Dopo il brillante avvio con Riccardo Chailly e Alexandre Kantorow, la quarantaquattresima Stagione di concerti della Filarmonica della Scala è entrata nel vivo con due appuntamenti di altissimo profilo al Teatro alla Scala, confermandosi uno dei punti di riferimento assoluti del panorama sinfonico europeo.
Lunedì 16 febbraio il podio è stato affidato a Lorenzo Viotti, direttore carismatico e sempre più presente al Piermarini, impegnato in una delle pagine più monumentali del Novecento: la Sinfonia n. 7 in do maggiore op. 60 “Leningrado” di Dmitrij Šostakovič. Un’opera-simbolo, nata durante l’assedio di Leningrado nella Seconda Guerra Mondiale, che trasforma la musica in atto di resistenza morale e testimonianza storica.
Il legame tra Viotti e la Filarmonica si è consolidato negli ultimi anni, in particolare nel febbraio 2025, quando il direttore svizzero ha sostituito Chailly per sette concerti in Stagione e in tournée. Un rapporto umano e artistico profondo, come lo stesso Viotti ha sottolineato, parlando di Milano come di un approdo arrivato “nel momento giusto” della sua vita. Non a caso, per il suo ritorno sceglie una partitura che rifiuta ogni retorica bellica e restituisce, attraverso il suono, l’orrore e il dolore della guerra vissuta.
Lunedì 23 febbraio la Stagione prosegue con Fabio Luisi, tra i direttori più legati alla storia recente della Filarmonica. Il programma accosta tre capisaldi del repertorio: l’Ouverture dall’Oberon di Carl Maria von Weber, la Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 di Ludwig van Beethoven e il Concerto per violino n. 1 in sol minore op. 26 di Max Bruch. Solista d’eccezione la violinista olandese Janine Jansen, che torna alla Scala dopo tredici anni, per un appuntamento attesissimo dal pubblico milanese.
Luisi e Jansen sono protagonisti anche della Prova Aperta di domenica 22 febbraio alle ore 19.30, iniziativa solidale a sostegno di GVV Gruppi di Volontariato Vincenziano, che unisce grande musica e impegno sociale, cifra distintiva della Filarmonica.
Come ricorda Franco Pulcini nelle note di sala, la Leningrado di Šostakovič colpisce per la sua capacità di evocare l’assedio non con enfasi eroica, ma attraverso un linguaggio musicale che suggerisce l’accerchiamento, la resistenza e infine il lutto. È una sinfonia sulla guerra scritta da chi la guerra l’ha conosciuta e detestata, e proprio per questo capace di parlare con forza universale anche al pubblico di oggi. Una Stagione che, concerto dopo concerto, conferma la Filarmonica della Scala come luogo privilegiato di memoria, emozione e grande interpretazione musicale.
Biglietti singoli concerto 10–120€ www.filarmonica.vivaticket.it
