Dal 27 luglio il Parco Archeologico di Pompei diventa il palcoscenico della più grande installazione artistica mai realizzata da Philip Colbert, artista britannico considerato dalla critica l’erede di Andy Warhol. La mostra “Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology” porta nel cuore dell’antica città oltre trenta sculture monumentali del celebre alter ego dell’artista, The Lobster, dando vita a un dialogo inedito tra il patrimonio archeologico e la cultura pop contemporanea.
L’esposizione, organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, non si limita al sito UNESCO, ma coinvolge anche numerosi luoghi simbolo del territorio vesuviano, trasformando l’arte contemporanea in uno strumento di riflessione, partecipazione e rinascita.
The Lobster invade l’antica Pompei

Colorati astici in acciaio inox, opere con patina bronzea e monumentali sculture in acciaio nero popolano gli antichi percorsi di Pompei, emergendo tra colonne, domus e rovine come presenze sorprendenti.
Protagonista assoluto è The Lobster, il personaggio simbolo creato da Colbert, che diventa il filo conduttore di un racconto capace di intrecciare mitologia classica, cultura di massa e immaginario futuristico.
Accanto alle opere più iconiche, la mostra presenta numerose sculture inedite, tra cui una nuova trilogia di monumentali guerrieri-astice robotici concepiti come veri e propri “reperti mitologici del futuro”, in grado di dialogare con le testimonianze dell’antichità.

Un dialogo tra passato e futuro
L’ispirazione nasce dall’arte pompeiana, in particolare dal celebre mosaico marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Attraverso il viaggio simbolico dell’astice, Colbert costruisce una narrazione che riflette sui grandi temi della memoria, della distruzione e della conservazione, trasformando Pompei in uno spazio vivo dove la storia incontra il presente.
“Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza“, afferma Philip Colbert. “È un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano contemporaneamente tragedia e bellezza e sembrano sospese tra passato e presente.”

La mostra si estende nei siti del Parco
A partire dal 28 luglio, Pop Mythology si espande anche negli altri luoghi gestiti dal Parco Archeologico di Pompei.
Le installazioni saranno infatti ospitate nei siti di:
- Longola
- Oplontis
- Boscoreale
- Villa San Marco
- Villa Arianna
- Real Polverificio Borbonico
Un percorso diffuso che trasforma l’intero territorio in un museo a cielo aperto, coinvolgendo comunità locali e visitatori in un’esperienza culturale senza precedenti.
Longola, simbolo di rinascita dopo l’incendio

Tra tutte le tappe della mostra, quella di Longola, nel Comune di Poggiomarino, assume un significato particolarmente forte.
Il sito protostorico è stato recentemente colpito da un grave incendio doloso che ha devastato l’infopoint e i laboratori didattici. La scelta di collocare qui una delle opere monumentali di Colbert rappresenta un messaggio concreto di vicinanza al territorio.
“L’allestimento di un’opera a Longola assume un significato particolare”, sottolinea il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Dopo l’incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L’arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l’attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un’occasione di partecipazione e rinascita.”
Durante il periodo della mostra sono inoltre previsti incontri con scuole e associazioni nei diversi comuni coinvolti, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola.
Arte contemporanea e cultura pop

Considerato uno dei principali protagonisti delle grandi installazioni site-specific, Philip Colbert ha realizzato opere monumentali in città come Londra, Venezia, Roma, Napoli, Hong Kong, Seoul, Singapore, Shanghai, Taipei e Macao.
La sua ricerca artistica si colloca all’incrocio tra arte contemporanea, intrattenimento e cultura pop, proponendo linguaggi accessibili senza rinunciare a una forte riflessione critica sulla società contemporanea.
In Pop Mythology, il dialogo tra rovine antiche e immaginari futuristici affronta temi universali come la mortalità, la memoria, il rapporto tra uomo e tecnologia e la fragilità della civiltà.
Cesare Biasini Selvaggi: “Le opere di Colbert provocano le coscienze”
Per il curatore della mostra, Cesare Biasini Selvaggi, l’universo visivo di Colbert va ben oltre l’apparente leggerezza delle sue figure.
“Le immagini di Philip Colbert non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata. I suoi astici sono gli idoli folli di un’umanità incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre, egoismi e sopraffazioni ignorando la forza della natura.”

Il curatore individua proprio nel percorso diffuso della mostra il suo significato più profondo.
“Dalla Pompei antica fino a Longola e agli altri siti del territorio, la lunga marcia degli astici diventa un invito a riscoprire il senso della meraviglia, della creatività e della partecipazione civile. L’arte non deve consolare o semplicemente divertire: deve provocare le coscienze e contribuire a costruire nuove comunità contro criminalità, degrado e barbarie.”
Con “Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology”, il Parco Archeologico di Pompei conferma così la propria vocazione a essere non soltanto custode della memoria del passato, ma anche laboratorio culturale aperto al presente e al futuro, dove archeologia e arte contemporanea si incontrano per raccontare nuove storie e generare nuove forme di consapevolezza.
