‘La Storia’ – Uno scandalo che dura da diecimila anni: uno spettacolo potente e necessario con la regia di Fausto Cabra

Il debutto milanese de “La Storia”, liberamente ispirato al capolavoro di Elsa Morante, si apre con un momento di grande valore: l’introduzione della direttrice artistica Andrée Ruth Shammah, che con cura e ricchezza di aneddoti ripercorre la genesi di questo progetto, nato in un periodo fragile e sospeso come quello della pandemia. Un contesto che sembra aver nutrito la profondità emotiva e la densità di sottotesti di uno spettacolo che colpisce per intensità e visione.

Ne emerge un impianto registico stratificato, denso, capace di restituire tutta la complessità dell’opera originale attraverso una macchina teatrale rigorosa e al tempo stesso vibrante, dove ogni elemento – luci, suoni, movimenti – concorre a costruire un racconto immersivo.

La drammaturgia, intensa e ricca di livelli di lettura, non semplifica mai, non cede alla tentazione di rendere accessibile ciò che per natura è complesso.

Al contrario, accompagna lo spettatore dentro un flusso narrativo continuo, in cui la parola si fa corpo e il corpo diventa narrazione. Sul fondale nero scorrono le frasi del romanzo, come eco persistenti, mentre la scena si anima di una fisicità costante, quasi necessaria, che traduce in gesto la densità verbale della Morante.

E poi ci sono loro, i tre interpreti: Franca Penone, Francesco Sferrazza Papa e Alberto Onofrietti. Straordinari. Talmente in sintonia, talmente immersi nel tessuto drammaturgico da rendere impossibile stabilire chi emerga sugli altri. Ognuno costruisce personaggi vivi, credibili, attraversati da una tensione continua. Sono narratori e incarnazioni, voce e materia, parola e presenza. La loro prova è corale, compatta, e proprio per questo ancora più potente.


Lo spettacolo, della durata di 1 ora e 30 minuti (senza intervallo), scorre con una sorprendente fluidità, nonostante la complessità dei temi affrontati. Diviso idealmente tra “tempo di guerra” e “tempo di pace”, costruisce un percorso che mette al centro la dialettica tra la grande Storia e le piccole esistenze, tra il destino collettivo e le fragilità individuali.

Quella che spesso è stata definita un’opera cupa e disperata si svela qui nella sua essenza più autentica: un racconto profondamente vitale, attraversato da improvvisi squarci di ironia e inattese leggerezze, capace di celebrare la vita proprio mentre ne mette in scena la fragilità e la fine. Il cuore pulsante resta tutto in quella frase di Nino – “Loro nun lo sanno, a ma’, quant’è bella la vita” – che diventa dichiarazione poetica e insieme atto di resistenza.


Ma è proprio in questa apparente contraddizione che lo spettacolo trova la sua forza più incisiva.
Perché, come il teatro più autentico insegna, non è chiamato a offrire risposte rassicuranti, bensì a generare domande scomode, necessarie, destinate a sedimentare nello spettatore ben oltre il tempo della visione. E allora, uscendo dalla sala, quelle parole continuano a risuonare e si trasformano in interrogativi urgenti: la guerra è davvero finita o ha semplicemente cambiato volto? Cosa è mutato, in profondità, nelle dinamiche umane e nella nostra capacità di distruzione? E soprattutto: quanto è difficile, oggi, scegliere di amare la vita nonostante tutto?

In questo senso, il lavoro ispirato a Elsa Morante si conferma di una modernità disarmante. Non consola, non semplifica, non indica vie d’uscita. Piuttosto, ci mette davanti allo specchio della complessità, dove dolore e meraviglia convivono senza soluzione. Ed è proprio questa tensione irrisolta, questo continuo oscillare tra luce e ombra, a rendere lo spettacolo così necessario: perché ci obbliga a sentire, a interrogarci, a restare umani.


“La Storia
non cerca di sostituirsi al romanzo, ma invita a tornarci. È uno dei tanti viaggi possibili dentro un’opera inesauribile, e forse proprio per questo riesce a essere così autentico: perché ascolta, accoglie, restituisce senza mai imporre.

E il pubblico lo ha percepito chiaramente: al termine dello spettacolo, un lungo e caloroso applauso, protrattosi per diversi minuti, ha sancito il successo di una messinscena capace di toccare corde profonde. Un consenso sincero, non di circostanza, che ha coinvolto l’intera sala in un abbraccio collettivo.

Sul proscenio, visibilmente emozionati, gli interpreti hanno voluto condividere quel momento chiamando accanto a sé il regista Fausto Cabra. Il suo ingresso in scena, accolto da un’ulteriore ovazione, ha restituito l’immagine di un gruppo unito e consapevole del valore del lavoro compiuto. Cabra, sorridente e commosso, ha raccolto l’affetto del pubblico come sigillo finale di uno spettacolo che non solo convince, ma lascia il segno.

INFO:
14 – 26 Aprile 2026 – Sala Grande
LA STORIA
Uno scandalo che dura da diecimila anni
produzione Teatro Franco Parenti  – Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival / Centro Teatrale Bresciano
Partner dello spettacolo Fondazione Fiera Milano

ORARI
martedì – 20:00
mercoledì – 19:45
giovedì – 21:00
venerdì – 19:45
sabato – 19:45
domenica – 16:15

PREZZI
SETTORE A (file A–E + H)
intero 38€;
under30/over65 28€
SETTORE B (file F–R)
intero 28€;
under30/over65 20,50€; 
convenzioni 22€
SETTORE C (file S–ZZ)
intero 20,50€;
under30/over65 18€; 
convenzioni 18€

Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.

INFO
Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it