Coltelli nelle Galline, la nostra recensione – Al Franco Parenti solo fino al 20 ottobre

E’ ancora in scena fino al 20 ottobre al Teatro Franco Parenti di Milano, lo spettacolo COLTELLI NELLE GALLINE di David Harrower – traduzione Monica Capuani e Andrée Ruth Shammah che ne cura anche la regia.

Per altre info sullo spettacolo: trama, orari e prezzi,  vedi il nostro precedente articolo di presentazione.

Lo abbiano visto per voi e ve lo raccontiamo così:
La giovane donna (una splendida Eva Riccobono) lo sa… Sa che Dio ha concesso all’uomo la capacità di dominare sul creato e di elaborare un linguaggio, formando e identificando un linguaggio. Le parole rendono concrete la natura astratta di Dio. Lei vuole imparare le parole dagli uomini, che, a loro volta, hanno appreso dall’esperienza e dal villaggio.

4 personaggi occupano la scena e si confrontano:

  • La giovane donna, appesa a un desiderio costante e ossessivo di immagazzinare nuovi termini linguistici: articola pochi vocaboli in associazione a fatti, persone, cose: tutto avrà un nome, anche “l’ondeggiare delle foglie degli alberi”, tutto sarà riconosciuto e ricordato per quel nome.

Gli stati emotivi vengono “pescati” nel suo intimo come con i coltelli si trovano le interiore nelle galline.

  • Il marito Pony William (Maurizio Donadoni), conduce l’aratro; traditore di sentimenti (sarà sorpreso con una donna “di passaggio” nella stalla, luogo proibito alla giovane donna) e di aspettative; incapace di amare lei, oggetto di piacere e di doveri domestici da assolvere.
  • Il mugnaio Gilbert Horn (Pietro Micci), odiato dal villaggio, accusatore inclemente, e dalla giovane donna… inizialmente. Trova la chiave d’ingresso per essere accettato, desiderato e forse amato: chiede alla giovane donna di scrivere il suo nome su un foglio. Nome… identità…capacità…autostima…coscienza di sé.

A lei, innominata, la giovane donna, il nome conferisce una posizione nel tempo finora negata e subito applicata nella scelta della sua vita futura: prima senza marito, poi senza il mugnaio, infine senza il villaggio. Lei capace a se stessa: non più una giovane donna, ma LA GIOVANE DONNA.

  • Il villaggio, presenza lontana, ma così sentita nel confronto con gli altri personaggi. Sparisce man mano che le vicende, da collettive, diventano personali e riservate.

Accompagnano il lavoro, a volte eclettico, uno sfondo vintage, nel quale i personaggi si inseriscono e alcuni plastici rappresentativi degli ambienti vissuti dai personaggi e occupati quasi virtualmente, rapendo l’attenzione in campi diversi.

Da consigliare a tutti, ma in particolare a chi vorrà leggere tra le parole della giovane donna: prima metalliche e incerte, poi sempre più determinate, decise e gestite emotivamente.

 

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