‘Women for Women against Violence’: alla Fabbrica del Vapore di Milano, la mostra fotografica contro la violenza di genere e il tumore al seno

MILANO – Dal 30 giugno al 30 agosto 2026, la Fabbrica del Vapore di Milano ospita “Women for Women against Violence”, la mostra fotografica che celebra i dieci anni dell’omonimo progetto ideato e prodotto dall’Associazione Consorzio Umanitas. Un percorso espositivo di grande impatto sociale che affronta due delle principali emergenze che colpiscono il mondo femminile – la violenza di genere e il tumore al seno – attraverso ventuno intensi ritratti fotografici dedicati alla forza, alla resilienza e alla rinascita.

L’esposizione, divenuta negli ultimi anni anche un programma televisivo, utilizza il linguaggio universale della fotografia per dare voce a donne che hanno trasformato il proprio dolore in testimonianza e impegno civile, affiancate da testimonial insigniti del Camomilla Award, riconoscimento destinato a personalità che si distinguono nella sensibilizzazione su questi temi.

Una mostra che racconta il coraggio delle donne

Le ventuno fotografie di grande formato, realizzate dalla fotografa Tiziana Luxardo, erede della storica dinastia di fotografi, raccontano storie vere di donne che hanno affrontato la malattia oncologica o sono sopravvissute alla violenza, scegliendo di condividere la propria esperienza per sostenere altre persone.

Ogni opera è accompagnata da un QR Code che permette ai visitatori di ascoltare direttamente la voce delle protagoniste, creando un dialogo autentico e coinvolgente tra chi osserva e chi racconta il proprio percorso di rinascita.

L’intero progetto nasce dall’esperienza personale della giornalista Donatella Gimigliano, presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas, che dopo aver vissuto in prima persona il tumore al seno e aver perso una sorella per questa patologia, ha trasformato la propria esperienza in una missione pubblica di sensibilizzazione.


QUI l’intervento di Donatella Gimigliano.

Le cicatrici non sono tutte uguali, ma parlano la stessa lingua“, ha spiegato Gimigliano durante la presentazione della mostra, sottolineando come il dolore provocato dalla malattia e quello causato dalla violenza condividano profonde ferite fisiche ed emotive, capaci però di diventare simboli di forza e speranza:

«Dieci anni fa la mia vita è stata profondamente segnata dal tumore al seno. Ho conosciuto sulla mia pelle e nel mio animo cosa significhi convivere con ferite che non sono solo fisiche, ma che incidono sull’identità, sull’intimità, sulla percezione di sé, sulla femminilità e, spesso, anche sugli affetti. Nel tempo ho riconosciuto lo stesso dolore negli occhi delle donne sopravvissute alla violenza: esperienze diverse, ma accomunate da cicatrici che raccontano la stessa sofferenza. È proprio da questa consapevolezza che è nato Women for Women against Violence: un progetto che vuole trasformare il dolore in speranza, dando voce a storie di resilienza e rinascita e dimostrando che anche la cicatrice più profonda può diventare il simbolo di una nuova forza».

Il simbolo del kintsugi: trasformare le ferite in valore

Uno degli elementi più significativi della mostra è il richiamo al kintsugi, l’antica arte giapponese che ripara gli oggetti rotti evidenziando le fratture con l’oro invece di nasconderle.

Questo potente simbolo prende forma nella fotografia che ritrae Valentina Pitzalis, sopravvissuta a una gravissima aggressione, insieme alla sorella Francesca, colpita dal tumore al seno.

L’immagine rappresenta il cuore dell’intero progetto: le ferite non vengono cancellate, ma trasformate in segni di resilienza e rinascita collettiva.

Fotografia, design e arte tessile in un unico percorso

Women for Women against Violence” supera il concetto tradizionale di mostra fotografica, proponendo un percorso multidisciplinare nel quale arte, design e creatività dialogano per promuovere una cultura del rispetto e della prevenzione.

Accanto ai ventuno ritratti trovano spazio due percorsi espositivi speciali.

Il primo è “We Say Stop. 90 manifesti per contrastare la violenza contro le donne”, progetto del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, curato dalle professoresse Valeria Bucchetti e Francesca Casnati, che raccoglie novanta manifesti realizzati dagli studenti per dimostrare come il design della comunicazione possa diventare uno strumento concreto di sensibilizzazione e cambiamento culturale.

