Il Teatro alla Scala di Milano sorprende ancora una volta con una nuova produzione di Così fan tutte, il celebre dramma giocoso in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. Dopo averne annunciato il debutto nel nostro precedente articolo, torniamo a parlarne con la recensione di uno spettacolo che ha conquistato il pubblico e diviso la critica. In scena fino al 26 novembre, questa versione firmata dal regista Robert Carsen e diretta dal britannico Alexander Soddy rappresenta una delle scommesse più innovative della stagione scaligera. La Prima, trasmessa in diretta su Rai Radio 3 il 5 novembre e su Rai5 il giorno successivo, ha sancito l’inizio di un esperimento teatrale affascinante e audace.
Dopo i successi ottenuti alla Scala con Don Giovanni (2011, 2017, 2022) e Le nozze di Figaro (1993), Carsen torna ad affrontare per la prima volta la più enigmatica e complessa tra le opere della trilogia dapontiana. In questa rilettura, Così fan tutte si trasforma in un esperimento sull’amore e sulla fedeltà nell’epoca dei reality show: un gioco televisivo in cui le coppie si mettono alla prova tra seduzioni, finzioni e dilemmi morali.

Il risultato è un connubio ardito tra ironia e malinconia, tra leggerezza e introspezione psicologica. Carsen non punta il dito contro la presunta fragilità femminile, ma contro la crudeltà della società contemporanea, che osserva e giudica le emozioni umane come se fossero parte di uno spettacolo.
Il regista ha spiegato in conferenza stampa che il suo allestimento, intitolato La scuola degli amanti, si ispira ai format televisivi moderni, da Temptation Island a Love Is Blind: i protagonisti accettano di mettere in discussione il proprio legame, ignari di ciò che li attende. Don Alfonso e Despina diventano i conduttori del programma — lui manipolatore e riflessivo, lei ironica e concreta — orchestrando e commentando il gioco amoroso con un equilibrio perfetto tra cinismo e tenerezza.
Carsen firma anche le scene, realizzate con una piattaforma girevole insieme a Luis F. Carvalho, autore pure dei costumi, mentre le luci sono curate con Peter van Praet. L’amore, nelle sue molteplici sfumature — seduzione, tradimento, perdono — diventa il vero protagonista, con un messaggio chiaro: accettare l’altro per ciò che è, e non per ciò che vorremmo che fosse.

L’azione si svolge nel mondo della televisione: un reality show sull’amore, costantemente sorvegliato da monitor e telecamere. Nel primo atto, la scenografia mostra un anfiteatro con la scritta “La scuola degli amanti”, dove le coppie vengono messe alla prova. Don Alfonso, presentatore disincantato ma non privo di umanità, guida l’esperimento insieme a Despina, quasi fosse il preside di una scuola sentimentale. Le due coppie protagoniste — Fiordiligi e Guglielmo, Dorabella e Ferrando — affrontano prove e tentazioni, fino a mettere in discussione la loro stessa identità.
Carsen gioca abilmente con il linguaggio visivo contemporaneo: cellulari che si scambiano, schermi che mostrano video militari, ammiccamenti ironici al maschilismo e alla cultura pop. Il pubblico assiste a un continuo intreccio di finzione e realtà, con momenti di grande efficacia teatrale, come l’aria di Despina “In uomini, in soldati sperare fedeltà” o la struggente “Per pietà, ben mio”, cantata da Fiordiligi su una poltroncina illuminata e proiettata su un grande schermo.

Nel secondo atto, la scena si trasforma in un dormitorio rosa shocking, dove le concorrenti del reality giocano e si confidano. Il ritmo si fa più incalzante, tra feste, travestimenti e abbracci proibiti. Il gioco amoroso diventa una metafora della ricerca di sé: dietro la maschera televisiva, ogni personaggio finisce per rivelare la propria fragilità.
La direzione musicale di Alexander Soddy si distingue per una trasparenza cristallina e per l’equilibrio dei contrasti. Il maestro, che accompagna anche al fortepiano, restituisce a Mozart la sua leggerezza formale e la profondità emotiva, bilanciando con maestria ironia e malinconia.

Molto apprezzato anche il Coro, diretto da Giorgio Martano, che brilla sia nella marcia festosa della “Bella vita militare” sia nei momenti più lirici e delicati di augurio agli sposi.
Se i puristi dell’opera hanno storto il naso di fronte a questa lettura moderna e provocatoria, la maggior parte del pubblico ha reagito con entusiasmo, tributando lunghi applausi a tutti gli interpreti e alla squadra creativa. Con questa produzione, Robert Carsen conferma la sua capacità di reinterpretare i classici in chiave contemporanea, senza tradirne l’essenza, ma esaltandone la modernità e l’eterno interrogativo sull’amore.
