Il Tribunale di Velletri ha riconosciuto come Vittima del Dovere Nunzio Santucci, ex ufficiale dell’Aeronautica Militare di Albano Laziale, stabilendo il collegamento tra il carcinoma gastrico che lo ha colpito e le missioni svolte nei Balcani durante l’operazione internazionale Joint Guardian. La sentenza, divenuta definitiva il 15 luglio 2026, rappresenta un importante precedente per i militari impiegati in aree contaminate da uranio impoverito, amianto e nanoparticelle di metalli pesanti.
Oltre trent’anni al servizio dello Stato
Per più di tre decenni Nunzio Santucci ha prestato servizio nell’Aeronautica Militare ricoprendo incarichi operativi e di comando di grande responsabilità. Tra questi, il ruolo di comandante di compagnia presso il Ministero della Difesa a Roma e quello di comandante del Gruppo Difesa dell’aeroporto di Djakovica, in Kosovo, dove aveva il compito di garantire la sicurezza del contingente italiano durante la missione NATO.
Secondo quanto riconosciuto dal Tribunale, proprio quelle attività operative, svolte in condizioni ambientali particolarmente rischiose, hanno contribuito all’insorgenza della patologia tumorale.

La malattia e tre interventi chirurgici
Nel 2013 la vita dell’ex militare è stata stravolta dalla diagnosi di carcinoma gastrico. La malattia ha reso necessaria una gastrectomia subtotale, con l’asportazione di parte dello stomaco.
Negli anni successivi Santucci ha dovuto affrontare altri due delicati interventi chirurgici per le complicanze legate alla patologia. Ancora oggi convive con gli esiti della malattia e con il costante timore di una possibile recidiva.
Il Kosovo contaminato da uranio impoverito e metalli pesanti
Uno degli aspetti centrali della decisione del Tribunale riguarda la ricostruzione delle condizioni operative affrontate dai militari italiani durante la missione nei Balcani.
Le testimonianze raccolte nel corso del processo hanno descritto un aeroporto ancora profondamente segnato dai bombardamenti del 1999, con mezzi militari distrutti, residuati bellici, polveri derivanti dalle esplosioni e terreni contaminati.
Anche l’acqua utilizzata dal contingente per l’igiene personale e per la preparazione dei pasti proveniva da falde ritenute contaminate.
La consulenza tecnica d’ufficio ha definito il contesto operativo “particolarmente provante ed eccezionale rispetto alle ordinarie condizioni di servizio”, evidenziando come il territorio kosovaro fosse interessato dalla presenza diffusa di nanoparticelle generate dalle esplosioni di munizionamento contenente uranio impoverito.
Riconosciuta invalidità permanente del 65%
La sentenza attribuisce a Nunzio Santucci lo status di Vittima del Dovere, riconoscendogli una invalidità permanente complessiva del 65%.
L’ex ufficiale avrà diritto a una speciale elargizione, agli arretrati maturati e agli assegni vitalizi previsti dalla normativa, per un valore economico complessivo stimato in circa 300 mila euro, oltre all’inserimento nella graduatoria nazionale delle Vittime del Dovere.

Un principio giuridico importante
La decisione del Tribunale ribadisce un principio già affermatosi nella giurisprudenza in materia di esposizione a uranio impoverito e contaminanti ambientali.
Nei casi di patologie tumorali contratte da militari impiegati in territori contaminati, non è infatti richiesta la prova di un nesso causale fondato sulla certezza scientifica assoluta. È sufficiente dimostrare che il servizio sia stato svolto in aree caratterizzate da particolari condizioni ambientali e operative e che la malattia sia compatibile con tali esposizioni.
Una volta accertati questi elementi, opera una presunzione di collegamento tra servizio e patologia, salvo che l’Amministrazione fornisca prove contrarie.
Bonanni: «Una verità finalmente riconosciuta»
Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e legale dell’ex militare.
«Dietro questa sentenza non c’è soltanto un importante principio giuridico. C’è la storia di un ufficiale che ha dedicato oltre trent’anni della propria vita allo Stato e che oggi porta sul proprio corpo le conseguenze di quelle missioni. Il Tribunale ha riconosciuto una verità che per troppo tempo è rimasta senza risposta: Nunzio Santucci si è ammalato servendo il proprio Paese. Questa decisione restituisce dignità a lui e rappresenta un precedente importante per tutti i militari che hanno operato nei Balcani e attendono ancora giustizia», ha dichiarato Bonanni.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ricorda inoltre che mette a disposizione un servizio di consulenza legale e medica gratuita dedicato ai cittadini e ai militari attraverso il numero verde 800 034 294 e il portale dell’associazione.
