’attore a tavolino. Qui non c’è mai stato tavolino. Nessun elemento dello spettacolo nasce da intenti estetici decisi a priori, benché il lavoro alla fine abbia definito una sua estetica peculiare e forte, o meglio delle sue estetiche, perché lo spettacolo evolve, si trasforma, si ribalta, si apre, si chiude, si rivolta -attraversando anche registri molto diversi tra loro-, proprio come il pianoforte agito dall’attrice.

La mia regia, quindi, nasce esclusivamente dall’incontro del testo con l’attrice, o meglio, dall’incontro dell’attrice con il testo. In definitiva, è una regia subordinata al lavoro che svolgo con l’attore, in sala, attraverso il testo.

La mia concezione della scena ha delle fondamenta fortemente attoriali. É l’incontro unico fra attore e drammaturgia che dà vita al disegno scenico nel mio modo di fare teatro. Questo vuol dire che lavorare con un attore piuttosto che con un altro, si tradurrà necessariamente in impianti registici differenti. Semmai, infatti, dovessi rifare lo spettacolo con un’altra attrice-pianista, parimenti talentuosa, ne verrebbe fuori qualcosa di completamente differente, pur mantenedo il testo così come è.

E questo mi porta a spendere due parole sul mio lavoro con l’attore. L’approccio che adotto lo posso definire “maieutico-scultoreo”, nel senso che, partendo dal training fisico e psico-emotivo con l’attore, cerco di creare le condizioni perché possa emergere quello che l’attore è, per sua conformazione, sensibilità, formazione, attitudine, indole, talento, al fine di incarnare e fare proprio il senso drammaturgico profondo della scrittura. In effetti, questa è stata la parte più rilevante e complessa di PFF. I personaggi, le situazioni, gli stati d’animo erano presenti già nell’attrice ancor prima di iniziare il lavoro in sala -così come lo sono in ciascuno di noi perché è di vita che si parla. Ho dovuto “solo” lasciare che queste peculiari e personali elementi emergessero per poter essere plasmati, così come uno scultore definisce la propria opera con lo scalpello una volta che la forma contenuta e nascosta nel blocco di materia -marmo o legno che sia- sia emersa attraverso dall’eliminazione del “superfluo”.

Un rigoroso lavoro sul corpo, guidato meticolosamente nell’ascolto della “materia” di cui è fatta Valentina, fino ad arrivare ad una partitura fisica precisa, impeccabile, ripetibile con un margine di approssimazione vicina allo zero, quasi a diventare coreografia a tutti gli effetti, dove anche la posizione del mignolo del piede o quella determinata smorfia del viso o una nota di pianoforte sono frutto di una scelta precisa e oggetto di attenzione e richiamo continui. Il confronto progressivo col pubblico, poi, nelle varie fasi di realizzazione work in progress presentate -tante, devo dire- hanno contribuito alla metamorfosi costante dello spettacolo, accorgimento dopo accorgimento, prove dopo prove, rivedendo o perfezionando dopo ciascuna replica ogni dettaglio, ogni sfumatura, fino ad arrivare alla versione attuale.  Rigoroso lavoro sul corpo dunque, ma non solo: il corpo è stato veicolo tangibile attraverso cui permettere all’anima sensibile di esprimersi e Valentina è, in questo lavoro, come la materia più pregiata che uno scultore possa plasmare per creare. Lontano da presuntuosi paragoni, mi concedo l’uso di un’immagine che ben si presta a rendere l’idea di ciò che intendo: Valentina è stata per me, nella realizzazione di PFF, come il marmo di Carrara per Michelangelo nella realizzazione del David, il migliore che potessi “toccare” per quest’opera.
Valentino Infuso

durata: 105 minuti circa

Trailer di presentazione dello spettacolo:
https://youtu.be/eskL5MedPqo

Link al servizio e intervista a Valentina Cidda e Valentino Infuso per la trasmissione “Retroscena”:
https://youtu.be/yEf2odCAWsk

 

per info e prenotazione
www.pianoforteforte.it
info@pianoforteforte.it
cell. (anche Whatsapp): 328.14.83.528
prevendita sul circuito CiaoTicket (www.ciaoticket.com)

 

 

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