Ti sposo ma non troppo: amare dopo la fine, al Teatro Sistina dal 4 febbraio

Dal 4 AL 15 febbraio 2026 AL TEATRO SISTINA
Da mercoledì a sabato ore 20:30-domenica ore 16.00
Artisti Associati
presenta
VANESSA INCONTRADA
TI SPOSO MA NON TROPPO
Una commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta
con
Gabriele Pignotta, Fabio Avaro, Siddharta Prestinari

Aiuto regia Malvina Ruggiano
Scene Alessandro Chiti
Costumi Rosalia Guzzo
Musiche Stefano Switala
Luci Maximiliano Lumachi

LA NOSTRA RECENSIONE
 Quando una storia finisce, non si rompe solo un legame, un patto: si incrina l’immagine che avevamo di noi stessi. Crollano le certezze, vacilla il futuro immaginato, e resta una domanda che fa paura perché non ammette scorciatoie: e adesso, chi sono?

Ti sposo ma non troppo nasce esattamente lì, in quel punto fragile e scomodo in cui un matrimonio si sgretola e lascia spazio al vuoto e al coraggio necessario per attraversarlo.

La nuova commedia romantica con Vanessa Incontrada non racconta l’amore come una promessa da custodire per sempre, ma come un terreno instabile, imperfetto, a volte doloroso. Un luogo in cui si cade, ci si perde, si ricomincia — spesso quando non ci si sente più “nel momento giusto”. Con ironia, ma senza mai negare la verità emotiva che attraversa ogni personaggio.


Dopo il successo di Scusa sono in riunione… ti posso richiamare?, Incontrada torna a teatro con uno spettacolo che intreccia leggerezza e ferite reali, in scena al Teatro Sistina di Roma dal 4 al 15 febbraio. Una commedia che non illude con finali impeccabili, ma invita a guardare avanti anche quando sembra tardi, anche quando il futuro non assomiglia più a quello che avevamo sognato.

 In Ti sposo ma non troppo l’amore è disordinato, contraddittorio, mai lineare. È fatto di crepe improvvise, fraintendimenti, desideri che arrivano fuori tempo massimo. Andrea è una donna che credeva di avere tutto sotto controllo: una famiglia, un sentimento stabile, una vita coerente. Il tradimento del marito spezza quell’equilibrio e la costringe a guardarsi allo specchio senza appigli, senza definizioni rassicuranti.

Luca, invece, vive l’amore come un continuo oscillare tra il bisogno di restare e la tentazione di scappare. È un padre presente, ma un uomo disilluso. Attraversa il mondo delle app di incontri come un labirinto di occasioni mancate, cercando qualcosa che somigli alla felicità senza riuscire a darle un nome.

Accanto a loro, un’altra coppia Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro), — insieme da quindici anni — scopre che il tempo non è sempre un alleato. Ciò che sembrava solido inizia a sgretolarsi, e le certezze accumulate si trasformano in domande scomode: l’amore resiste così com’è? Si reinventa? O cambia semplicemente volto?

Le vite dei quattro si incrociano in modo imprevedibile, dando vita a una commedia che fa ridere e, subito dopo, colpisce più a fondo. Le risate nascono da situazioni imbarazzanti e gaffe irresistibili, ma sotto la superficie emergono solitudini taciute, paure mai confessate, un bisogno comune e potentissimo: sentirsi ancora vivi, desiderati, capaci di amare.

Già amatissimo dal pubblico cinematografico nel 2014, Ti sposo ma non troppo torna oggi a teatro in una veste nuova e profondamente contemporanea. Una storia che non offre risposte facili, ma apre uno spazio possibile: anche quando tutto sembra andare in pezzi, l’amore può ancora trovare strade inattese.

Andrea non è soltanto una donna ferita. È una donna che non riconosce più l’immagine riflessa nello specchio. La fine del suo matrimonio non è una semplice separazione, ma uno spartiacque emotivo che mette in discussione tutto: il passato, il presente, il valore di sé. L’abbandono del marito per una donna più giovane diventa uno scontro diretto con il tempo che passa, con la paura di non essere più “abbastanza”, con domande che non cercano risposte immediate ma chiedono di essere ascoltate.

Vanessa Incontrada restituisce Andrea come una figura profondamente contemporanea, attraversata da un dolore silenzioso che va oltre l’amore e tocca l’identità. La sofferenza si intreccia al confronto con l’età, con una giovinezza che sembra improvvisamente avere più peso, e da lì nasce un processo inevitabile: rimettere tutto in discussione, persino sé stessa.

È su questo terreno fragile che si muove la scrittura di Gabriele Pignotta, capace di osservare i rapporti umani senza giudizio, restituendoli per ciò che sono oggi: confusi, imperfetti, spesso contraddittori. I personaggi non sono archetipi, ma specchi. E chi assiste allo spettacolo finisce per riconoscersi — magari con un sorriso amaro — in almeno uno di loro, ripensando alle proprie scelte, alle storie finite, a quelle mai iniziate, a ciò che avrebbe potuto essere diverso.

Il pubblico non resta mai distante. Ride, reagisce, accompagna gli attori lungo il loro percorso emotivo. La risata diventa condivisione, e il finale — apertamente romantico — non è solo una concessione al genere, ma un momento collettivo, vissuto insieme, fatto di applausi sinceri e partecipazione autentica.

Alla fine, Ti sposo ma non troppo lascia una certezza limpida: non esiste un momento “giusto” per ricominciare. L’età non è un limite, ma un bagaglio. Cambiano le prospettive, cresce la consapevolezza, ma il desiderio di felicità resta intatto. Mettersi in gioco non è un privilegio dei più giovani: è una scelta che appartiene a chiunque abbia ancora voglia di sentire, di rischiare, di vivere.