Festival della Canzone Italiana? No Grazie e vi diciamo perchè

Per una nostra precisa scelta editoriale abbiamo deciso di non pubblicare nulla riguardante il prossimo Festival della Canzone Italiana, la cui macchina organizzativa sta scaldando i motori e, dal 2 al 6 marzo, darà vita alla kermesse più importante della musica italiana.

Non comprendiamo le ragioni per le quali si è trovata una soluzione che assicurasse la messa in onda del Festival, nonostante in prima battuta erano perfino arrivate le minacce di Amadeus e Fiorello che avrebbero “mollato tutto” se non ci fosse stato il pubblico in sala.

Per fortuna le valutazioni del governo sono state più ampie e sono andate al di là della logistica del teatro, perché il vero problema riguardava i rischi dietro le quinte, dove orbitano migliaia di persone, tra addetti ai lavori, tecnici e artisti che poi, a cascata, avrebbero potuto infettare prima Sanremo e poi l’Italia intera rientrando nelle loro città di provenienza.

Ma gli interessi economici sono così enormi per i discografici, ma soprattutto per l’amministrazione comunale sanremese che, si è trovata una formula che potesse garantire il fiume di denaro che la Rai versa al comune e quello che entra in abbondanza attraverso la pubblicità. Così anche i cachet dei conduttori sono stati salvati. Peraltro nessuno ha mai avuto dubbi sulla marcia indietro alla diserzione dei due conduttori. Ovviamente ci fa piacere per tutte quelle figure professionali che, ferme da mesi, riusciranno a lavorare per portare avanti lo spettacolo. Questa è l’unica nota positiva in quella che è un incomprensibile ingiustizia.

Noi poveri italiani, se il festival si fosse bloccato ce ne saremmo fatti una ragione, così come ce ne stiamo facendo una ragione per la chiusura di migliaia di teatri in Italia, costretti a bloccare le loro programmazioni senza che mai il governo abbia data una risposta certa riguardo la riapertura.  Se si considera tutto l’indotto, i danni economici non sono pochi e allora perché questa disparità di trattamento? E dire che tutti i teatri sono in grado  di adottare le norme di sicurezza imposte dai decreti sanitari in vigore e di certo non attirano le masse che solitamente  si concentrano intorno al festival della Canzone Italiana.

Se ne sarebbero fatta una ragione anche tutte quelle categorie di imprenditori e lavoratori colpiti dalla pandemia che sono alla canna del gas per i mancati incassi, ma soprattutto per i debiti che comunque si accumulano anche ad attività ferme. Molte di queste attività forse saranno costrette a chiudere e lasciare senza lavoro migliaia e migliaia di dipendenti con le conseguenze immaginabili per le loro famiglie.

Cosa se ne faranno tutte queste categorie di  quattro giorni di festival?
Riuscirà a dare loro delle risposte?

Certamente la musica è una forma artistica necessaria e indispensabile che può anche alleviare le sofferenze e sgomberare la mente da tristi pensieri, ma non era indispensabile si compisse una farsa sul palco dell’Ariston in nome del dio denaro.

Per tutto ciò la nostra decisione resta quella del silenzio, ci limiteremo solo a comunicare il vincitore, come semplice fatto di cronaca.

 

Rispondi