A Spoleto il ricordo di Gian Carlo Menotti diventa arte: Alda Fendi celebra il Maestro tra Monteverdi e Dostoevskij

Nella casa di Gian Carlo Menotti affacciata sul Duomo, Alda Fendi ha rinnovato l’omaggio al grande compositore e ideatore del Festival dei Due Mondi con una serata-evento che ha intrecciato marionette, musica, teatro e letteratura.

Camminare sul filo del ricordo e ritrovare, attraverso la bellezza, la presenza di chi ha lasciato un segno indelebile nella cultura del Novecento. È questo il senso più profondo della serata-evento che Alda Fendi, presidente della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, ha voluto dedicare ancora una volta a Gian Carlo Menotti.

A Spoleto, sabato 12 settembre, la splendida casa del Maestro, affacciata sul Duomo e oggi di proprietà di Alda Fendi, è tornata a essere un luogo di incontro fra arte e memoria. Un appuntamento arrivato alla sua terza edizione, diventato ormai una “meravigliosa consuetudine”, nel quale il ricordo non assume mai i toni della nostalgia, ma si trasforma in materia viva.

È proprio questa la cifra dell’iniziativa: non celebrare un artista guardando semplicemente al passato, ma lasciare che la sua idea di arte continui a parlare al presente.

La casa di Menotti torna a vivere attraverso l’arte

Ogni dettaglio della serata sembra custodire una traccia di Gian Carlo Menotti.


Le stanze della casa, progettata da Raffaele Curi con l’ispirazione intellettuale di Menotti e Samuel Beckett, e il magnifico giardino hanno offerto una cornice quasi teatrale alla manifestazione.

Un ambiente nel quale memoria e contemporaneità si sono incontrate naturalmente, restituendo agli ospiti quella dimensione di cultura, curiosità e apertura ai diversi linguaggi artistici che aveva caratterizzato la personalità di Menotti.

“Per me è stata una scelta naturale quella di offrire un tributo a Gian Carlo Menotti”, racconta Alda Fendi, sottolineando come ogni angolo della casa continui a raccontare “di lui e della sua visione dell’arte e della vita”.


Una frase che racchiude il significato dell’intero progetto: il Maestro non viene evocato soltanto attraverso il ricordo, ma attraverso gli spazi che ha abitato e soprattutto attraverso l’arte che continua a generare emozione.

“L’arte non è un lusso: è una necessità. L’arte eleva, unisce, educa, crea bellezza e genera futuro”, afferma Alda Fendi.

Ed è forse proprio questa convinzione ad aver trasformato la serata in qualcosa di più di un omaggio.

Monteverdi e le marionette del Teatro Carlo Colla & Figli


Il primo grande momento artistico della serata è arrivato con l’anteprima italiana di alcuni stralci de “Il ritorno d’Ulisse in patria”, dall’opera di Claudio Monteverdi, nella rilettura curata dal Teatro Carlo Colla & Figli, in coproduzione con il Festival di Salisburgo e l’Opéra de Monte-Carlo.

La scelta è apparsa particolarmente felice perché ha consentito di riportare al centro uno dei linguaggi più amati da Menotti: quello capace di unire musica, teatro, immagine e artigianalità.

Le preziose marionette della storica compagnia milanese hanno dato corpo al poema omerico, creando un cortocircuito affascinante tra la sublime musica barocca di Monteverdi e la dimensione visiva del teatro di figura.

In un momento nel quale anche il cinema torna a confrontarsi con il mito di Ulisse, sull’onda dell’attesa per il film “Odissea” di Christopher Nolan, la performance ha offerto una prospettiva differente, intima e quasi incantata.

Gli ospiti hanno assistito così a un racconto nel quale musica e materia, gesto e immaginazione hanno restituito la forza senza tempo del mito.

E le marionette, tanto amate da Menotti, sono apparse non come semplici protagoniste di uno spettacolo, ma come autentici strumenti poetici.


Dostoevskij, le Notti Bianche e un dialogo sospeso tra sogno e realtà

Dopo Monteverdi, la serata ha cambiato registro senza spezzare il filo conduttore della bellezza.

È stata la volta di una performance teatrale tratta da “Le Notti Bianche” di Fëdor Dostoevskij, con drammaturgia e regia di Raffaele Curi e Fausto Cabra.

Curi, direttore artistico della Fondazione e storico collaboratore di Menotti, ha condiviso con il Maestro ben 16 edizioni del Festival di Spoleto. La sua presenza, quindi, non è soltanto quella di un artista chiamato a costruire la serata: è anche quella di chi ha conosciuto direttamente il mondo di Menotti e ne ha respirato la straordinaria apertura culturale.


