Convinti applausi per ‘Il Vizietto’ con la regia di Claudio Insegno, al Teatro Nuovo di Milano fino al 2 febbraio

E’ in scena al Teatro Nuovo di Milano lo spettacolo “IL VIZIETTO”tratto dalla commedia LA CAGE AUX FOLLES di Jean Poiret, la cui traduzione dal francese è ” La Gabbia dei Matti”, già presentato nel nostro precedente articolo e  a cui vi rimandiamo per trama, cast, date e prezzi.

la commedia non solo è divertente ma anche intelligente, soprattutto di grande attualità per i temi affrontati ed è inevitabile correre con la memoria  al film cult  “Il vizietto”  del 1978 con l’indimenticabile Ugo Tognazzi, per poi diventare un musical nel 1983 con Jerry Herman, che ne curò la regia e i testi e prese il titolo di “Piume di Struzzo”. Nel 2014 fu messa in scena anche una versione firmata da Massimo Romeo Piparo, con Enzo Iacchietti e Marco Columbro.


Ora torna in scena in una versione tutta nuova con  Claudio Insegno (Renato), che cura anche la regia  e  Eraldo Moretto (Albin), noto al grande pubblico per il suo personaggio “La Cesira”, e racconta la bizzarra vita di una affiatata coppia gay alle prese con la la gestione di un locale “drag” di Saint Tropez che si trova ad affrontare un confronto inaspettato a cui non possono sottrarsi.

Lo spettacolo  è un misto tra commedia, farsa,  ma anche richiami alla rivista e la commedia musicale,  la cui trama è nota ai più e si svolge su due piani scenici diversi,  perchè passa dal  locale ‘Cage aux Folles’, all’appartanento dell’eccentrica coppia, che si  è trovata a crescere ed educare un figlio nato a seguito di una trasgressione di Renato per una donna.

Albin, nonostante gelosissimo,  ha accettato  la situazione e da sempre ha fatto da madre a Laurent, dimostrandosi una “zia” amorevole nei confronti del ragazzo, fino a quando a vent’anni non s’innamora di una donna, figlia di un politico bacchettore ed omofobico.  Iniziano così una serie di divertenti gag che scivolano nella commedia degli equivoci, perche bisognerà fingere e simulare un’apparente “normalità”,  cosa non facile con i personaggi che girano per casa.

Ben presto si ritrovano ad affrontare l’incontro con i genitori della fidanzata,  di per se imbarazzante per tutti, ma soprattutto per loro che devono nascondere la loro condizione evitando di urtare la susccettibilità dei futuri consuoceri, soprattutto del padre della ragazza.

La resa scenica dei due protagonisti è assolutamente  credibile nella girandola di  dialoghi ricchi, per forza di cose, di doppi sensi e battute  esilaranti. I due attori, si fanno così prendere dalle situazioni comiche che nascono sul palco,  da non resistere a ridere essi stessi delle loro battute, spesso estemporanee, trascinando nell’ilarità i personaggi in scena e naturalmente il pubblico, che si rende conto del fuori copione e gradisce molto ringraziando con calorosi applausi a scena aperta.

Buona la prova teatrale del resto del cast  sul palco, ma sono particolarmente apprezzabili le performance di Guido Ruffa, nei panni di Simon e Mirko Darar, che interpreta Josè, per la loro particolare verve e simpatia nel dare vita al loro personaggio. Anche il giovane attore Francesco Bianchini si fa notare  con la sua anticonformista Salomè.

Ottima la collaudata regia  di Claudio Insegno che ha saputo gestire l’intero cast nel dare un ritmo capace di coinvolgere il pubblico, per farne uno  spettacolo di  qualità  e assicurare il divertimento, lanciando nello stesso tempo anche la provocazione per far riflettere sulle condizioni del nuovo tipo di famiglia con cui la società del nostro tempo si ritrova a convivere, a volte  puntando il dito per delle inopportune critiche.

A sospresa arriva un finale inaspettato e  l’incursione delle “Drag Queen” in sala per farsi ammirare in tutto il loro “splendore”.

Il divertimento è assicurato per l’ironia e la simpatia che si genera tra gli artisti in scena ed il pubblico, il quale appaude generoso e ride continuanente per le imprevedibili situazioni che nascono sotto i loro occhi.

Consigliato a quanti vogliono passare una serata di evasione e divertimento, ma soprattutto a quanti hanno voglia di mettere in discussione i propri pregiudizi.

 

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