Un libro per ricordare Antonio Quarta: la presentazione a Monteroni di Lecce

A Monteroni di Lecce, nell’ambito della Rassegna “Incontri d’Autore – Centro per il libro e la lettura” viene presentato il libro di Salvatore Quarta, un’opera che ricostruisce la vicenda drammatica di suo padre Antonio, internato militare durante la Seconda guerra mondiale. Con il numero di matricola 172.367, Antonio Quarta fu deportato nel Lager XB di Wietzendorf, in Germania, dove, insieme ad altri prigionieri, lavorava ufficialmente alla produzione di barattoli ma in realtà contribuiva forzatamente alla fabbricazione di componenti belliche. Un racconto di memoria e resistenza che restituisce voce a una storia troppo a lungo dimenticata.

Il libro sarà presentato sabato 20 settembre alle 18.00 nel Palazzo Baronale di Monteroni, una nuova edizione ampliata e aggiornata del libro “I.M.I 172367. Lager XB-Wietzendorf Esempio di umanità negata” di Salvatore Quarta, edizioni Esperidi.

All’evento, organizzato con il patrocinio dei Comuni di Monteroni di Lecce e di Patù e il partenariato dell’Archivio di Stato, di Arolsen Archivies, International Center on Nazil Persecution e Associazione Arma Aeronautica Aviatori d’Italia ETS sezione di Monteroni di Lecce, dopo i saluti del sindaco di Monteroni, Mariolina Pizzuto del delegato ai Servizi sociali di Patù, Michele Milo e dell’ editore Claudio Martino, interverranno con l’autore, Donato Pasculli, direttore dell’Archivio di Stato di Lecce, Maria Romano Caforio, funzionaria dell’Archivio di Stato di Lecce, Giovanni Manca, ingegnere, Tonia Barba Bernardini D’Arnesano, docente. Interventi musicali a cura di Tonio Martino e Tania Greco.

Dice il sindaco Mariolina Pizzuto:Non smetterò mai di ringraziare il nostro concittadino Salvatore Quarta per il suo lavoro incessante alla scoperta della verità e per aver fatto venire alla luce pagine importanti della nostra Storia che non andrebbero mai dimenticate. Devono restare come monito a tutta l’Umanità che purtroppo sta ricadendo nel baratro della violenza e dello sterminio”.

Sottolinea l’assessore alla cultura, Ramona Visconti:Abbiamo il dovere di custodire la Memoria. Solo così riusciremo a trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza che la Pace è un bene prezioso da custodire e perseguire”.

L’autore racconta la vicenda del padre Antonio, militare italiano, fatto prigioniero in Grecia, durante la Seconda Guerra Mondiale e internato nel campo di concentramento di Lubecca dove venne costretto a lavorare con altri prigionieri nelle fabbriche Lubecawerke G.M.B.H.  e Berlin-Lubecher Maschinenfabriken (acronimo BLM).

Questa lunga vicenda è stata pazientemente ricostruita con l’aiuto del Taccuino del padre, gelosamente custodito e tenuto segreto fin oltre la sua morte e con attente ricerche presso gli Archivi di Stato di Lecce, della Provincia di Lecce e anche nell’Archivio Bad Arolsen (degli internati e sulla deportazione) in Germania e del Bundestag di Berlino, dove Salvatore Quarta ha scoperto che i deportati e gli internati salentini furono più di 7mila, tra cui 131 monteronesi.

A 71 anni mio padre morì”, racconta Salvatore. “Ma è solo dopo la morte di mia madre Jolanda che trovai, tra le sue cose, un taccuino, dove lui aveva annotato quanto gli accadeva durante la prigionia: un documento prezioso in cui lui raccontava tutte le umiliazioni subite, la paura, la fame, il freddo.… Lui e i suoi commilitoni sono stati veri e propri eroi della resistenza passiva: infatti a mio padre venne anche chiesto di collaborare con la Repubblica di Salò, ma lui si rifiutò, rischiando di essere ucciso”.

Abbiamo impiegato decenni per fare una battaglia in Parlamento e fare in modo che lo Stato riconoscesse che anche gli internati e i deportati di Guerra hanno dato un grande contributo alla resistenza italiana. Ma solo il 19 novembre 1997 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha conferito  la prima Medaglia d’Oro, all’INTERNATO IGNOTO, riconoscendo il valore di queste persone, molte delle quali non hanno avuto la fortuna di ritornare nelle loro case come mio padre. Da quel momento è stata istituita la Medaglia all’Onore che è il massimo riconoscimento della Repubblica italiana”.

Il Taccuino di Antonio Quarta è divenuto il libro la cui nuova edizione sarà presentata sabato prossimo.

Mio padre tornò a casa che pesava 38 chili!”, conclude l’autore. “In silenzio e senza chiedere nulla a nessuno ha ricostruito la sua vita rimboccandosi le maniche e lavorando come pittore e decoratore, sposando la donna con cui era fidanzato prima di partire: Iolanda”. Quando Antonio fu liberato dagli alleati scrisse sul Taccuino: Vita Bella, 9 maggio 1945. Rinasceva la Vita, rinasceva la Speranza proprio come nel film di Benigni.