Al suo fianco, nella performance, Fausto Cabra e Sara Lazzaro, due interpreti capaci di costruire un rapporto scenico intenso e vibrante.

L’aria tiepida dell’estate, il giardino e la particolare atmosfera della casa hanno creato una dimensione sospesa, quasi irreale. Il dialogo, condotto in italiano e in inglese, ha restituito la delicatezza e la profondità della scrittura di Dostoevskij.

La sintonia tra Cabra e Lazzaro ha contribuito a rendere la performance un momento di forte coinvolgimento emotivo: non una semplice lettura scenica, ma un incontro fatto di silenzi, parole, sguardi e tensioni interiori.

Un filo rosso tra Menotti, Monteverdi e Dostoevskij

È proprio nella successione dei due momenti artistici che emerge con maggiore chiarezza la forza del progetto di Alda Fendi.

Monteverdi e Dostoevskij, apparentemente lontanissimi, sono stati riuniti dalla capacità dell’arte di attraversare epoche e linguaggi.

Prima il mito di Ulisse affidato alla musica e alle marionette; poi l’intimità delle Notti Bianche portata nel giardino attraverso la parola e l’interpretazione.

Due esperienze differenti, unite da una stessa tensione: trasformare la cultura in emozione.

E in questo percorso si riconosce perfettamente l’eredità di Menotti, intellettuale raffinato e grande conoscitore dei linguaggi artistici, per il quale il teatro e la musica non potevano essere mondi separati.

La serata ha così costruito un ideale ponte fra passato e presente, facendo dialogare la tradizione con la contemporaneità e dimostrando come la memoria possa essere molto più fertile quando viene continuamente reinterpretata.

Alda Fendi: la cultura come investimento sul futuro

L’omaggio a Menotti si inserisce in un percorso più ampio che da anni vede Alda Fendi impegnata nella valorizzazione e nella condivisione del patrimonio culturale.

La sua idea di mecenatismo non sembra infatti limitarsi alla conservazione dell’esistente. Al contrario, punta sulla possibilità di creare nuove occasioni di incontro con l’arte, superando barriere e proponendo progetti capaci di coinvolgere un pubblico ampio.

Una visione particolarmente evidente nelle numerose iniziative sviluppate a Roma, città profondamente amata da Alda Fendi, dove negli ultimi anni ha promosso eventi aperti al pubblico e progetti dedicati alla ricerca, all’arte e alla valorizzazione del patrimonio storico e archeologico.

Un impegno destinato a proseguire anche nei prossimi mesi con un nuovo progetto dedicato all’arte antica nel cuore di Roma, sempre con il contributo creativo e visionario di Raffaele Curi.

La presenza delle istituzioni internazionali

La serata di Spoleto ha riunito anche numerose personalità della cultura e della diplomazia internazionale.

Tra gli ospiti Anne-Marie Descôtes, Ambasciatrice di Francia, a confermare il forte legame con Alda Fendi, insignita nel 2020 della Légion d’Honneur dalla Repubblica francese, durante la presidenza di Emmanuel Macron.

Un riconoscimento che testimonia la dimensione internazionale del suo impegno nel campo della cultura e del patrimonio.

Presenti inoltre Carlos Pereira Marques, Ambasciatore del Portogallo, e Renato Mosca de Souza, Ambasciatore del Brasile.

Una presenza che ha ulteriormente sottolineato il carattere internazionale di una serata nata nel cuore di Spoleto ma costruita intorno a un’idea di cultura senza confini.

Il ricordo di Menotti non è nostalgia

La terza serata-evento dedicata a Gian Carlo Menotti lascia soprattutto una sensazione: quella di aver assistito non a una celebrazione del passato, ma a un dialogo con il presente.

Nella sua casa, davanti al Duomo di Spoleto, Menotti è tornato idealmente a essere il padrone di casa attraverso le opere, gli artisti, le parole e la musica.

Le marionette del Teatro Carlo Colla & Figli, la musica di Monteverdi, Dostoevskij, la sensibilità di Raffaele Curi, l’interpretazione di Fausto Cabra e Sara Lazzaro hanno composto una serata nella quale la memoria si è fatta esperienza.

È questa, forse, la forma più autentica di omaggio a un grande artista: non imbalsamarne il ricordo, ma permettere alla sua visione di continuare a generare bellezza.

E Alda Fendi, con la sua Fondazione, sembra aver scelto proprio questa strada: custodire il passato aprendolo al futuro.

crediti: foto Carlo Bellincampi