Il secondo percorso speciale, “Trame di speranza, intrecci di vita”, conduce il visitatore in una dimensione intima e profondamente umana attraverso le opere in crochet della stilista Antonietta Tuccillo. La sua produzione artistica nasce da un’esperienza personale segnata dalla convivenza con un tumore ovarico cronico, trasformando un momento di grande fragilità in un’opportunità di rinascita creativa. Il lavoro all’uncinetto diventa così molto più di una pratica artigianale: è un gesto quotidiano di resistenza, un esercizio di pazienza e un linguaggio capace di dare forma alle emozioni, aiutando a ricostruire, punto dopo punto, non solo un manufatto, ma anche il proprio equilibrio interiore.

Le sue creazioni raccontano il valore del tempo vissuto con consapevolezza, della manualità come forma di meditazione e della creatività come strumento terapeutico. Ogni intreccio diventa metafora del percorso di cura, fatto di ostacoli, attese, cadute e ripartenze, mentre i fili che si uniscono danno vita a opere che parlano di speranza, determinazione e capacità di reinventarsi.

Le istituzioni unite per la sensibilizzazione


La conferenza stampa di presentazione, introdotta e moderata da Mario Cinelli, direttore IO Donna,  ha visto la partecipazione di numerose istituzioni e rappresentanti del mondo culturale e sanitario.

Sono intervenuti il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, Elena Lattuada, delegata del Sindaco per le Pari Opportunità di Genere, Marco Alloisio, presidente di LILT Milano, Valeria Bucchetti, ordinaria di Design della comunicazione e Culture di genere al Politecnico di Milano, Chiara Cormanni, delegata del Presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli, e Donatella Gimigliano, ideatrice del progetto.


QUI l’intervento dell’Assessore alla Cultura Comune di Milano Tommaso Sacchi.

Nel suo intervento, Marco Alloisio, presidente di LILT Milano, ha posto l’accento sui significativi progressi compiuti dalla medicina nella lotta contro il tumore al seno, ricordando che oggi in Italia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto l’88%, un dato che testimonia i risultati ottenuti grazie ai programmi di prevenzione, alla diagnosi precoce e ai continui avanzamenti delle terapie oncologiche. Un traguardo che rappresenta un motivo di speranza per migliaia di donne, ma che, ha evidenziato Alloisio, non può essere considerato il punto di arrivo.

Il presidente di LILT ha infatti ribadito come la guarigione non possa limitarsi all’aspetto clinico della malattia. Dopo le cure, molte donne si trovano ad affrontare un percorso altrettanto complesso, fatto di cambiamenti fisici, emotivi e relazionali che incidono profondamente sulla qualità della vita. Il recupero dell’autostima, della propria immagine corporea, della serenità psicologica, della sessualità e delle relazioni affettive rappresenta una fase fondamentale del processo di rinascita. Per questo, ha sottolineato, è indispensabile affiancare ai percorsi terapeutici un sostegno multidisciplinare che comprenda assistenza psicologica, riabilitazione, accompagnamento sociale e iniziative culturali capaci di contrastare il senso di isolamento che spesso segue la diagnosi.

In questa prospettiva, progetti come “Women for Women against Violence” assumono un ruolo prezioso, perché contribuiscono a dare voce alle pazienti, a creare una rete di solidarietà e a diffondere un messaggio fondamentale: dalla malattia si può guarire, ma la vera sfida è aiutare ogni donna a ritrovare pienamente la propria qualità di vita, la propria dignità e la fiducia nel futuro.

Le Testimonial


Le testimonial dell’esposizione rappresentano il cuore più autentico e potente di “Women for Women against Violence”, dando volto e voce a storie reali che attraversano dolore estremo, malattia e violenza, ma anche percorsi di straordinaria resilienza e rinascita.

Tra loro, la giornalista e conduttrice Benedetta Rinaldi, impegnata anche con il comitato femminile di LILT, affianca il racconto civile e divulgativo del progetto, mentre Fanny Cristina Campion, paziente oncologica metastatica, testimonia la quotidianità della lotta contro la malattia e la sua trasformazione in consapevolezza. A dare ulteriore forza simbolica sono le storie di sopravvivenza alla violenza estrema, come quella di Filomena Lamberti, prima donna in Italia sfregiata con acido solforico, e di Maria Antonietta Rositani, sopravvissuta a un tentato femminicidio a Reggio Calabria, entrambe diventate voci attive di denuncia e sensibilizzazione.

