Dopo il clamoroso successo di Ricordati il Bonsai, che nella scorsa stagione ha superato i 160.000 spettatori in tutta Italia, I Legnanesi tornano a incantare il pubblico con la nuova commedia I Promossi Sposi, debuttata giovedì 8 gennaio al Teatro Manzoni di Milano. Un ritorno storico, a sessant’anni dall’ultima presenza su questo prestigioso palcoscenico, che segna un nuovo capitolo nella lunga e gloriosa storia della compagnia.
Lo spettacolo, in cartellone fino al 22 febbraio 2026 con 44 repliche e doppio spettacolo il sabato, gioca ironicamente con il titolo del capolavoro manzoniano senza mai scivolare nella parodia. Come sottolineano gli stessi protagonisti, si tratta piuttosto di un omaggio affettuoso ad Alessandro Manzoni, “Lisander” per i lombardi, e soprattutto alla sua straordinaria capacità di raccontare la complessità dell’animo umano.

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Una macchina scenica che abbaglia
A colpire sin dal primo tempo sono le coreografie spettacolari e le scenografie colorate e coinvolgenti, ricchissime di paillette e lustrini, che trasformano il palcoscenico in un autentico trionfo di luce e movimento. I balletti, curati da Valentina Bordi, brillano grazie al talento dei bravissimi ballerini Francesco Calderone, Mirco Guarino, Alberto Basso, Luca Mangi, Mario Viglianesi, Giovanni Gala, Davide Forlani e Matteo Guida, capaci di dare energia e ritmo allo spettacolo in ogni quadro musicale.
Accanto ai protagonisti storici, si distingue un cast di attori di supporto ormai imprescindibile per l’equilibrio drammaturgico dello spettacolo. Maurizio Albè, Giovanni Mercuri, Marco Carletto e Gianni Pelliccia danno vita, con precisione e misura, a personaggi secondari solo per definizione, ma in realtà fondamentali nel sostenere ritmo, intreccio e comicità.
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Tra questi emerge con particolare efficacia Maicol Trotta, che interpreta un sorprendente Coach “sensitivo”, figura volutamente ambigua, fluida e contemporanea, capace di muoversi con naturalezza tra ironia, caricatura e intuizione emotiva. Un ruolo che richiede ascolto, controllo e tempi comici raffinati, e che Trotta affronta con una maturità sempre più evidente. Anno dopo anno, il suo percorso artistico mostra una crescita costante, fatta di maggiore presenza scenica, consapevolezza espressiva e capacità di arricchire il personaggio senza mai sovraccaricarlo. Il risultato è una prova che non ruba la scena, ma la completa, contribuendo in modo decisivo alla profondità e alla continuità narrativa dello spettacolo.
Tradizione e rinnovamento nel cortile più famoso d’Italia

Il cuore dello spettacolo resta l’immancabile cortile, cifra stilistica inconfondibile dei Legnanesi. È qui che prende avvio la vicenda: un errore burocratico rivela che Teresa e Giovanni non sono mai stati sposati davvero. Da questo spunto nascono malintesi, imprevisti, gag irresistibili e colpi di scena, in un susseguirsi di situazioni comiche che intrecciano risate e sentimenti autentici.
I protagonisti storici Antonio Provasio (Teresa), Enrico Dalceri (Mabilia) e Italo Giglioli (Giovanni) guidano lo spettatore con sicurezza in una storia che parla di amore autentico, capace di superare formalità, convenzioni e carta bollata. Al centro spicca, ancora una volta, la prova di Enrico Dalceri, vero motore creativo dello spettacolo: la sua Mabilia è un concentrato di misura comica, senso del ritmo e intelligenza teatrale, capace di passare con naturalezza dalla battuta fulminante al momento musicale, dalla caricatura alla sfumatura emotiva. Un talento completo, che si riflette anche nel suo prezioso contributo come autore di scenografie, musiche e costumi, elementi che definiscono in modo decisivo l’identità visiva e sonora dello spettacolo.

Accanto a lui, Antonio Provasio conferma tutta la solidità della sua Teresa, personaggio iconico che, sotto la sua guida registica, conserva freschezza e centralità narrativa. Provasio dimostra ancora una volta di conoscere profondamente i tempi della comicità popolare e le dinamiche di una compagnia corale, mantenendo saldo l’equilibrio tra tradizione e rinnovamento.
Di particolare interesse è anche la prova di Italo Giglioli, entrato nella compagnia in un momento di transizione (pare per scelta dell’ex interprete Luigi Campisi). Il suo Giovanni si inserisce con rispetto e discrezione in un ruolo fortemente identitario, riuscendo progressivamente a farlo proprio senza forzature, puntando su sobrietà, ascolto e una presenza scenica in costante crescita. Un’interpretazione che testimonia la capacità dei Legnanesi di rinnovarsi dall’interno, preservando lo spirito originario pur aprendosi a nuove energie.
Tra Olimpiadi e poesia manzoniana

La trama si arricchisce di momenti altamente spettacolari, come i balletti scenografici di Mabilia con un esplicito omaggio alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, e un quadro musicale suggestivo dedicato alla storia d’amore di Renzo e Lucia, che aggiunge una nota di poesia e romanticismo allo spettacolo.
Un ritorno carico di emozione
Questo ritorno al Manzoni emoziona e convince: i Legnanesi appaiono più energici che mai, forti di una rinnovata vitalità pur mantenendo saldo il legame con la tradizione. Il palcoscenico è pieno, ricco di varietà autentico, con scenografie gigantesche e colorate, costumi pomposi e numeri musicali che ricordano il grande spettacolo di una volta.

Le battute non temono il passare del tempo e continuano a parlare a un pubblico trasversale, mantenendo quell’immediatezza popolare che da sempre è il marchio di fabbrica dei Legnanesi. Se qua e là si avverte un linguaggio leggermente più diretto (merito di Mitia del Brocco), figlio dei tempi moderni e delle nuove sensibilità comiche, l’insieme resta sorretto da un equilibrio fatto di mestiere, ritmo e consapevolezza scenica.
La risata nasce spontanea, mai cattiva, e si inserisce in un contesto che privilegia ancora l’ironia condivisa più che la provocazione fine a sé stessa. Il risultato è un teatro che diverte senza irrigidirsi nella nostalgia, capace di adattarsi ai tempi senza tradire del tutto la propria anima. Il pubblico risponde con applausi scroscianti e tanti sorrisi all’uscita dal teatro.

La sensazione è chiara: I Promossi Sposi non è solo uno spettacolo riuscito, ma il segnale che I Legnanesi hanno forse trovato una nuova casa nel cuore di Milano, nel segno della professionalità, dell’esperienza e di un amore sincero per il teatro popolare italiano.
Spettacolo consigliato a tutta la famiglia ed è l’occasione giusta anche per chi non li ha mai visti, che è curioso ma teme di non capire il dialetto. Possiamo rassicurarvi che è comprensibilissimo da tutti perchè i dialoghi sono tutti in “italiandialetto”, per non escludere nessuno da un divertimento, dalla comicità irrestistibile.
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
