Sto diventando un uomo” al Teatro Franco Parenti: Sara Bertelà incanta nel monologo visionario che trasforma il corpo in racconto di identità

È in scena dal 5 marzo 2026 e replica fino al 25 marzo, nella suggestiva sala Café Rouge del Teatro Franco Parenti di Milano, Sto diventando un uomo, il celebre monologo della drammaturga britannica Claire Dowie che, a vent’anni dal debutto italiano, torna a interrogare il pubblico con sorprendente attualità. Uno spettacolo che non si limita a raccontare una trasformazione fisica, ma scava con lucidità e humour nelle costruzioni sociali dell’identità, del genere e dello sguardo collettivo.

Prodotto dal Teatro Franco Parenti, con la traduzione di Monica Capuani e Massimiliano Farau, lo spettacolo riprende lo storico allestimento del 2006 ideato da Andrée Ruth Shammah, oggi affidato alla regia di Benedetta Frigerio, in un passaggio di testimone che conserva la memoria scenica originaria rinnovandone al tempo stesso l’urgenza contemporanea.

Un testo cult della stand-up theatre inglese

Claire Dowie, figura centrale della stand-up theatre e del teatro autobiografico britannico, costruisce con Sto diventando un uomo un’opera visionaria liberamente ispirata a La metamorfosi di Kafka. Il risultato è un monologo ironico, destabilizzante e profondamente umano, capace di alternare sarcasmo feroce e vulnerabilità disarmante.

La protagonista Helen vede il proprio corpo cambiare improvvisamente: una mano che non riconosce più, un piede che cresce durante la notte, una voce che si abbassa e diventa estranea. La metamorfosi è concreta, quasi grottesca, ma soprattutto simbolica. Il corpo diventa terreno di conflitto tra desiderio personale e aspettative sociali.

Lo specchio si trasforma in un avversario, il guardaroba in un campo minato identitario, mentre anche gli spazi quotidiani — dal supermercato al salotto di casa — assumono i contorni di un tribunale invisibile dove ogni gesto viene giudicato.

Una regia essenziale che amplifica parola e presenza

La ripresa firmata da Benedetta Frigerio mantiene l’impianto asciutto e concentrato sull’attrice, elemento distintivo dell’allestimento originale. La scena rinuncia a sovrastrutture spettacolari per lasciare spazio alla potenza della parola e alla fisicità dell’interprete.

Questa scelta registica rende il monologo un’esperienza diretta e quasi confessionale: il pubblico viene coinvolto senza filtri nel processo di trasformazione della protagonista, sospesa in una zona intermedia dove le categorie tradizionali smettono di funzionare.

Il ritmo alterna momenti comici irresistibili a improvvisi affondi emotivi, creando una tensione continua tra leggerezza e inquietudine.

Sara Bertelà: una prova attoriale intensa e magnetica

Cuore pulsante dello spettacolo è l’interpretazione di Sara Bertelà, che torna a confrontarsi con il ruolo che nel 2006 contribuì a consacrarla artisticamente. Forte delle recenti esperienze teatrali — tra cui Chi come me e Un tram che si chiama desiderio l’attrice affronta oggi Helen con una maturità scenica ancora più profonda.

La sua performance è fisica, sensuale e sorprendentemente ironica. Bertelà attraversa paura, eccitazione, repulsione e desiderio con naturalezza disarmante, trasformando ogni mutazione del corpo in un passaggio emotivo riconoscibile. Non interpreta soltanto una trasformazione: la vive davanti agli spettatori, rendendola universale.

Il risultato è una prova attoriale potente, capace di fondere dolore e comicità in un equilibrio raro.

Identità, sguardo sociale e libertà di essere

La domanda che attraversa lo spettacolo resta semplice e destabilizzante: se non sei ciò che gli altri si aspettano, cosa diventi?

Attraverso incontri reali — come l’amica Tina o la donna delle pulizie Sharon — e visioni surreali, tra cui i misteriosi bevitori di tè che invadono il soggiorno della protagonista, il testo costruisce un percorso di ridefinizione personale che parla a chiunque abbia sperimentato il disagio di non sentirsi dentro una definizione prestabilita.

Ed è proprio qui che Sto diventando un uomo rivela la sua forza: pur nato oltre vent’anni fa, il monologo risuona oggi con una lucidità quasi profetica, dimostrando come il teatro sappia anticipare e illuminare i cambiamenti culturali prima ancora che diventino dibattito pubblico.

Uno spettacolo necessario, tra ironia e verità

Al Café Rouge del Teatro Franco Parenti prende forma uno spettacolo intimo e insieme politico, capace di far ridere, riflettere e talvolta spiazzare. La scrittura brillante di Claire Dowie, la regia essenziale e la straordinaria presenza scenica di Sara Bertelà costruiscono un’esperienza teatrale intensa, che resta addosso anche dopo l’uscita dalla sala.

Sto diventando un uomo non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di libertà: quello in cui l’identità smette di essere una gabbia e diventa un percorso.

E proprio per questo, oggi più che mai, appare uno spettacolo necessario.

ORARI
martedì – 21:00
mercoledì – 21:00
giovedì – 21:30
venerdì – 21:00
sabato 21 Marzo – 21:00
domenica 22 Marzo – 17:30

*giovedì 12 marzo riposo
venerdì 13 marzo – 21.30

PREZZI
intero 25€;
under30 16€; convenzioni 18€

Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.

 Info e biglietteria
Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it