Mai generation: quattro giovani performer ‘occupano’ meritatamente il Teatro Litta – Recensione

Con lo spettacolo “Mai generation” della compagnia teatrale Oyes, il passato sembra simile al presente con un’arida aspettativa per il futuro. La speranza la lasciano solo sperare.

Per altre informazioni vi rimandiamo al nostro articolo di presentazione, ricordandovi che rimarrà in scena solo fino a domani 20 febbraio.

LA RECENSIONE:
Nella prima serata nel sempre elegante e di nicchia Teatro Litta, lo spettacolo “Mai generation”, ha voluto raccontare con la sua ottica la situazione attuale delle generazioni scolastiche. Raccontando uno spaccato di vita molto originale e interessante da analizzare, l’occupazione scolastica e di quello che in essa può nascere e può delineare nella vita di coloro che vivono o hanno vissuto una situazione analoga. Tutti abbiamo manifestato, scioperato, protestato e occupato a scuola o anche fuori dalle mura didattiche, ed è questo uno dei tanti spunti interessanti che lo spettacolo fa serpeggiare nelle menti dello spettatore. La forza del gruppo nella collaborazione per raggiungere obiettivi di interesse comune.

Così quattro bravi attori: Daniele Crasti, Francesca Gemma, Francesco Meola e Dario Sansalone, diretti dalla regia di Noemi Radice; si divertono ad interpretare i ruoli di giovani adolescenti impegnati nell’occupazione della scuola che, con un taglio registico interessante, si trova ad essere la stessa platea del teatro. Così il pubblico a tratti si sente inconsapevolmente parte attiva della protesta e quindi anche delle cause. I motivi dell’occupazione non sono volutamente specifici ma oscillano tra i temi di attualità più forti e più discussi; descrivendo così la situazione ripetitiva e storica dell’incertezze adolescenziali e mantenendo saldi i valori dell’onesta e della giustizia che pervadono i cuori puri e istintivi dei protagonisti, costretti a dovere gestire l’occupazione e il confronto generazionale tra adulti e ragazzi.

Tanti sono i punti interessanti trattati nello spettacolo che inevitabilmente identificano la confusione che spesso pervade le menti delle generazioni crescenti se non gestite ed istruite in maniera opportuna, questo palesa la denuncia e l’”urlo disperato” nei confronti della disinformazione, della mala politica, del falso mito artistico, nella comunicazione spesso amplificata e distorta che si vede nei social che hanno invaso a gamba tesa i nostri tempi.


Un urlo a tratti confuso, caotico e quasi disperato che però viene affrontato con cognizione di causa, diligenza, responsabilità, preparazione, rispetto, educazione e tanta voglia di rivalsa. Questo è l’esempio che “Mai generation” vuole come messaggio di sotto testo, una consapevole insoddisfazione restia ad arrendersi, prendendo spunto dal mitico ’68, che spesso viene citato e preso come comparante nei dibattiti tra gli alunni e gli adulti che intervengono alle discussioni a cui abbiamo assistito partecipi nella sala gremita del Teatro Litta. “Ci avete tolto l’aria. E allora cambieremo aria! Faremo a meno della vostra! E respireremo solo la nostra!”, questo è uno dei messaggi che recita il volantino che vengono consegnati ad ogni spettatore all’inizio dello spettacolo e che renderà partecipe attivamente in maniera ingegnosa tutti coloro siedano in platea.

Spettacolo che accende gli animi in maniera incisiva ma ironica, a volte prepotente ma rispettosa, adolescenziale ma istruita e con il sapore insoddisfatto di chi è stanco di far finta di non vedere, disposto ad andare contro ogni istituzione in primis quella dei genitori disattenti e a volte meno maturi degli stessi figli, dei professori, degli studiosi, dei politici, dei giornalisti e di coloro che si credono di poter dire da soli il vero, quando dimostrano con lo spettacolo e con gli esempi storici e citati durante lo spettacolo, che è la forza del gruppo e delle idee a cambiare gli schemi apatici di società composte a volte da saccenti tuttologi restii al confronto.

Sceneggiatura ed allestimento efficace e pregno di interessanti spunti d’innovazione teatrale, come quello di riprendere in presa diretta con un telefonino i dibattiti in teatro, riprese fatte dagli stessi attori che hanno dimostrato una elevata duttilità ed attenzione scenica. Quindi un meritato plauso va anche al reparto tecnico e direttivo dello spettacolo che hanno collaborato al confezionamento di “Mai generation”.

In scena per altre due sere, e se volete trascorrere una serata col profumo velato di una protesta sensata, è la serata giusta per “aizzarvi” dal divano, scusate il gioco di parole.

 

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