Al Teatro San Babila di Milano è andata in scena La locandiera di Carlo Goldoni, e la sensazione, è stata quella di aver assistito a un classico che respira nel presente.
La commedia, tra le più celebri del repertorio goldoniano, si conferma un meccanismo perfetto: dialoghi rapidi, caratteri netti, una struttura che alterna ironia e crudeltà con naturalezza. Ma ciò che colpisce, in questa messinscena, è la scelta di non appoggiarsi alla sola tradizione, bensì di cercare una chiave più contemporanea, quasi psicologica.
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Al centro, naturalmente, Mirandolina: figura luminosa e ambigua, capace di muoversi tra seduzione e calcolo con una lucidità spiazzante. Non una semplice civetta, ma una donna che conosce il proprio valore e lo esercita in un mondo maschile che la desidera e al tempo stesso la teme. Il Conte e il Marchese diventano così maschere di un potere maschile fragile, ridicolo nella sua ostentazione. Il Cavaliere, apparentemente immune al fascino femminile, finisce per rivelare la propria vulnerabilità con un’intensità che sfiora il tragico. In questa lettura, il gioco amoroso non è solo brillante schermaglia: è una partita di controllo, orgoglio e identità.
La regia sceglie un ritmo serrato. Le scene scorrono con fluidità; gli spazi sono funzionali, mai invadenti, e lasciano ai corpi e alle parole il centro dell’azione. Il lavoro sugli attori appare accurato: le relazioni sono credibili, le pause pensate, i sottotesti leggibili. Particolarmente efficace l’equilibrio tra comicità e tensione emotiva: si ride ma non si resta in superficie. Alcuni scambi tra Mirandolina e il Cavaliere, soprattutto nel secondo atto, acquistano una vibrazione quasi moderna, come se Goldoni avesse scritto ieri.
È questo il segreto della riuscita: non attualizzare forzatamente, ma lasciare emergere ciò che è già contemporaneo nel testo. L’autonomia femminile, la dinamica del desiderio, il rapporto tra denaro e sentimento: temi che attraversano i secoli senza perdere forza.
Il pubblico ha risposto con attenzione e calore, accompagnando con risate e applausi una rappresentazione che conferma quanto il teatro, quando è vivo, sappia farsi specchio del presente. In fondo, La locandiera resta questo: una commedia brillante che, sotto la leggerezza, nasconde una lucidissima analisi dei rapporti di potere. E a Milano, quella lucidità brillava più che mai.
Oggi l’ultima replica alle ore 16
