Ieri sera al Teatro Manzoni di Milano ha debuttato lo spettacolo “Strappo alla regola” di Edoardo Erba, con Maria Amelia Monti e Cristina Chinaglia, presentato su queste pagine qualche giorno fa e a cui vi rimandiamo per altre notizie e info, su date orari e prezzi.
La nostra recensione
Con “Strappo alla regola”, Edoardo Erba firma una commedia brillante e sorprendente che mescola horror, ironia e riflessione sociale, dando vita a uno spettacolo che supera i confini tra pellicola e palcoscenico. In scena — o meglio, tra schermo e scena — brillano Maria Amelia Monti e Cristina Chinaglia, in un duetto magnetico e profondamente umano.
All’apertura del sipario, il pubblico si ritrova davanti a un grande schermo cinematografico: si proietta un film horror in perfetto stile anni ’70. Atmosfere cupe, tensione crescente, un misterioso assassino e due figure minori — Orietta e Paolo — in una casa infestata da presenze strane. Ma quando l’assassino sta per colpire, accade l’imprevisto: Orietta, interpretata da una straordinaria Maria Amelia Monti, rompe letteralmente lo schermo ed entra nella realtà teatrale, piombando nella sala cinematografica dove lavora Moira (una brillante Cristina Chinaglia), giovane donna intrappolata in una relazione tossica con un compagno violento.

Da questo “strappo” nasce un incontro surreale e intenso tra due mondi: quello bidimensionale di un film e quello crudo della realtà quotidiana. Orietta, donna degli anni ’70, idealista e femminista, porta con sé i ricordi delle battaglie per i diritti delle donne e la forza delle parole di un’epoca in cui ribellarsi era necessario. Moira, invece, rappresenta la fragilità contemporanea, quella delle donne che vivono in silenzio relazioni violente e che, come lei, faticano a trovare “lo strappo” giusto per uscire dal proprio incubo.
Il dialogo tra le due donne è il cuore pulsante della commedia: momenti di comicità dal ritmo incalzante si alternano a passaggi di profonda commozione. Monti dà vita a un personaggio ironico, spigoloso e teneramente anacronistico, una donna che parla come fosse ancora dentro una pellicola sbiadita ma che con la sua vivacità riesce a contagiare il pubblico. Cristina Chinaglia, dal canto suo, costruisce una Moira autentica e vibrante, capace di passare dal disorientamento iniziale alla rinascita finale con una naturalezza che conquista.
Sul grande schermo, intanto, il film continua a scorrere — ma la trama non è più la stessa. Senza la sua vittima, il racconto cinematografico si svuota, e gli attori “rimasti” (tra cui Asia Argento, Marina Massironi, Sebastiano Somma, Francesco Meoni, Sabina Vannucchi e Fabio Zulli) girano a vuoto, smarriti da quello strappo che ha alterato il loro destino. È un espediente registico brillante, che gioca con il linguaggio del cinema e del teatro per mettere in scena un moderno gioco pirandelliano: dove finisce la finzione e dove comincia la realtà?

La regia di Edoardo Erba è precisa e originale: la fusione tra video e palco è perfettamente calibrata. La scelta di girare le scene cinematografiche a Bellano e all’Orrido di Bellano, luoghi cari a Maria Amelia Monti, dona al film un fascino autentico e malinconico. L’ambientazione lacustre e le tonalità vintage amplificano il senso di sospensione tra due epoche, tra due piani dell’esistenza. La protagonista in conferenza aveva precisato che le scene sono state girate nella villa di famiglia, dove ha tanti ricordi legati all’infanzia e alla sua vita privata.
Ma “Strappo alla regola” non è solo un raffinato esperimento meta-teatrale. È soprattutto un racconto di solidarietà femminile e resilienza, una riflessione sull’importanza di ribellarsi alle relazioni violente e di rompere il silenzio. Orietta e Moira diventano due facce della stessa donna: una che ha già combattuto, l’altra che deve ancora trovare il coraggio di farlo.
Come ha dichiarato Maria Amelia Monti in conferenza stampa, “Il teatro deve far riflettere, ma anche far divertire. E se da uno spettacolo il pubblico esce più leggero e più consapevole, allora ha davvero funzionato”.

E in quest’ottica, “Strappo alla regola” funziona benissimo: diverte, commuove e lascia il pubblico con la sensazione che ogni “strappo” — se affrontato con coraggio — possa essere un nuovo inizio.
Applausi lunghi e convinti hanno salutato le due protagoniste alla fine dello spettacolo. A loro si sono uniti in video gli attori del film che, chiamati alla ribalta, si inchinavano anche loro per ringraziare il pubblico.
“Buona la prima”, e non poteva essere altrimenti. Rimarrà in scena fino al 9 novembre!
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
