Crolla l’Arco degli Innamorati a Torre Sant’Andrea: sgomento a Melendugno e in tutta la Puglia per la perdita di un’icona conosciuta nel mondo

È crollato in pochi, drammatici secondi uno dei simboli più amati del Salento e della Puglia intera. A Torre Sant’Andrea, marina di Melendugno, il mare ha inghiottito l’Arco degli Innamorati, formazione rocciosa diventata negli anni un’icona del turismo pugliese e internazionale. L’acqua, improvvisamente bianca come latte, ha accompagnato il crollo nel giorno di San Valentino, rendendo ancora più simbolica e dolorosa la perdita.

Lo sgomento è immediato e collettivo: non solo Melendugno, ma tutta la Puglia – e non solo – si ritrova oggi più povera di un’immagine che ha fatto il giro del mondo. L’arco, ribattezzato “degli Innamorati” dai turisti, era noto ai pescatori come lu Pepe ed era diventato un luogo dell’anima, meta di viaggiatori, camminatori e fotografi da ogni parte del pianeta.

«È un colpo al cuore», ha dichiarato il sindaco di Melendugno Maurizio Cisternino, accorso sul posto fin dalle prime ore del mattino. Numerose le telefonate di solidarietà ricevute, dal presidente della Regione Antonio Decaro al prefetto Natalino Manno, fino ad assessori regionali, consiglieri e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo profondamente legate alle marine salentine.

Lo scorcio paesaggistico marino prima del crollo

Secondo le prime ricostruzioni, le piogge intense degli ultimi giorni avrebbero aggravato una situazione già fragile. «Il danno ambientale e paesaggistico è irreparabile – ha aggiunto Cisternino – ed è certamente legato ai cambiamenti climatici e all’innalzamento del livello del mare. Su questi temi dobbiamo aprire una riflessione seria e urgente».

Parole che trovano eco nello sconforto della comunità. «È come un funerale», ha ribadito l’assessore al turismo Francesco Stella. In queste ore, centinaia di persone stanno affollando Torre Sant’Andrea, rendendo necessario l’intervento della Polizia Locale e della Protezione Civile. «È come andare a trovare un amico morto», dicono i salentini arrivati sin dall’alba, con gli occhi lucidi e il silenzio carico di incredulità.

La zona, da sempre vocata al turismo lento e sostenibile, è uno dei passaggi più suggestivi del Cammino del Salento. Anche questa mattina erano presenti camminatrici provenienti da Lecce e da Acqui Terme, in Piemonte, testimoni inconsapevoli di una ferita aperta nel paesaggio e nella memoria collettiva.

Preoccupa ora il rischio di nuovi crolli: lungo il costone sono visibili altre crepe. Il Comune di Melendugno, tra i pochi in Puglia, aveva presentato un progetto da 4,5 milioni di euro per il contrasto all’erosione costiera. Il piano è stato giudicato ammissibile dalla Regione, ma non finanziato per mancanza di fondi: una decisione che oggi pesa come un macigno e riapre il dibattito sulla tutela delle coste.


Con il crollo dell’Arco degli Innamorati non scompare solo una meraviglia naturale, ma un simbolo identitario, un’immagine che raccontava la Puglia nel mondo. Una perdita che lascia sgomenti e che chiede risposte, prima che il mare divori altri frammenti di bellezza e di storia.

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