El Nost Milan: presentato il progetto triennale ATIR, in scena dal 2 al 4 dicembre al Teatro Carcano

EL NOST MILAN
Parte prima: La povera gente
dal 2 al 4 dicembre 2022

Un progetto triennale di arte partecipata a cura di ATIR
ispirato all’omonima commedia di Carlo Bertolazzi
Ideato e diretto da Serena Sinigaglia

14 laboratori di teatro sul territorio, 150 cittadini in scena
e la partecipazione straordinaria di Lella Costa
una coproduzione ATIR/TEATRO CARCANO
Progetto realizzato con il contributo di

Comune di Milano, Fondazione Banca del Monte di Lombardia,
Fondazione di Comunità Milano e Fondazione AEM

e selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Con il patrocinio di Municipio 1 – Comune di Milano


Ispirato all’omonima opera di Carlo Bertolazzi divisa in due atti (La povera gent e I sciori), che debuttò proprio al Teatro Carcano nel 1893, EL NOST MILAN è un progetto triennale di arte partecipata che nasce da un’idea di Serena Sinigaglia e coinvolge trasversalmente i partecipanti ai laboratori per la cittadinanza tenuti dalle compagnie ATIR, Proxima Res, PEM ed Eco di fondo in diversi municipi della città e confluirà in 3 distinti eventi di impatto cittadino, diretti dalla stessa Sinigaglia, che andranno in scena al Carcano nel 2022, 2023 e 2025.

Saranno i cittadini stessi a raccontare Milano, quella di fine ‘800 in cui debuttò l’opera, e quella dei giorni nostri, alla riscoperta dei luoghi di povertà e di ricchezza e delle origini linguistiche della città.

La cornice narrativa del primo anno di progetto è la povera gent, cui è dedicato il primo atto della commedia di Bertolazzi: il tema è l’esplorazione dei luoghi della povertà della Milano di oggi e di chi li abita, con l’ausilio di un gruppo di educatori della cooperativa sociale Comunità Progetto e l’elaborazione drammaturgica a cura dei formatori e dei drammaturghi dei diversi gruppi laboratoriali.

Note di regia
Il capolavoro del Bertolazzi andò in scena al Teatro Carcano di Milano nel 1893: raccontava la Milano di allora, le sue contraddizioni, la sua lingua, la sua gente. Ricordiamo poi l’edizione di Giorgio Strehler, nel 1953, al Piccolo Teatro. Una Milano cambiata, una Milano che riemergeva dalle macerie della guerra, una Milano che si specchiava in quella del Bertolazzi, per scoprirsi uguale e diversa.

El Nost Milan” è un’opera che ti travolge. Il dialetto milanese ti porta all’interno di un’identità, quella meneghina, che è parte costitutiva della città: un dialetto oggi quasi completamente scomparso ma che ha la forza, come tutti i dialetti, di restituirti i corpi e gli umori della città. I luoghi descritti dal Bertolazzi esistevano allora ed esistono oggi. Si sono trasformati nel tempo, certo, ma è proprio quella trasformazione il punto. Un gioco di specchi tra passato, presente e futuro in cui la città si specchia nella città per riscoprirsi diversa, per conoscersi. “El Nost Milan” è come una guida all’ascolto e alla scoperta di Milano. È dunque l’ispirazione perfetta per un progetto di arte partecipata: cittadini milanesi che raccontano la città ad altri cittadini milanesi in uno spazio teatrale. Ancora una volta un gioco di specchi, un incrocio di sguardi, uno scambio di esperienze sulla metropoli, le sue forme, le sue lingue, la sua gente. Ecco dunque la genesi di questo nostro viaggio lungo tre anni che attraverserà le vie, le piazze, i luoghi, la gente di Milano. Saranno gli abitanti stessi della città a percorrere quel viaggio e a restituircelo poi sulle assi del palcoscenico.


La città si fa teatro di fronte alla città, ancora una volta un gioco di specchi, capace di illuminarci la via. Tutti i nostri allievi – bambini, adolescenti, diversamente abili, anziani, adulti – i nostri artisti professionisti, i nostri educatori, i nostri drammaturghi viaggeranno, ispirati e guidati dagli spunti del Bertolazzi, attraverso Milano e i suoi quartieri. Una scoperta, un’esperienza di cittadinanza fatta sul campo. Da quel viaggio emergeranno frammenti, storie, nuove drammaturgie che poi verranno cucite in un’unica narrazione da me e Tindaro Granata per il gran spettacolo finale, che vedrà più di 150 cittadini – affiancati da Lella Costa – farsi attori

 

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