Accanto a loro, la mostra accoglie anche il dramma di Pinky (Parvinder Aoulakh), vittima di un’aggressione incendiaria avvenuta davanti ai propri figli, e la vicenda di Nicolò Maja, orfano della tragedia familiare di Samarate, presente insieme ai nonni Ines e Giulio Pivetta, a rappresentare le conseguenze più devastanti della violenza domestica. Completa questo mosaico umano la storia di Antonietta Tuccillo, in cura per un tumore ovarico cronico, che ha trasformato l’arte del crochet in un linguaggio creativo di rinascita e resistenza. Insieme, queste testimonianze compongono un affresco corale che restituisce dignità e voce a esperienze estreme, trasformando il dolore individuale in un messaggio collettivo di consapevolezza, memoria e impegno sociale.

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Il Camomilla Award celebra l’impegno sociale

L’inaugurazione della mostra è stata arricchita da un momento di grande intensità emotiva e simbolica: la consegna del “Women for Women against Violence – Milano Camomilla Award”, il riconoscimento ideato dal maestro orafo Michele Affidato, che trae ispirazione dalla camomilla, fiore da sempre associato a cura, resilienza, accoglienza e rinascita. Il premio, realizzato come opera d’arte unica, non rappresenta soltanto un tributo formale, ma un vero segno tangibile di vicinanza e riconoscimento verso chi si è distinto nella sensibilizzazione sui temi della violenza di genere e della lotta al tumore al seno.

La cerimonia si è svolta nel suggestivo piazzale antistante la Fabbrica del Vapore, trasformato per l’occasione in uno spazio scenico aperto alla città, dove luce, musica e testimonianze hanno contribuito a creare un’atmosfera elegante e profondamente coinvolgente. Il pubblico ha assistito a una serata intensa, in cui la dimensione istituzionale si è intrecciata con quella artistica e umana, dando vita a un racconto corale fatto di emozioni, riconoscimenti e storie di vita reale.

Nel corso della serata, i premi sono stati consegnati a personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’impegno sociale, insieme a rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine che si sono distinti per interventi concreti a tutela delle donne vittime di violenza. Ogni consegna è stata accompagnata da testimonianze e momenti di forte partecipazione emotiva, sottolineando il valore del premio come strumento di consapevolezza collettiva e responsabilità sociale.

In questo contesto, il Camomilla Award si conferma molto più di un semplice riconoscimento simbolico. Rappresenta un segno concreto di gratitudine verso coloro che, attraverso il proprio lavoro, la propria testimonianza o il proprio impegno civile e professionale, contribuiscono ogni giorno a contrastare la violenza di genere, a promuovere la prevenzione oncologica e a sostenere le donne nei momenti più difficili della loro vita. Il premio richiama la responsabilità collettiva di non lasciare che queste tematiche restino confinate a singole giornate celebrative o a episodi di cronaca, ma di mantenerle costantemente al centro del dibattito pubblico e dell’azione sociale.

Il valore del Camomilla Award risiede proprio nella sua capacità di trasformare il riconoscimento individuale in un messaggio universale: ogni persona premiata diventa infatti ambasciatrice di una cultura fondata sul rispetto, sulla prevenzione, sulla solidarietà e sulla responsabilità. Celebrare chi si distingue in questo ambito significa offrire esempi positivi, capaci di ispirare cittadini, istituzioni, imprese e mondo della cultura a fare la propria parte.

In un periodo storico in cui i casi di violenza contro le donne continuano a destare profonda preoccupazione e le patologie oncologiche richiedono un investimento sempre maggiore nella prevenzione e nell’accompagnamento delle pazienti, il Camomilla Award assume così il valore di un vero e proprio appello all’impegno condiviso. Un invito a trasformare la sensibilizzazione in azioni concrete, la vicinanza in sostegno reale e la memoria delle vittime e delle sopravvissute in un cambiamento culturale duraturo, capace di incidere sulle coscienze e di costruire una società più consapevole, inclusiva e solidale.


Tra i premiati figurano Simona Ventura, Nina Zilli, Massimo Ciampa, segretario generale di Mediafriends in rappresentanza di Fedele Confalonieri, gli agenti dell’UPG della Questura di Milano, il vice ispettore Leonardo Borghetto, L’assistente Danilo Migiani, e l’agente Gabriella Santonastaso, protagonisti del salvataggio di una giovane donna vittima di violenza grazie al Signal for Help, e Mary Franzese, vicepresidente di Women&Tech.


