Lezione d’amore – Sinfonia di un incontro: Milena Vukotic incanta il Teatro Parenti di Milano

Torna in scena, al Teatro Parenti di Milano, dal 16 Dicembre 2025 all’11 Gennaio 2026, lo spettacolo “Lezione d’amore. Sinfonia di un incontro”. Torna, dopo il grande successo della rappresentazione tra Aprile e Maggio 2025, in occasione del novantesimo compleanno di Milena Vukotic (23 Aprile). Dal testo di Andrèe Ruth Shammah (a quattro mani con Federica di Rosa) e per la regia  della stessa Shammah, Vukotic (che splende di luce propria), con il giovanissimo e promettente Federico De Giacomo hanno dato vita al racconto di una profonda condivisione, fatta di musica, sentimenti, riflessione e ricerca di sé e dell’altro. Accompagnati dal narratore (e non solo) Andrea Soffiantini, i protagonisti attraversano, mano nella mano, le sfumature del dei colori della vita, vista con occhi ed esperienze diverse, nuove e già vissute.


“…pensando a Harold e Maude e a Madame Pylinska e il segreto di Chopin…”
, è il primo incipit per entrare nell’universo dell’amore che non trova confini nella differenza di età e di trascorsi: il giovane Harold e l’anziana Maude esplorano i termini della vita e della morte, anche in chiave cinica ed umoristica; nello stesso modo Eric, giovane musicista, trova negli insegnamenti non solo tecnici di Madame Pylinska, il filo di Arianna per entrare nella profondità della musica di Chopin e dei sentimenti forti che circondano l’arte in tutte le sue espressioni.

Leggi QUI la recensione della passata stagione.

Nel testo curato da Shammah e Di Rosa, si raccolgono tutte queste emozioni e si apre un mondo fatto di elaborazione sensoriale e interiore. La musica è il pentagramma sul quale scrivere note di vita, vibrazioni si cuori sensibili, ma anche assenze emozionali, silenzi inscrutabili.

Il secondo incipit è nel sottotitolo; non si può sottovalutare questa “chicca”: “Sinfonia di un incontro”. La sinfonia che comprende dei momenti tipici: allegro, veloce e vivace, come i sorrisi comunque gioiosi (che non sfuggono al ragazzo) e i racconti appassionati di Madame A (Milena Vukotic); adagio, lento, profondo, come i piccoli frammenti di vita del ragazzo, quasi un lento processo di acquisizione di tempi e luoghi personali da conoscere poco a poco; scherzo, leggero e allegro, come i versi recitati cantando e danzando; finale, intenso, riepilogo delle conquiste emozionali, con il raggiungimento di quella fiducia che si può ottenere solo in chi si conosce profondamente.


La trama è composta, ma carica di inserimenti da gustare con un coinvolgimento che pochi attori e spettacoli riescono a offrire.
Madame A, amante della musica, dei gatti e della sobria eleganza, riceve la richiesta da parte della madre di un ragazzo “svogliato” (De Giacomo) di impartire lezioni di pianoforte al figlio, annoiato e poco stimolato dalla musica. Non saranno vere e proprie lezioni musicali, ma lezioni di vita: a partire dall’amore per la natura, con piccoli pistacchi regalati agli uccelli fuori dalla finestra o all’albero da liberare e portare in un bosco all’aperto, fino ad arrivare all’amore per tutto ciò che provoca sentimenti, nuovi modi di sentire il calore di una carezza, piuttosto che il duro parlare di Madame A come risposta all’invasione della sua privacy. Il narratore (Soffiantini) che sarà poi il narratore di se stesso, il ragazzo diventato uomo, spiega i retroscena, la persecuzione della shoah di una donna che maschera i grandi dolori e le delusioni del passato con il suo sorriso e la sua passione per la vita.


La collaborazione del cast per la scenografia e le luci
(Gianni Carluccio), i costumi (Nicoletta Ceccolini) e la proiezione di video (Luca Scarzella) realizza la completezza dell’ambiente, creando spazi esterni visti attraverso un velo leggero o le finestre, che mostrano il passaggio delle stagioni, il tempo che scorre con Madame A e Antoine (così lo chiama la musicista). Ne fanno cornice i cambi d’abito, le luci del sole, del temporale o della notte… i suoni della natura, delle foglie scosse dal vento forte dell’inverno e carezzevole della primavera. Ora è Antoine: non il ragazzo “svogliato” perché ora ha voglia di conoscere e di scoprire, di confrontarsi con il mondo finora estraneo, con la traduzione emotivamente forte di Madame A.

La casa della musicista è una mansarda, con un pianoforte e arredi che la rappresentano, gatto compreso. La presenza di una scala a chiocciola collega a un piano superiore, tipo mansarda, raccoglitore di libri, esperienze, ricordi. E’ impossibile evitare di menzionare la destrezza di Milena Vukotic nel salire e scendere, come se l’attraversamento rapito da un locale all’altro segnasse le sue espressioni: sorriso, sguardo vivace, movimenti veloci finalizzati a presentare una parte di sé; una discesa lenta, accompagnata da una mimica contenuta, ricercata, capace di penetrare i pensieri di quel ragazzo che scappa al tocco di una mano e si sofferma aspettando il comando di andare o restare. Un encomio particolare a questa facilità interpretativa, calda e fredda, dolce e dura, allegra e cupa… istrionica, comunicativa e toccante!

31 incontri… molte esperienze (anche di due incontri con possibili fidanzate, una scelta dalla madre, l’altra scelta mentre abbracciava gli alberi); cuori che si parlano, che imparano a spogliarsi dai silenzi, fino alla richiesta culminante (finale della sinfonia) in cui Madame A chiederà e autorizzerà il giovane uomo a tenerle la mano nell’ultimo saluto alla vita. Non è una formula di velata eutanasia, ma un sentimento che lascia un sapore di intimità e di fiducia.

Anche la scelta dei fiori ha un significato allegorico: le rose rosse disposte in un piccolo vaso saranno un gesto tenero per la ragazza di Antoine; due margherite che rimarranno sul pianoforte non suonato del ragazzo per sempre… due margherite: una come ricordo del regalo di Madame A, l’altra per non dimenticare di vivere… sempre.

Non è mancato il carattere sociale di incomprensione dei fatti e delle testimonianze: bastano alcune foto e la lettura del quaderno degli appunti del figlio per scatenare nella madre del ragazzo per lei solo “svogliato”, per accusare e perseguire legalmente quella professoressa in apparenza di musica, ma in realtà di vita vera.

In questo crescendo esperienziale, Federico De Giacomo ha saputo esprimere, attraverso i dialoghi e i monologhi, un ragazzo con tutti i suoi limiti, cogliendo anche quelle sfumature comunicabili solo attraverso un linguaggio del corpo sensibile e coinvolto.

Bravi! Bravissimi tutti… ognuno nel suo ruolo recitativo o tecnico. E’ uno spettacolo che tocca i sentimenti e fa riflettere in modo introspettivo sul valore delle piccole cose, emozionanti e formative, sempre. Imperdibile!