Dal 14 al 23 novembre 2025, la Sala A2A del Teatro Franco Parenti di Milano ospita “Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo”, intenso spettacolo diretto da Fausto Cabra su testo di Gianni Forte, con Raffaele Esposito, Anna Gualdo e Sara Putignano. Prodotto dal Teatro Franco Parenti, lo spettacolo – della durata di 100 minuti – conduce il pubblico in un affascinante e disturbante viaggio all’interno della mente umana, tra le sue luci e le sue ombre, ispirandosi al celebre caso di Billy Milligan, primo uomo nella storia della giustizia americana assolto per infermità mentale a causa del disturbo di personalità multipla.
Leggi qui la nostra recensione della passata stagione.
Un mosaico di personalità

In scena, una stanza buia diventa il luogo simbolico dove 24 personalità attendono di emergere e di prendere coscienza nel mondo reale. Ogni frammento dell’Io di Milligan nasce per proteggere, compensare, sopravvivere al trauma: dall’intellettuale Arthur, esperto di biologia, al violento Ragen, fino al Maestro, custode di ogni ricordo.
Non si tratta di una narrazione di genere, ma di una ricerca sull’identità, sulla frammentazione e sulla necessità di trovare un ordine nel caos della mente. Gianni Forte descrive il protagonista come un uomo “tormentato da un inesauribile senso di inadeguatezza”, in lotta per ricomporre i pezzi di sé stesso in una società che moltiplica le identità, anche digitali, spingendoci verso forme di alienazione sempre più sottili.
La visione registica di Fausto Cabra

Nelle note di regia, Fausto Cabra spiega come da anni coltivasse il desiderio di trasformare la vicenda di Milligan in un progetto teatrale che andasse oltre la cronaca psichiatrica, per diventare un’indagine sull’essere umano, sull’autopercezione e sulla liberazione dal trauma.
Il regista costruisce la narrazione su tre piani intrecciati:
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l’indagine legale, che ripercorre i fatti, i processi e la ricerca della verità;
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l’indagine psicologica, che esplora i labirinti della mente e la genesi del disturbo;
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l’indagine teatrale, dove la rappresentazione stessa diventa strumento per rimettere ordine al magma confuso dei ricordi.
Il risultato è una messa in scena fluida e stratificata, in cui sogno, realtà e memoria si sovrappongono. La mente di Billy diventa un luogo scenico in continua decodifica, dove l’attore rischia, si espone, si frammenta e si ricompone in un esperimento di polifonia interpretativa.
Come sottolinea Cabra, lo spettacolo assume anche un valore politico: riflette sulla fragilità dell’identità e sulla manipolazione del mondo interiore, invitando ad accogliere con coraggio la complessità della psiche.

La musica come paesaggio mentale
Elemento cardine della messinscena è la drammaturgia sonora curata da Mimosa Campironi, ispirata al rock psichedelico degli anni ’70 e alle atmosfere di Talking Heads, Laurie Anderson, Led Zeppelin e Deep Purple.
I suoni diventano strumenti narrativi: sussurri, rumori distorti, vibrazioni basse e paesaggi acustici che danno corpo ai ricordi e alle paure di Billy. Il sound design non si limita ad accompagnare, ma penetra nella psicologia del protagonista, trasformando la musica in esperienza fisica e sensoriale.
La Campironi definisce la composizione come “un viaggio frammentario nella mente di Billy”, dove ogni eco musicale contribuisce a fondere realtà e percezione, portando lo spettatore a vivere dall’interno il caos creativo e distruttivo della mente multipla.
Un’esperienza immersiva tra luci, suoni e immagini
La scena, firmata da Stefano Zullo, insieme al disegno luci di Martino Minzoni e ai video di Francesco Marro, contribuisce a creare un ambiente sospeso, dove il confine tra sogno e realtà si dissolve. I costumi di Eleonora Rossi e la sartoria diretta da Simona Dondoni completano un impianto visivo coerente e suggestivo.
Ogni elemento tecnico dialoga con l’attore, sottolineando la natura metateatrale dello spettacolo: un continuo gioco di apparenze e disvelamenti, dove il pubblico è chiamato a decifrare i frammenti di una mente in disordine, ma profondamente umana.
Con “Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo”, il Teatro Franco Parenti conferma ancora una volta la sua vocazione a proporre drammaturgie contemporanee coraggiose, capaci di esplorare i confini dell’identità e del linguaggio scenico.
Uno spettacolo che scuote, interroga e invita a riconoscere le nostre molteplici voci interiori.
ORARI
martedì – 19:30
mercoledì – 20:30
giovedì – 19:45
venerdì – 20:15
sabato – 19:30
domenica – 17:00
PREZZI
SETTORE A
intero 30€
SETTORE B
intero 22€;
under30/over65 16€; convenzioni 18€
Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.
Info e biglietteria
Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
