Andrea Casta: un violino per tutte le corde dell’anima, all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Il concerto del violinista “Jedi” incanta, insegna ed emoziona

Articolo di Elisabetta Castiglioni

La Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica non ha certo una scarsa capienza e organizzare un concerto alla vigilia del primo maggio non è una cosa semplice… Chapeau quindi a VENTIDIECI  che è riuscito a realizzarlo, ma soprattutto tanto di cappello ad Andrea Casta, protagonista di uno show multimediatico e multisensoriale,  unico nel suo genere, che lo scorso 30 aprile ha portato a interagire e a vivere una serata di festa con spettatori di ogni generazione.

Andrea, nel corso dello show ha  avuto  parole di affetto e ringraziamento per  la sua press agent Donatella Gimigliano,  che quando crede in una cosa nessuno  riesce nessuno a fermarla…
Così l’eclettico e talentuoso Andrea Casta, artista bresciano di origine e romano di adozione,  ha trascinato il pubblico in delirio col suono del suo violino su ogni corda di repertorio musicale. Ma Andrea Casta è anche un atleta, attore, space commander AJ, compositore, cantante e l’anchor man.

Ma oltre ad essere tutto questo, Andrea Casta  ha un grande cuore, la cui empatia con l’ascoltatore è in grado di creare una perfetta intesa grazie ad una performance che scappa dal palcoscenico per approdare in mezzo alle poltrone, in un continuo afflato animato da un archetto fosforescente in continuo movimento. Non a caso lo chiamano “il violinista Jedi”.

Le sue composizioni originali simbolizzano l’energia scaturita dalla sua educazione atletica e chiamano a valori universali: sport e rispetto per l’ambiente, condivisione di una morale di squadra e rispetto per il Pianeta sono alcune delle argomentazioni filtrate da una performance che sa toccare tanto l’orecchio quanto l’occhio: Casta, mentre suona, è circondato dalle immagini sullo schermo che lo ritraggono in cima al Parco dell’Adamello, a cui è molto legato, o tra i canyon della Val Camonica (che non hanno nulla da invidiare a quelli negli States); è violinista subacqueo in mezzo ad acque marine o astronauta ritratto in fumetti per avventure che ricalcano la passione Marvel del passato.

È in pratica, un pozzo di creatività che propone nel suo concerto, in ogni storia narrata, una sintesi di un percorso, in ogni avventura un omaggio musicale al passato – da Battisti a David Bowie – con un occhio avveniristico ad un futuro enigmatico, ma con forti messaggi positivi, in cui la colonna sonora è un mix delle sue melodie semplici e accattivanti intrecciate ai loop organizzati sul palco insieme al bravo e attento Mattia Crescini. Da apprezzare la dinamica regia di luci del light designer Daniele Cattaneo e l’acustica ammaliante della chitarra di Davide Gobello, suo partner di eccezione in alcuni brani tratti dal suo “The Space Violin Project”.

Le storie che Casta racconta si intrecciano alla storia del rock, delle colonne sonore, della musica ambient, ma anche e soprattutto dei messaggi terapeutici che la sua musica riesce a trasmettere, a cominciare dalla sigla per le Olimpiadi Invernali di Cortina, fino alle performance al Corviale o nello Stadio Olimpico vuoto, in pieno lockdown.

Le sue note sono messaggi di amore che vengono captati anche dai più deboli, che con lui non vedono l’ora di interagire o di trovare un produttore: è il caso del giovanissimo rapper Matteo Mangiavacchi che, su una sedia a rotelle, è riuscito a coronare il suo sogno di interagire con Casta in una performance dal testo pregno di speranze solidali e che non è detto vedrà presto realizzare un altro sogno in un disco prodotto dal suo beniamino. C’è di tutto in questo concerto, non solo per accontentare i vari gusti, ma per far conoscere la bellezza universale della musica, e lo si evince tanto nella rivisitazione di “Life on Mars”, quanto in un sentito omaggio al Maestro Morricone, o nella canzone alla Luna “Wake me up when it’s all over”, o – forse il momento più intimo e suggestivo del concerto – in un “Padre nostro” in aramaico eseguito insieme a Serena Menarini, autrice del testo e cantante dalla voce potente: un inno alla pace fra i popoli per sempre o dovunque.

Dopo tante sofferenze – e la città di Andrea è stata insieme a Bergamo la prima ad esserne affogata – il suo trascinante show liberatorio sembra essere un magico sipario che si riapre alla luce, con un violino che si fa voce accarezzando tutte le sfumature dell’anima.

 

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