È morto don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Fondazione Exodus, una delle figure più importanti del sociale italiano negli ultimi decenni. Aveva 96 anni. Don Mazzi si è spento oggi alle ore 17 nella sua storica casa all’interno del Parco Lambro di Milano, il luogo che per oltre quarant’anni è stato il cuore della sua missione educativa e umana.
La notizia è stata comunicata dalla Fondazione Exodus, che ha ricordato come il sacerdote sia stato accompagnato fino all’ultimo dall’affetto dei suoi ragazzi, degli educatori e della grande comunità nata intorno al suo progetto. La Fondazione ha espresso gratitudine all’équipe medica, agli infermieri e al personale del Centro Cardiologico Monzino e dell’Ospedale Alto Vicentino di Santorso che negli anni lo hanno seguito.
«Ci lascia un vuoto incolmabile», ha dichiarato Exodus, ricordando un uomo che «ha trasformato la strada in un luogo di rinascita, riscatto e speranza per migliaia di giovani fragili e per le loro famiglie».
Milano rende omaggio a don Mazzi: proclamato il lutto cittadino
Il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino per lunedì 3 agosto, giorno in cui si svolgeranno i funerali di don Antonio Mazzi.
Le esequie saranno celebrate alle ore 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio, uno dei luoghi simbolo della città. La camera ardente sarà invece allestita presso la storica sede di Exodus, la Cascina Molino Torrette nel Parco Lambro, dove tutto ebbe inizio.
L’apertura sarà libera e senza formalità, proprio nello spirito voluto da don Mazzi:
- sabato 1 agosto, dalle ore 17 alle 20
- domenica 2 agosto, dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 17 alle 20
«Non sarà una cerimonia formale, ma una liturgia viva – ha spiegato Exodus – animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori di tutte le realtà Exodus presenti in Italia e nel mondo».
La tumulazione avverrà invece in forma privata presso l’Abbazia di Maguzzano (Brescia), nel cimitero dell’Opera don Giovanni Calabria.
Una vita dedicata ai ragazzi dimenticati

Nato a Verona nel 1929, don Antonio Mazzi ha dedicato la propria esistenza a chi viveva ai margini, trasformando la sua vocazione sacerdotale in un impegno concreto contro il disagio giovanile e le dipendenze.
Nel 1984 fondò Exodus nel Parco Lambro di Milano, dando vita a un progetto educativo innovativo: la Carovana Exodus, un viaggio itinerante pensato per incontrare giovani in difficoltà e offrire loro una possibilità di rinascita.
Da quell’esperienza nacque una rete nazionale e internazionale composta da comunità, centri educativi, cooperative e iniziative rivolte ad adolescenti, famiglie e persone fragili.
La sua non fu mai soltanto un’opera di assistenza, ma un percorso basato sulla relazione, sulla fiducia e sulla convinzione che ogni persona potesse cambiare strada.
Prete fuori dagli schemi, comunicatore, giornalista e instancabile educatore, don Mazzi era spesso definito un “prete di strada”. La sua battaglia non era contro le persone, ma contro l’emarginazione e l’idea che qualcuno potesse essere considerato irrecuperabile.
Il ricordo delle istituzioni: “Ha scelto di stare accanto ai fragili”

Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo istituzionale e sociale.
L’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolé, ha ricordato sui social la capacità di don Mazzi di vedere «dietro ogni ragazzo in difficoltà una persona da incontrare, ascoltare e accompagnare».
«Ha scelto di stare accanto a chi era più fragile, senza giudicare e senza arrendersi mai – ha scritto Bertolé – costruendo con Exodus una straordinaria esperienza educativa e sociale».
Anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha espresso il proprio dolore per la scomparsa del sacerdote, definendolo «un uomo straordinario» che ha dedicato «l’intera esistenza agli ultimi, ai giovani e alle persone più fragili».
«Nessuno deve essere lasciato solo – ha sottolineato Fontana –. Il suo esempio, la sua forza e la sua umanità resteranno un patrimonio prezioso per tutti noi».
Il ricordo di Famiglia Cristiana: “Un interprete del Vangelo della strada”
Anche Famiglia Cristiana ha dedicato un commosso ricordo a don Mazzi, definendolo «prete appassionato del Vangelo e instancabile educatore».
Il direttore don Stefano Stimamiglio ha sottolineato la sua capacità di leggere il mondo giovanile e di abitare «le periferie più problematiche dell’esistenza», portando avanti quello che lui stesso definiva il “Vangelo della strada”.
La sua storia personale aveva segnato profondamente la sua missione. Cresciuto tra difficoltà familiari e anni in collegio, don Mazzi raccontava di aver conosciuto il dolore della solitudine e di aver scelto il sacerdozio per diventare «un padre per chi non lo aveva».
L’eredità di un uomo che ha seminato speranza
Con la scomparsa di don Antonio Mazzi il Terzo Settore italiano perde una delle sue figure più rappresentative. Per oltre quarant’anni ha indicato una strada fondata sull’accoglienza, sull’educazione e sulla possibilità di ricominciare.
La sua eredità resta nelle migliaia di ragazzi incontrati, negli educatori formati, nelle famiglie sostenute e nelle comunità nate grazie a Exodus.
Un messaggio riassunto dalle parole della Fondazione: «Don Antonio è stato prima di tutto un padre. Ha dedicato la sua intera esistenza al recupero dei giovani più fragili, convinto che una rinascita fosse sempre possibile».
