Una sentenza destinata a fare giurisprudenza e ad aprire nuove prospettive per centinaia di militari italiani esposti all’amianto durante il servizio. La Corte di Cassazione ha riconosciuto in via definitiva lo status di vittima del dovere a Claudio Apicella, ex finanziere di mare di 78 anni residente a Porto Santo Stefano, chiudendo una lunga battaglia legale durata anni.
Una decisione definitiva dopo tre gradi di giudizio
La pronuncia della Suprema Corte conferma quanto già stabilito dal Tribunale di Grosseto e dalla Corte d’Appello di Firenze, respingendo il ricorso dei Ministeri dell’Economia e dell’Interno. I giudici hanno ritenuto pienamente provato il nesso causale tra la patologia e l’esposizione all’amianto durante il servizio svolto sulle unità navali della Guardia di Finanza.
Ad Apicella sono state diagnosticate placche pleuriche e asbestosi, malattie direttamente collegate all’inalazione prolungata di fibre di amianto in ambienti chiusi e ad alta concentrazione di materiali coibentati.
Il valore storico della sentenza
Secondo l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale del ricorrente, si tratta di un precedente “unico e di valore storico”: è infatti il primo caso in cui un finanziere di mare ottiene il riconoscimento di vittima del dovere per esposizione all’amianto.
Un passaggio che rafforza la tutela per tutto il personale delle forze armate e di polizia impiegato in contesti operativi ad alto rischio, spesso senza adeguata consapevolezza dei pericoli.
Il prezzo del servizio
Per oltre trent’anni, Apicella ha lavorato come motorista e direttore di macchina in ambienti critici: vani motore, tubazioni e spazi confinati dove la presenza di amianto era diffusa. Le sentenze hanno riconosciuto che queste condizioni operative — legate anche ad attività di contrasto a traffici illeciti — hanno determinato un’esposizione continuativa e dannosa.
Risarcimenti e benefici economici
La decisione comporta il riconoscimento di tutti i benefici previsti per le vittime del dovere, inclusi gli arretrati a partire dal 2015. Tra assegni vitalizi e indennizzi, l’importo complessivo supera i 390.000 euro.
Non è solo una questione economica: è il riconoscimento formale di un danno subito nell’esercizio delle proprie funzioni, dopo anni di contenzioso e resistenze istituzionali.
Una strada aperta per altri casi
Questa sentenza segna un punto di svolta. Non risolve automaticamente le situazioni analoghe, ma crea un precedente concreto su cui altri militari potranno fondare le proprie richieste.
Il messaggio è chiaro: le battaglie legali in questi ambiti sono lunghe e complesse, ma quando il nesso tra servizio e malattia è dimostrabile, il riconoscimento può arrivare. E questa volta è arrivato fino in fondo.
Per chi si trova in condizioni simili, l’Osservatorio Nazionale Amianto mette a disposizione un servizio gratuito di consulenza legale e medica, segno che il tema resta aperto e tutt’al
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
