Un trionfo il debutto de ‘La Coscienza di Zeno’ al Teatro San Babila di Milano – recensione

Ha debuttato ieri sera, in prima nazionale,  al Teatro San Babila di Milano “LA COSCIENZA DI ZENO” di Italo Svevo, già presentato nel nostro precedente articolo, a cui vi rimandiamo per altre informazioni sullo spettacolo, date e prezzi, ricordando che resterà in scena fino al 1° marzo.

LA RECENSIONE:
Il sipario si chiude… lo spettacolo è finito. Corrado Tedeschi (Zeno Cosini) esce sul proscenio e ringrazia il pubblico, in particolare le due ragazze che hanno partecipato come attrici “improvvisate”. Ma il pubblico sente un’altra voce forte e chiara: “Grazie Corrado! Hai aperto il mio personaggio; hai davvero fatto parlare la mia coscienza; ma ti ringrazio per averlo fatto con quell’ironia che pochi hanno notato e apprezzato nel mio carattere a volte schivo e nascosto in una “comoda” malattia. E’ Zeno, proprio lui: si è riflesso in uno specchio che lo ha trovato reale e tangibile.

E’ così: Corrado Tedeschi/Zeno, istrionico donnaiolo ricco e benpensante, percorre la sua vita aiutato dal Dottor S (Claudio Moneta). Non è una narrazione passiva, ma una scommessa con ogni episodio trascorso, che ha come garante un’ultima sigaretta (US). Il suo vizio del fumo si sviluppa fin da ragazzino ed è sempre combattuto senza successo: la sua prima sigaretta, comprata rubando i soldi al padre e, dopo essere stato scoperto, fumando i suoi sigari avanzati. A vent’anni Zeno si accorge di odiare il fumo e si ammala, ma nonostante la malattia decide di fumare un’ultima sigaretta, evidenziando, per la prima volta, la sua “malattia psicologica”. Inizialmente, è una reazione al rapporto con il padre, poi diventa una difesa verso la realtà circostante e il mondo intero, un patto per superare o recuperare persone e situazioni.

Il Dottor S non si accontenta di seguire un paziente non definibile secondo i dettami nascenti della psicanalisi di Freud; lo riporta a vivere in diretta le tappe del suo vissuto fatto di incontri amorosi, sociali, lavorativi, in una ambientazione di fine ‘800 – inizi ‘900 a Trieste, al tempo parte dell’Impero austro-ungarico.

Gli arredi, le stoviglie i costumi, ricercati e rappresentativi dello stato socio economico (ottimo contributo di Francesca Faini), circondano un uomo classicamente etichettato di inadeguatezza. Ma la ricerca di sé sta nell’adeguarsi… sempre… nell’accettare uno schiaffo dato dal padre in fin di vita; nel deviare la sua scelta amorosa da Ada (Camilla Tedeschi, la più bella delle 4 figlie del commerciante Giovanni Malfanti), ad Augusta (Roberta Petrozzi), strabica nella vista ma diretta e presente moglie che gli darà dei figli e il calore che aveva cercato nella madre e nelle donne “di passaggio” frequentate precedentemente. L’adeguarsi sta anche nella sopportare gli insuccessi dell’associazione commerciale stabilita con il cognato Guido Speier (marito di Ada), che, addirittura, fingerà di suicidarsi diverse volte per farsi prestare i soldi dalla consorte; nel perdere un amore traditore con la principiante cantante Carla (sempre interpretata da Camilla Tedeschi), per poi tornare tra le braccia dell’accogliente e premurosa Augusta.

Zeno si guarda, ironizza su stesso e commenta sarcasticamente l’agire degli altri personaggi; interagisce con gli attori che interpretano ruoli diversi, anche tra le file degli spettatori, accorciando la distanza tra pubblico e spettacolo. Ognuno segue Zeno: doppia personalità, complesso di Edipo (padre odiato a motivo del suo amore per la madre), ossessioni per le donne e per il fumo… Chi non ha trovato qualcosa in comune con quest’uomo poliedrico e camaleontico?

La psicanalisi non è sufficiente per spiegare le dinamiche di una esistenza, semplice o complessa che sia; servirebbe (secondo Zeno) una esplosione apocalittica, per riportare un ordine cosmico, capace di resettare trascorsi, amori, guerre, pace, per ridare un senso e per saper decidere nella vita senza condizionamenti della propria e dell’altrui mente.

Davvero Zeno, insieme a Italo Svevo, ringraziano….

 

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