I Promessi Sposi in scena: Giuseppe Pambieri è Manzoni nella prima nazionale a Borgio Verezzi

Debutta in prima nazionale nell’ambito del 59° Festival Teatrale di Borgio Verezzi, sabato 2 e domenica 3 agosto, una nuova e intensa trasposizione de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Con la drammaturgia e la regia di Giuseppe Argirò, lo spettacolo vede protagonista Giuseppe Pambieri nel ruolo dello stesso Manzoni, in un allestimento che punta a restituire non solo la potenza narrativa del romanzo, ma soprattutto la sua profonda carica poetica e spirituale.

Sabato 2 e domenica 3 agosto, va in scena in prima nazionale una nuova e ambiziosa trasposizione teatrale de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, con Giuseppe Pambieri nei panni dell’autore stesso. Lo spettacolo, diretto da Giuseppe Argirò, si annuncia come un viaggio poetico nella spiritualità e nella forza narrativa del romanzo simbolo della letteratura italiana.

Insieme a Pambieri, sul palco anche Micol Pambieri, Paolo Triestino, Elisabetta Arosio, Roberto Baldassarri, Vinicio Argirò e Gaia De Giorgi. Un cast che dà vita ai personaggi memorabili del capolavoro manzoniano, restituendone il respiro epico e l’intensità emotiva.

Un Manzoni teatrale, tra epica e spiritualità

La vera sfida, come sottolinea il regista, non è tanto portare in scena un testo narrativo, quanto preservarne la poetica profonda. Lo spettacolo trasforma la narrazione in un dettato epico, dove la presenza scenica di Giuseppe Pambieri, nei panni di Manzoni stesso, funge da filo conduttore. La sua interpretazione culmina nel momento simbolico della conversione dell’Innominato, in cui la figura dell’autore si fonde idealmente con quella dell’interprete.

Questa operazione drammaturgica si inserisce pienamente nello spirito dell’Anno Giubilare, enfatizzando la dimensione spirituale del romanzo, che attraversa le vite dei protagonisti con l’anelito al trascendente. L’amore ostacolato di Renzo e Lucia, la vigliaccheria di Don Abbondio, l’arroganza di Don Rodrigo, il coraggio di Fra Cristoforo, la tragedia della monaca di Monza e la commozione che suscita la piccola Cecilia: ogni figura incarna le tensioni morali e sociali dell’umanità.

Una nuova lettura per un classico eterno

Questo adattamento restituisce la ricchezza letteraria e spirituale del romanzo, rivelandone l’armatura nascosta: quella di una “commedia umana” imperfetta ma necessaria, segnata da un disegno misterioso che sembra guidare il destino dei personaggi. Uno spettacolo che non si limita a raccontare, ma invita a riflettere, emozionarsi e riconoscersi in una storia che, pur ambientata nel Seicento, continua a parlarci profondamente.

Altre info sul sito ufficiale del Festival.