Matilde Facheris e Massimo Betti, un’attrice ed un chitarrista a servizio della lettura

Nella sala Cavallerizza del palazzo Litta, il tempo è stato scandito dall’arte e dall’amore per la lettura nell’interpretazione del testo “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal, presentato nel nostro precedente articolo, a cui vi rimandiamo per altre info sul testo.

E così che domenica 2 febbario 2020 ci si ritrova nello splendido palazzo Litta nel cuore di Milano, all’interno del quale l’arte si respira in ogni angolo, dove spesso vengono ospitate kermes teatrali di spessore e dove, questa sera e per tutta la rassegna “Viaggio attraverso i romanzi del ‘900 letti da attrici ATIR”, ci si ritrova nella caratteristica sala Cavallerizza. E’ proprio qui che il pubblico si è fatto dolcemente coinvolgere nella lettura di un testo unico nel suo genere, un amore sviscerale verso i libri e la lettura, nato dal contrasto lavorativo del protagonista, che è costretto a distruggere molteplici libri, e che invece per salvarli dal macero ogni sera ne porta a casa uno per evitare la sua disfatta.

L’amore per la lettura, per i libri e per quello che trasmettono segnano in maniera indelebile il percorso di un uomo, sfugge così dal testo di Hrabal e si insinua delicatamente nelle menti del pubblico presente, già predisposto e voglioso a questa sensazione, e lo stesso si lascia coinvolgere dai ritmi incalzanti, determinati, sonori e volte irriverentemente cupi e satirici della lettura della talentuosa attrice bergamasca.

“Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal, grazie alla lettura interpretata da Matilde Facheris accompagnata da Massimo Betti, col suo delicato e presente tocco alla chitarra, è divenuto un signorile urlo di condivisione di passione per la lettura. Una poetica ed energetica armonia di parole, musica e canto che con “poco”: due leggii, una chitarra, un microfono e qualche luce hanno trasmesso sensazioni e fatto sognare le anime presenti. Non è la grandezza ad essere per forza di cose incisiva; Matilde e Massimo hanno dimostrato che può anche la delicatezza, la sincronia, la sintonia, l’immedesimazione e la semplicità nell’esporre anche articolati testi, a poter dare una grandezza che non ha bisogno di grandezze.

I cambi di voce, le intonazioni, i vibrati nel recitato e nel cantato assemblate alle delicate pennate del plettro su arpeggi inediti, hanno confezionato ancor meglio una storia già affascinate di suo, stimolando l’immaginazione di ognuno dei presenti. Questo ha colto in pieno, non solo la soddisfazione della parte organizzativa, ma credo anche, dello stesso autore del testo e dello stesso motivo per cui il libro è stato concepito. Quello di sviluppare e stimolare la lettura in ognuno di noi come una necessità per dare linfa a noi stessi, e non solo per alimentare il nostro sapere, ma anche per rifocillare la fantasia e dare leggerezza alla quotidianità e non farsi inghiottire in maniera inerme dalle inutilità. Un verbo da tramandare e trasferire che riecheggia oggi ancor di più nelle menti dei presenti e, spero, anche in voi lettori.

Se anche vi siete persi questa serata, potrete sempre recuperare, grazie alle molteplici serate culturali che il nostro bel paese offre.

 

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