‘I sogni dell’Ipnagogo’: Marta Volontè porta a Milano la pittura della soglia e della rinascita

C’è un momento sospeso tra la veglia e il sonno in cui la mente genera immagini che sfuggono alla logica e sembrano appartenere a un’altra dimensione. È il tempo dell’ipnagogia, quello stato di transizione nel quale la coscienza si apre alla visione. Ed è proprio da questa soglia che nasce “I sogni dell’Ipnagogo”, la nuova mostra personale di Marta Volontè, dal 16 settembre ospitata a Milano da Gli eroici furori arte contemporanea e curata da Silvia Agliotti e Paola Martino.

La mostra presenta un nuovo ciclo pittorico con cui l’artista inaugura una fase profondamente diversa della propria ricerca. Dopo oltre sette anni dedicati all’indagine della città e dell’architettura come metafora dell’esperienza umana, Volontè abbandona gli spazi densi e stratificati che hanno caratterizzato la sua produzione precedente per approdare a paesaggi essenziali, silenziosi e quasi fuori dal tempo.

Sulle tele compaiono vaste campiture monocrome nelle quali cielo e terra sembrano fondersi, fino a rendere quasi invisibile la linea dell’orizzonte.

Marta Volontè e la pittura del “dopo”

Quello raccontato da Marta Volontè è un cambiamento radicale, che l’artista considera necessario per poter sviluppare una nuova idea di pittura. Per arrivare a questi paesaggi è stato indispensabile, come lei stessa afferma, “lasciare morire” una parte del proprio linguaggio.

I deserti che popolano le nuove opere diventano così scenari del “dopo”: luoghi che nascono dalla sottrazione e dal vuoto, ma che proprio per questo contengono una possibilità di rinascita.

“In questa fase di transizione della mia vita trovo nel vuoto una immensa energia in potenza, a cui cerco di dare forma tela dopo tela”, spiega Marta Volontè.

Il vuoto, dunque, non coincide con l’assenza. Al contrario, diventa una materia invisibile dalla quale può nascere qualcosa di nuovo.

Un deserto, un tempio e una calla bianca

L’origine del progetto “I sogni dell’Ipnagogo” risale a una visione emersa durante una meditazione guidata.

L’immagine è quella di un deserto attraversato da una luce intensa, al cui centro si trova un tempio. All’interno del tempio, come una rivelazione custodita nel silenzio, appare una calla bianca ancora bagnata di rugiada.

Da questa visione prende forma l’universo pittorico della mostra.

Il tempio diventa il simbolo di una soglia, di uno spazio di passaggio tra una dimensione e l’altra. Il fiore, invece, rappresenta ciò che continua a vivere e a rigenerarsi anche nelle condizioni più estreme.

Una piccola presenza organica che assume così un significato potente: la vita può trovare una strada anche nel luogo apparentemente più arido.

Chi è l’Ipnagogo?

Il titolo della mostra introduce una figura immaginaria: l’Ipnagogo, ispirato proprio allo stato ipnagogico.

Marta Volontè immagina questo misterioso personaggio come una sorta di custode e accompagnatore del sogno, colui che conduce gli altri oltre la soglia della coscienza.

Ma l’artista si pone una domanda: qual è il sogno dell’Ipnagogo?

La risposta non arriva attraverso una narrazione tradizionale, ma prende forma direttamente nelle opere. È uno spazio sconfinato nel quale le immagini possono nascere e nel quale architetture essenziali emergono dal paesaggio come presenze silenziose.

I templi diventano così elementi di orientamento all’interno di un mondo apparentemente infinito.

Portali e dimensioni sospese

Accanto ai templi, in alcune opere compaiono anche portali, elementi che segnano il confine tra due dimensioni.

La loro presenza rafforza il carattere sospeso della ricerca di Marta Volontè: non è mai completamente chiaro se chi osserva il dipinto stia entrando nel sogno oppure ne stia uscendo.

Ogni tela sembra fermare proprio quell’istante fragile nel quale la coscienza attraversa una soglia e la realtà perde i propri contorni abituali.

La pittura diventa quindi uno spazio intermedio, un luogo nel quale il reale e l’immaginario possono convivere senza che sia necessario stabilire quale dei due abbia il predominio.

Il passato non viene cancellato, ma trasformato

Nonostante la netta cesura rispetto alla produzione precedente, la nuova ricerca conserva alcune tracce del percorso artistico di Volontè.

In alcune opere riaffiorano stratificazioni, velature e frammenti di dipinti precedenti, lasciati volutamente visibili.

