Il Festival Teatrale di Borgio Verezzi accoglie uno degli spettacoli più attesi della stagione con “Terzo Tempo”, commedia firmata da Lidia Ravera e liberamente ispirata all’omonimo romanzo pubblicato da Bompiani. Uno spettacolo che affronta con intelligenza, ironia e profonda umanità il tema dell’età matura, trasformando il passaggio del tempo in un’occasione di rinascita e scoperta.
La drammaturgia è curata dalla stessa Lidia Ravera insieme a Emanuela Giordano, che firma anche regia e disegno luci. Sul palco un cast d’eccezione composto da Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio e Marco Mavaracchio, protagonisti di una storia capace di alternare comicità, tenerezza e riflessione.
Prodotto dal Teatro Franco Parenti in coproduzione con Agidi, lo spettacolo si avvale delle scene di Stefano Zullo, dei costumi realizzati da Simona Dondoni per la sartoria del Teatro Franco Parenti e delle musiche originali di Tommaso Di Giulio e Leonardo Ceccarelli.
QUI la nostra recensione della prima nazionale milanese.

Un inno ironico all’arte di vivere il tempo che resta
Al centro della vicenda ci sono Domenico e Costanza, una coppia fuori dagli schemi, separata ma ancora profondamente legata. Superati i sessant’anni, i due continuano a frequentarsi, condividendo pasti, discussioni e momenti di vita, pur mantenendo ciascuno la propria indipendenza.
Costanza è impulsiva, visionaria, incapace di arrendersi all’idea di una vecchiaia ordinata e prevedibile. Domenico, più pacato e ironico, cerca di accompagnarla nei suoi slanci e nelle sue continue sfide alle convenzioni. Attorno a loro ruotano il figlio Matteo, che osserva con crescente incredulità il comportamento dei genitori, e Dolores, figura discreta ma fondamentale, capace di tessere relazioni e accompagnare tutti verso nuove possibilità.
Lontano dagli stereotipi della classica crisi coniugale borghese, Terzo Tempo racconta il valore del tempo che rimane, delle occasioni che possono ancora essere colte e dei desideri che non hanno età.
Una commedia che unisce umorismo e profondità

La forza dello spettacolo risiede nella capacità di affrontare temi universali con leggerezza e profondità. Attraverso dialoghi brillanti e situazioni imprevedibili, la commedia riflette sul significato dell’invecchiamento, sulle seconde possibilità e sulla libertà di continuare a reinventarsi anche quando la società sembra suggerire il contrario.
Lucia Vasini e Paolo Hendel danno vita a una coppia irresistibile, fatta di contraddizioni, fragilità e slanci vitali. I loro personaggi diventano il simbolo di una generazione che rifiuta di considerare la maturità come un punto di arrivo e sceglie invece di viverla come una nuova fase da esplorare.
La presenza di Viola Lucio e Marco Mavaracchio completa un quartetto scenico equilibrato e coinvolgente, capace di alternare momenti esilaranti a passaggi di grande intensità emotiva.
La regia di Emanuela Giordano: tra ironia, poesia e umanità
Nelle sue note di regia, Emanuela Giordano sottolinea come l’opera di Lidia Ravera sia attraversata da una provocazione lieve ma costante, accompagnata da un raro senso dell’umorismo.
La regista sceglie di valorizzare proprio questa componente, costruendo uno spettacolo dove la comicità diventa strumento di comprensione e di analisi della realtà. Le battute emergono con naturalezza da una trama che sfugge a ogni prevedibilità, mettendo continuamente in discussione modelli sociali, ruoli e aspettative.
La scenografia evoca l’austero refettorio di un piccolo monastero, spazio simbolico che si trasforma rapidamente in altri ambienti attraverso pochi elementi essenziali. Particolarmente suggestivo il lavoro musicale affidato a Tommaso Di Giulio e Leonardo Ceccarelli, che intrecciano sonorità gypsy jazz, swing e valzer musette in una colonna sonora originale creata appositamente per lo spettacolo.
Il prossimo appuntamento del Festival
Dopo Terzo Tempo, il Festival Teatrale di Borgio Verezzi proseguirà martedì 21 e mercoledì 22 luglio con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, interpretato da Ugo Dighero, Mariangela Torres, Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Siravo.
La celebre commedia della drammaturga francese propone un raffinato gioco teatrale in cui la stessa serata viene raccontata tre volte da prospettive differenti, mettendo a nudo ipocrisie, frustrazioni e vanità delle relazioni umane attraverso un irresistibile umorismo nero.
