Medea con Romina Mondello: in scena al Teatro Menotti di Milano fino al 27 ottobre

E’ in scena sul palco del Teatro Menotti di Milano fino al 27 ottobre 2019 MEDEA di Euripide – Regia di Emilio RussoCon Romina Mondello, Alessandro Averone, Camilla Barbarito, Paolo Cosenza, Nicolas Errico, Giovanni Longhin, Patricia Zanco.

Per altre notizie sullo spettacolo vedi il nostro articolo di presentazione.

Medea, sanguigna donna barbara, dopo aver aiutato Giasone a conquistare il vello d’oro (capace di guarire ogni ferita), si trasferisce a Corinto, lasciando suo padre e la sua terra; vorrebbe pensare solo all’amore per il marito e per i due figli, nati dalla loro unione.

Il re di Corinto, Creonte, ha però altri progetti: vuole dare la figlia Glauce in sposa a Giasone, che vede, in questa opportunità, la sua successione al trono del re e una vita migliore anche per i figli avuti con Medea.

“Nessuno mi creda vile, né debole o inetta. Altro è il mio carattere: dura con i nemici, buona con gli amici.”

Ecco Medea: la donna che, da “amica” di Giasone, ha ucciso per salvarlo. Ora lo annovera tra i nemici, tra coloro che l’hanno tradita e ferita e ordisce contro di lui una silenziosa e pungente vendetta: il suo obbiettivo non è farsi giustizia, ma far soffrire Giasone.

Euripide usa una tecnica retorica greca, il confronto tra le parti. Medea parla d’amore e tradimento; Giasone discute di ragioni politiche e diplomatiche: impone la sua scelta alla donna che adesso vede solo come una “straniera”, una barbara che dovrebbe accontentarsi di essere “seconda moglie” ed essere grata di vivere nella civiltà greca (malgrado l’esilio), di gran lunga superiore a quella delle sue origini. Non serve. La situazione precipita: il re vuole allontanare Medea da Corinto, temendo per l’incolumità della figlia; Medea, fingendosi favorevole alle nozze, ottiene ancora un giorno di permanenza, sufficiente per donare una corona e un peplo, che saranno armi letali per la futura giovane sposa e il re stesso.

La vendetta non è completa: la violenza si rivolgerà contro i due figli di Giasone, uccidendo entrambi e mettendo il padre nella disperazione e nella solitudine. Gli verrà negata la sepoltura e vedrà Medea allontanarsi verso il cielo con il carro del sole, portando con sé i corpi inanimi.

Le divinità, diverse per i due coniugi, assistono all’avvicendarsi delle situazioni. Gli dei di origine barbara, avvolgono i sentimenti feroci di Medea e chiudono con il totale riscatto della donna per il torto subito. Zeus stesso viene invocato da Giasone, che spera in un intervento del “deus ex machina”, risolutore ed equilibratore degli eventi. Non ci saranno risposte al dolore di quest’uomo che troppo avrebbe voluto e che nulla avrà, a causa della sua viltà: avrebbe “venduto” se stesso e il suo matrimonio per emancipare la propria condizione sociale.

Meritano una attenzione speciale le mani di Medea, la protagonista di amore passionale e di dolore struggente. Medea innamorata ha mani rilassate e protese verso l’amato: lo cercano e lo legano in un rapporto indissolubile; la donna ferita e tradita le espone segnate da evidenti stigmate (il dolore e la sofferenza in chiave cristiana); la strega, esperta nelle arti magiche barbare (Medea è nipote della maga Circe), le strofina in segno di trame ordite con crudele determinazione.

Mani di donna, mani di moglie, mani di strega, mani di madre… poliedrica espressione di un personaggio che Euripide ha potuto conservare fino a noi, nell’audace attualità e nel crudele carisma, che Romina Mondello ha saputo interpretare con profondità, grazie alle sue spiccate doti artistiche. Buona la prova del rimanente cast che ha affiancato la protagonista.

Opera classica che non può mancare nell’esperienza teatrale e che consigliamo!

 

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