Portare in scena Accabadora, uno dei romanzi più amati e letti di Michela Murgia, vincitore del Premio Campiello 2010, è una sfida complessa e delicata. La regista Veronica Cruciani la raccoglie con coraggio e sensibilità, affidandosi alla drammaturgia di Carlotta Corradi e all’interpretazione magistrale di Anna Della Rosa, protagonista assoluta di uno spettacolo che colpisce per profondità emotiva e rigore poetico.
Prodotto da Savà Produzioni Creative in collaborazione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Accabadora si trasforma in un monologo teatrale che sceglie consapevolmente un punto di vista intimo e lacerante: quello di Maria, figlia d’anima di Tzia Bonaria Urrai, la misteriosa accabadora del paese immaginario di Soreni.
Dal romanzo alla scena: una scelta di sguardo potente
La drammaturgia di Carlotta Corradi non segue una trasposizione lineare del romanzo, ma ne intercetta il cuore pulsante: il ritorno di Maria al capezzale di morte della madre adottiva. È da questo tempo sospeso, carico di silenzi, rabbia e amore negato, che prende forma il racconto teatrale.
Maria, data a fill’e anima a soli sei anni, cresce nell’ammirazione per una madre diversa, più colta e autorevole, fino alla scoperta della sua vera natura: Bonaria Urrai accompagna i morenti verso la fine, incarnando una tradizione antica quanto controversa. La fuga nel continente segna uno strappo insanabile, ma anche un arresto della crescita emotiva. Il ritorno finale diventa così un confronto inevitabile con il passato e con se stessa.
Anna Della Rosa: una prova d’attrice di rara intensità
Anna Della Rosa sostiene l’intero impianto scenico con una interpretazione rigorosa, vibrante, mai compiaciuta. La sua Maria è attraversata da una tensione continua tra la bambina rimasta incompiuta e la donna chiamata a un gesto definitivo. Ogni parola, ogni silenzio, restituisce la complessità di un legame madre-figlia fondato sulla scelta, sull’amore costruito giorno dopo giorno, e proprio per questo destinato allo strappo.
La regia: uno spazio mentale tra colpa e liberazione
La regia di Veronica Cruciani costruisce uno spazio astratto e mentale, una vera e propria gabbia emotiva. La pedana sospesa separa l’attrice dal pubblico, simbolo della prigionia interiore di Maria. L’uso del video rende visibili i conflitti tra le diverse parti della protagonista: la figlia e la donna, la memoria e il presente, l’amore e il tradimento.
Lo spettacolo si configura come una rêverie ossessiva, una ripetizione necessaria che trova risoluzione solo nel gesto finale: un atto estremo che diventa, paradossalmente, assoluzione e rinascita.

Oltre i temi: una grande storia d’amore
Sebbene Accabadora sia spesso associato ai temi dell’eutanasia e dell’adozione, questa versione teatrale mette in primo piano ciò che Carlotta Corradi definisce senza esitazione una storia d’amore: quella tra una figlia e una madre non biologica, ma scelta. Un amore che attraversa il rifiuto, il silenzio, la colpa e infine la compassione, fino a trasformarsi nell’atto più difficile: diventare madre della propria madre.
Uno spettacolo necessario
Accabadora è uno spettacolo necessario e profondamente umano, che riesce a tradurre la forza letteraria di Michela Murgia in un linguaggio teatrale essenziale, emotivamente coinvolgente e mai retorico. Un lavoro che interroga lo spettatore sul senso della cura della responsabilità e dell’amore, lasciando una traccia duratura ben oltre la chiusura del sipario.
Cediti Foto @Marina Alessi
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