Il passato non viene quindi cancellato, ma trasformato.

La tela diventa il luogo nel quale ogni cambiamento conserva una memoria: ciò che è stato continua a esistere sotto la nuova pittura, come una presenza sommersa che contribuisce alla costruzione dell’immagine.

È un elemento particolarmente significativo nell’economia della mostra, perché il processo artistico diventa metafora dello stesso percorso esistenziale raccontato dall’artista.

Le parole delle curatrici

“Con I sogni dell’Ipnagogo Marta Volontè non inaugura soltanto un nuovo ciclo pittorico, ma attraversa una soglia”, afferma Paola Martino, co-curatrice della mostra.

“I deserti, i templi e i portali raccontano ciò che resta dopo una trasformazione profonda: sono paesaggi del ‘dopo’, luoghi in cui il vuoto diventa possibilità e la pittura si fa spazio di rinascita”.

Per Silvia Agliotti, direttrice de Gli eroici furori e co-curatrice dell’esposizione, al centro della ricerca dell’artista c’è invece una potente immagine di speranza.

“Nel cuore del tempio custodito da Marta Volontè vive una calla bagnata di rugiada, simbolo di una Natura che continua a fiorire nonostante l’aridità del deserto. È un’immagine di speranza e di resistenza, una metafora della vita che trova sempre il modo di rigenerarsi”.

Il deserto come spazio interiore

“I sogni dell’Ipnagogo” propone quindi una riflessione sul cambiamento, sulla perdita e sulla possibilità di ricominciare.

I paesaggi dipinti da Marta Volontè non appartengono a un luogo geografico reale. Sono piuttosto spazi interiori, dimensioni nelle quali il silenzio diventa materia pittorica e l’essenzialità delle forme apre a una condizione contemplativa.

Il deserto non è assenza, ma attesa.

Il tempio non è semplicemente un rifugio, ma un passaggio.

La calla custodita al suo interno diventa il segno di una vita che continua ostinatamente a fiorire.

È in questa apparente contraddizione tra aridità e rinascita che si trova uno dei nuclei più intensi della nuova ricerca dell’artista.

Marta Volontè, una nuova fase della ricerca pittorica

La mostra è accompagnata dai testi critici delle curatrici Silvia Agliotti e Paola Martino, che propongono due letture complementari del progetto.

Da una parte la trasformazione, la soglia e la dimensione ipnagogica della ricerca; dall’altra il valore simbolico della Natura come principio di rinascita e speranza.

Con “I sogni dell’Ipnagogo”, Marta Volontè porta così la propria pittura verso una dimensione più rarefatta e contemplativa, nella quale la sottrazione diventa uno strumento per guardare ciò che ancora può nascere.

Una pittura fatta di silenzi, spazi sconfinati e presenze simboliche, dove il sogno non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un modo diverso per attraversarla.

Marta Volontè: biografia

Marta Volontè, nata a Milano nel 1997, dopo la laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, conseguita con una tesi sull’immaterialismo, avvia la propria ricerca pittorica privilegiando la tecnica dell’olio su tela.

Espone a Milano con mostre personali presso Lambretto Factory nel 2019 e nel 2021 e presso GAD – Galleria d’Arte Domestica nel 2022.

Tra il 2019 e il 2023 partecipa inoltre a tre aste benefiche curate da Christie’s a Palazzo Clerici, a Milano.

Nel 2023 realizza una mostra bipersonale con Giordano Floreancig presso Sonne Gallery di St. Moritz.

Nel 2025 presenta da MADE in Milano la personale “Urbe Angusta”, che conclude il primo ciclo della sua ricerca dedicato alla città e all’architettura.

Dal 2025 sviluppa il progetto pittorico “I sogni dell’Ipnagogo”, con il quale inaugura una nuova fase del proprio lavoro incentrata sull’indagine dello spazio, del vuoto e della possibilità.

Marta Volontè vive e lavora a Milano.

INFO
Marta Volontè
I sogni dell’Ipnagogo
A cura di Silvia Agliotti e Paola Martino

Inaugurazione
Mercoledì 16 settembre 2026, ore 18.00

Sede
Gli eroici furori arte contemporanea
Via Melzo 30
20129 Milano

Orari
dal 16 al 30 settembre

Martedì – sabato: 15.30 – 19.00
domenica e lunedì: chiuso

Informazioni
Tel. +39 02 3764 8381
Cell. +39 347 8023868

Per informazioni, interviste e materiali stampa
Silvia Agliotti e Paola Martino