A-Men di Walter Leonardi: un viaggio ironico, ma non troppo, dentro la crisi di un’intera società

Sul palco del Teatro Fontana di Milano è in scena  fino al 21 novembre lo spettacolo “A-Men – Gli uomini, le nuove religioni e altre crisi” di Walter Leonardi Carlo Giuseppe Gabardini,  che abbiamo già presentato nel nostro precedente articolo e a cui vi rimandiamo per altre informazioni, su trama, cast, orari e prezzi.

Lo abbiamo visto per voi la sera del 10 novembre e ve ne parliamo:

Testimonianza del sé e globalizzazione di una disperata ricerca da parte di una generazione che non trova il filo d’Arianna per uscire dalla corsa del tempo. Uno spettacolo coinvolgente, nel quale Walter Leonardi (attore e non solo, ideatore e regista) domina lo spazio minimo del palcoscenico, ma, in realtà, occupa l’intero mondo di una società in crisi. Verrebbe da giocare con il titolo: un articolo singolare declinato con un sostantivo plurale, un uomo, gli uomini…uno, nessuno centomila (caro Pirandello).

Satirico, ironico, dopo un blocco recitativo durante uno spettacolo in Brianza, si chiude (in casa è un eufemismo) e incontra il suo divano, suo compagno di accadimenti e “personaggio “ con cui condividere la scena. Insieme vivono un tradimento, lo zapping della televisione, la noia e la decisione di tornare allo scoperto, forse alla ricerca del senso della vita e dell’Io.

Inizia la frenesia: cosa potrà soddisfare un uomo emotivamente “piatto”?

Tentativo 1: Le grandi professioni di fede monoteista, Cristianesimo, Ebraismo e Islam, quali “terapie occupazionali” per una vita vuota, non giovano. Nella superficialità non è possibile trovare soddisfazione; galleggiare sopra una promessa di fede non permette di gustare l’avvicinamento, l’incontro e il riscatto che un’esperienza spirituale può dare (A – men).

Tentativo 2: La tifoseria, quella impegnata, aggressiva, stile di vita anche fuori dallo stadio, tenace, stoica, non riempie il vuoto e produce cloni per un esercito con la maglia a strisce.

Tentativo 3: L’amore sentimentale (non poteva mancare). Ottimo escamotage, ma per quanto?

Tentativo 4: La tecnologia che trasforma I am in I phone, I pad, I tech. Qui, attore, regista, arredo, costumi, luci, musica si incontrano all’unisono nell’allegorico rituale propiziatorio dedicato agli strumenti che lanciano il singolo nel marasma dei social. “Io sono” diventa “Io sono quello che voglio essere” e in “Io sono quello che gli altri vorrebbero che io fossi”…

Leonardi ci “costringe” a guardarci dentro, con una attenzione leggera, priva di giudizio: pochi cambi d’abito, solo qualche abbigliamento eccentrico, che Paola Tintinelli tinge di allegorie e simbolismo.

La crisi non perdona e chiude in un interno personale e geografico. Ecco l’amico divano diventare un involucro protettivo. Leonardo non è più libero, è chiuso nella trasparenza di un divano; si muove, si sposta, pensa e parla… ma, è dentro!

Dove porta la crisi? Solo dentro? O, forse, alla necessità di godere della trasparenza della parete di un divano per guardare fuori e capire dove andare… Sì, la ricerca attraverso i tentativi esperienziali e la trasparenza di un arredo anonimo lasciano aperta la porta al desiderio dei uscire, di ritrovare se stessi e l’altrui, per ricontattare quel mondo che può deludere, ma anche soddisfare la mente e il cuore.

Spettacolo imperdibile. Ognuno riconosce qualche elemento del proprio vissuto, soprattutto alla luce degli ultimi trascorsi di solitudine imposta.

Il teatro non è solo spettacolo! Walter, ridicolizzando la vita, ha visitato il dentro e il fuori da sé, attraverso pochi elementi d’arredo e l’accompagnamento preciso di luci e musica (grazie a Paolo Li Volsi e Luigi Biondi); il linguaggio (a volte colorito) e l’espressione corporea testimoniano un vissuto personale condiviso e condivisibile da molti.

 

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