La serata inaugurale, condotta da Ilaria Capponi e da Ludmilla Voronkina Bozzetti,  è stata impreziosita da un intenso momento artistico-musicale che ha contribuito a rafforzare il messaggio della mostra, trasformando l’evento in un’esperienza corale di grande impatto emotivo. Le esibizioni hanno intrecciato musica e testimonianza, dando voce a storie personali che si fanno racconto collettivo di resilienza, dolore e rinascita.

Ad aprire questo percorso musicale è stato Antonio Maggio, cantautore e interprete sensibile ai temi sociali, che ha proposto il brano “La faccia e il cuore”, scritto in omaggio a Jessica Notaro, simbolo della lotta contro la violenza di genere. La sua esecuzione ha assunto il valore di un tributo carico di significato civile, in cui la musica diventa strumento di memoria e consapevolezza, capace di restituire dignità e voce alle storie di chi ha subito violenza.

A seguire, l’intensità emotiva si è spostata sulla performance di JOIA B, che ha portato sul palco una testimonianza profondamente personale legata alla propria esperienza con il tumore al seno. La sua interpretazione, sospesa tra vulnerabilità e forza espressiva, ha trasformato il dolore vissuto in un racconto musicale di speranza, sottolineando come l’arte possa diventare un mezzo per elaborare e condividere anche le esperienze più difficili.

Ascolta QUI  la canzone di  JOIA B.

A chiudere il momento musicale è stata la voce del soprano internazionale Angela Loy Williams, la cui esibizione ha fatto da sottofondo emotivo alla sfilata, conferendo alla serata una dimensione lirica e solenne. La sua interpretazione, elegante e potente, ha amplificato il clima di partecipazione emotiva, contribuendo a elevare ulteriormente il valore simbolico dell’evento.

Nel loro insieme, queste performance hanno reso la serata inaugurale non solo un momento celebrativo, ma un vero e proprio percorso sensoriale e umano, in cui la musica ha agito da ponte tra arte e vita, rafforzando il messaggio centrale della mostra: trasformare il dolore in consapevolezza e la fragilità in forza condivisa

Guarda QUI l’intervento della testimonial e stilista Antonietta Tuccillo

Un progetto sostenuto da istituzioni e partner nazionali

Realizzata in collaborazione con Fabbrica del Vapore – Comune di Milano, la mostra gode dell’Alto Patronato del Parlamento Europeo e del patrocinio del Senato della Repubblica, della Polizia di Stato, della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, di LILT, del Politecnico di Milano e della Fondazione Italia Giappone.

L’iniziativa è sostenuta da Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e da numerosi partner pubblici e privati, tra cui Crédit Agricole Italia come Main Partner, Enel come Executive Partner e la media partnership di RAI, Askanews e Milano World.

Con il suo forte valore civile e culturale, “Women for Women against Violence” si propone come un’importante occasione di riflessione collettiva, dimostrando come fotografia, arte e creatività possano contribuire a diffondere una cultura della prevenzione, del rispetto e della rinascita.

“Women for Women against Violence” dunque  non è soltanto una mostra fotografica, ma un vero e proprio atto civile e collettivo, capace di mettere in dialogo dolore, consapevolezza e rinascita. Il suo valore sociale risiede nella forza con cui riesce a trasformare storie personali in un messaggio pubblico, urgente e necessario, che riguarda l’intera comunità.

Per questo è fondamentale non mancare la visita della mostra “Women for Women against Violence” alla Fabbrica del Vapore e, soprattutto, condividere e divulgare il più possibile i contenuti e i significati di questo progetto. Solo attraverso una sensibilizzazione capillare e una cultura della prevenzione diffusa si possono infatti contrastare e ridurre le gravi conseguenze della violenza di genere e del tumore al seno, due tra le più grandi emergenze che colpiscono il mondo femminile, senza dimenticare e trascurare ogni forma di violenza prescindendo dal genere.

Partecipare significa non essere spettatori passivi, ma diventare parte di un cambiamento concreto: perché la conoscenza, quando viene condivisa, può davvero trasformarsi in protezione, cura e futuro.

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Crediti fotografici: Le foto in b/n sono di Tiziana Luxardo, le rimanenti sono di redazione.