Anfitrione, commedia tragicomica e attuale, al Teatro Manzoni fino al 17 novembre

Al Teatro Manzoni di Milano è in scena dal 31 ottobre e replicherà fino al 17 novembre 2019, lo spettacolo ANFITRIONE di Sergio Pierattini con la regia di Filippo Dini, già presentato nel nostro precedente articolo e a cui vi rimandiamo per altre notizie.

IL CAST:
Gigio Alberti,  Barbora Bobulova, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Valeria Angelozzi.

Filippo Dini  con la sua regia,  arguta e originale, dirige un cast di sei attori impegnati sulla scena di questa versione dell’Anfitrione, commedia plautina già rappresentata nel 206 a.C. ma che nelle sue varie riscritture continua ad appassionare il pubblico perchè, dopotutto, l’uomo non è poi cambiato così tanto e temi  come il tradimento e l’inganno o il falso perbenismo sono ancora oggi attualissimi anche nell’odierna società.

Questo spettacolo è in controtendenza rispetto alla tradizione teatrale classica, secondo la quale nelle commedie si raccontavano fatti riguardanti personaggi popolari, senza  coinvolgere le divinità dell’Olimpo. Per questo motivo  lo stesso Plauto  definisce la sua opera una tragicommedia.

Nella riscrittura, di Sergio Pierattini, l’Anfitrione del 2019 è un arrembante politico,  un populista, che contro ogni previsione sbaraglia i suoi avversari e vince le elezioni con un sorprendente risultato plebiscitario. Sosia, che Plauto e Moliére vollero come servitore, assume il ruolo di autista portaborse, mentre la bella Alcmena, moglie di Anfitrione e  prossima First Lady, qui è un’insegnante di scuola media di una cittadina di provincia.

Nessun riferimento politico specifico, pertanto ognuno userà la sua chiave di lettura e darà il volto di chi vuole ai personaggi, a seconda da come arriva a lui.

Pierattini non stravolge il testo plautino ma scrive una storia parallela facendo rivivere ai nostri tempi gli dei Giove e Mercurio, i quali dall’alto dell’Olimpo, mossi da pò di invidia per quel piacere che solo un uomo può provare unendosi a una donna, scendono sulla terra sconvolgono la vita dei protagonisti prendendosene gioco.

Nella storia originale Anfitrione ritorna a casa e si stupisce della fredda accoglienza della moglie Alcmena, la quale è meravigliata del comportamento del marito, dopo aver passato la notte con un uomo dimostratosi gentile e un raffinato amante.

Anfitrione l’accusa di adulterio, ma la donna si difende e passa al contrattaco  accusando  il marito di essere un impostore e minaccia di andarsene di casa.

Giove, con le sembianze di Anfitrione, ricompare e si scusa con Alcmena per il trattamento  rivoltole poco prima e la convince ad appartarsi ancora nella camera da letto per un rapporto amoroso.

In questi frangenti ricompare ancora il vero Anfitrione, che viene accolto male da Mercurio, sotto le sembianze di Sosia, che fingendo di non riconoscerlo lo accusa anch’egli di essere un impostore, affermando che il vero Anfitrione in quel momento si trova insieme ad Alcmena. Come se  non bastasse, a seguito del rapporto amoroso la donna rimane incinta e la storia già difficile si complica ancora di più.

In questa riscrittura, nella sua modernità, lo spettacolo può anche considerarsi una commedia degli equivoci in cui si susseguono esilaranti siparietti che  confermano il tema del doppio,  dove si alterna  la  verità e l’inganno che fanno scaturire situazioni imbarazzanti  e comiche, a volte perfino grottesche. Il tutto però è molto ben condito e l’interesse del pubblico rimane alto per tutto il tempo rimanendone affascinato e  divertito.

Infatti non è difficile riuscirsi a identificare in alcune vicende che passano lungo tutto lo spettacolo, il quale senza mai essere volgare è ricco di situazioni a volte spiazzanti,  che non solo fanno da specchio alle  vicende del nostro presente, ma suscitano una piacevole ilarità.

La morale, surreale e inverosimile, arriva sul finale e crea un alibi all’uomo e, in particolare, alla situazione politica di ogni tempo perchè se le cose sono andate e vanno come vanno è solo colpa del capriccio degli dei che interferiscono nella vita degli uomini.

Molto attenta e apprezzabile la regia di Filippo Dini, così come bisogna riconoscere la bravura e il talento dell’intero cast a cominciare da Antonio Catania, che nei panni Anfitrione è molto intenso e divertente, ma anche Barbora Bobulova ha interpretato molto bene e con passione  il ruolo di Alcmena, così come  Giovanni Esposito, del quale risalta, piacevolmente, tutta la verve partenopea nell’impersonare Sosia. Molto apprezzabile la presenza scenica di Gigio Alberti nel ruolo del prepotente e capriccioso Giove; ma anche Valerio Santoro (Mercurio) e Valeria Angelozzi (Bromia) hanno dimostrato un ottimo talento in scena.

Le  musiche e il gioco di luci su una scena semplice ma efficace, imprime maggiore forza alle situazioni che si creano sul palco sotto gli occhi dello spettatore, il quale talvolta trattiene il fiato per la suspance generata attendendo l’epilogo finale.

Uno spettacolo leggero ma non troppo, ma sicuramente divertente e che consigliamo.

 

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