Mesotelioma riconosciuto come malattia professionale: il figlio Aldo chiede di accertare le responsabilità e di verificare eventuali rischi per altri lavoratori delle Ferrovie
La diagnosi è arrivata il 3 settembre 2025. Poco più di un mese dopo, l’8 ottobre, Vincenzo Faggiani è morto a soli 66 anni a causa di un mesotelioma provocato dall’esposizione all’amianto.
Trentacinque giorni separano la diagnosi dalla morte, ma la storia della malattia affonda le proprie radici in quasi quarant’anni di attività lavorativa nelle Ferrovie dello Stato, tra le Officine Grandi Riparazioni di Torino e la rete ferroviaria piemontese.
Ora il figlio Aldo Faggiani ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Torino, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). L’esposto punta ad accertare eventuali responsabilità nella vicenda e, soprattutto, a verificare se altri lavoratori possano essere stati esposti agli stessi rischi.
Quasi quarant’anni di lavoro nelle Ferrovie dello Stato
Vincenzo Faggiani ha trascorso l’intera vita lavorativa nelle Ferrovie. Dal 1979 ha prestato servizio presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino, partecipando alle attività di smontaggio dei rotabili ferroviari.
Secondo quanto ricostruito nell’esposto presentato alla Procura, si trattava di ambienti nei quali la presenza di amianto è stata già accertata anche attraverso diverse pronunce giudiziarie.
Successivamente Faggiani ha continuato a lavorare lungo la rete ferroviaria torinese fino al pensionamento. Mansioni e ambienti di lavoro che, secondo la ricostruzione contenuta nell’iniziativa giudiziaria, potrebbero aver comportato una prolungata esposizione alle fibre di amianto.
Dopo la comparsa della malattia, gli accertamenti degli organismi competenti hanno riconosciuto il carattere professionale del mesotelioma.
L’INAIL ha riconosciuto la malattia professionale con un’invalidità del 100%, mentre il COR Piemonte ha certificato l’origine occupazionale della patologia, attribuendo al caso il massimo livello di certezza previsto dal ReNaM, il Registro Nazionale dei Mesoteliomi.
L’esposto alla Procura di Torino
Con l’esposto depositato alla Procura della Repubblica di Torino, Aldo Faggiani chiede ora che vengano accertate le eventuali responsabilità legate alla morte del padre.
Ma la richiesta non riguarda soltanto la vicenda personale della famiglia.
L’obiettivo è anche quello di capire se altri lavoratori delle Ferrovie possano essere stati sottoposti a condizioni di esposizione analoghe e se siano necessarie ulteriori iniziative di prevenzione, sorveglianza sanitaria e tutela.
La denuncia richiama inoltre il quadro giudiziario già delineato dalla magistratura torinese, che negli anni ha accertato responsabilità penali in relazione a casi di esposizione all’amianto negli ambienti delle Ferrovie dello Stato. Nell’esposto viene citata anche la sentenza del Tribunale di Torino n. 1291/2025.
Sarà ora la Procura a stabilire se esistano profili di rilevanza penale e se siano necessari ulteriori accertamenti.
“Chiediamo giustizia per mio padre”
«Mio padre ha lavorato per trentanove anni nelle Ferrovie dello Stato e oggi non c’è più a causa del mesotelioma. Chiediamo giustizia per lui, ma soprattutto vogliamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto, perché nessun’altra famiglia debba vivere un dolore come il nostro e perché tutti i lavoratori eventualmente esposti possano essere tutelati», afferma Aldo Faggiani.
Una richiesta che unisce quindi il bisogno di giustizia per la morte del padre alla necessità di comprendere se esistano ancora situazioni di rischio che possano coinvolgere altri lavoratori.
Bonanni: “La prevenzione nasce dall’accertamento dei fatti”
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sottolinea l’importanza di fare piena luce sulle circostanze che hanno portato alla malattia e alla morte di Faggiani.
«Dietro ogni vittima dell’amianto non c’è soltanto una tragedia familiare, ma un dovere collettivo di verità. La morte di Vincenzo Faggiani non può essere archiviata come l’ennesimo caso di mesotelioma», afferma Bonanni.
E aggiunge: «Quando una malattia professionale viene riconosciuta dagli organi competenti, è doveroso verificare fino in fondo come sia potuta accadere e se altri lavoratori abbiano corso o continuino a correre gli stessi rischi».
Per il presidente dell’ONA, l’accertamento delle responsabilità deve procedere parallelamente alla tutela dei lavoratori eventualmente coinvolti: «Significa verificare se necessitano di controlli sanitari per impedire che esposizioni analoghe possano continuare a produrre nuove vittime. La prevenzione nasce dall’accertamento dei fatti».
Amianto e lavoro: la richiesta di nuove verifiche
La vicenda di Vincenzo Faggiani si inserisce dunque in una storia più ampia, già al centro di procedimenti giudiziari e pronunce della magistratura torinese sulla presenza del rischio amianto in alcuni ambienti di lavoro delle Ferrovie dello Stato.
L’esposto presentato alla Procura punta ora a ricostruire nel dettaglio la storia lavorativa di Faggiani, verificare le eventuali responsabilità connesse alla sua esposizione e comprendere se vi siano altri lavoratori che possano aver corso rischi analoghi.
L’inchiesta, qualora venisse avviata, sarà quindi chiamata a fare luce non soltanto sul passato, ma anche sulle eventuali misure di tutela necessarie per prevenire nuove conseguenze dell’esposizione all’amianto.
Per informazioni e assistenza
I cittadini che ritengono di essere stati esposti all’amianto possono rivolgersi all’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) attraverso il numero verde 800 034 294 e il sito ufficiale osservatorioamianto.it.
