Il Museo Poldi Pezzoli è protagonista del nuovo capitolo italiano del World Monuments Fund con il recupero del Salone dorato. Un intervento che restituisce alla casa museo milanese parte dell’identità immaginata dal suo fondatore Gian Giacomo Poldi Pezzoli.
MILANO – C’è un luogo, nel cuore del Museo Poldi Pezzoli di Milano, nel quale storia dell’arte, architettura, artigianato e memoria della città si incontrano in modo particolarmente suggestivo. È il Salone dorato, ambiente progettato da Gian Giacomo Poldi Pezzoli alla fine dell’Ottocento per accogliere alcuni dei capolavori più preziosi della sua collezione.
Oggi quella sala torna a recuperare le proporzioni e parte dell’aspetto originario grazie a un importante progetto di valorizzazione sviluppato dal museo con il World Monuments Fund, nel nuovo capitolo italiano dell’organizzazione internazionale impegnata nella tutela del patrimonio culturale.
Il progetto, presentato nel maggio 2026 dopo circa un anno e mezzo di studi e lavori, è partito dalle ricerche d’archivio, dagli interventi di restauro e dal riallestimento degli spazi, con l’obiettivo di recuperare quella particolare anima della casa museo costruita dal suo fondatore.
Il Salone dorato, il cuore della casa immaginata da Poldi Pezzoli
Gian Giacomo Poldi Pezzoli aveva concepito la propria abitazione come un vero e proprio progetto collezionistico.
Da una parte la ricerca di opere scelte secondo criteri di qualità, unicità e valore; dall’altra la progettazione degli ambienti destinati ad accoglierle, ciascuno ispirato agli stili del passato.
Per realizzare questo ambizioso disegno coinvolse alcuni tra i migliori artisti e artigiani dell’Accademia di Brera, sotto la direzione di Giuseppe Bertini.
Il Salone dorato, destinato a ospitare i capolavori del Rinascimento italiano insieme ad arredi, arazzi e sculture, rappresentava uno dei punti culminanti di questo progetto.
La sua realizzazione si sviluppò nella seconda metà dell’Ottocento. I contratti relativi alla grande serliana risalgono al marzo 1876 e restituiscono ancora oggi la precisione con cui Poldi Pezzoli seguiva personalmente ogni dettaglio.
Non si trattava semplicemente di decorare una stanza, ma di costruire un ambiente nel quale opere d’arte e architettura potessero dialogare.
Marmi, bronzi e dettagli preziosi: la ricerca della perfezione
La cura di Gian Giacomo Poldi Pezzoli emerge con particolare evidenza dalla documentazione d’archivio.
Per scegliere i marmi destinati alla sala furono fatti arrivare campioni di diverse provenienze: dal verde di Varallo al pavonazzo di Siena, dal marmo statuario di Carrara a quello del Duomo di Milano, fino ai marmi di Ornavasso e Portovenere.
I campioni dovevano essere visionati e selezionati personalmente.
Per la grande arcata della serliana fu inoltre realizzato un modello in gesso a grandezza reale, sulla base del disegno di Lodovico Pogliaghi, per definire cornici, riquadri, intagli e decorazioni.
Particolarmente raffinata era anche la scelta delle decorazioni in galvanico di Christofle, fatto arrivare da Parigi. La lega metallica venne utilizzata per elementi delle colonne, capitelli e rosette, ciascuna differente dall’altra.
Un dettaglio che racconta perfettamente lo spirito dell’epoca: tecnologia, design e arti decorative si incontravano nella costruzione dell’ambiente.
La guerra e la ricostruzione del Museo Poldi Pezzoli
La storia del Salone dorato è però anche una storia di distruzione e rinascita.
Nell’agosto 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, il Museo Poldi Pezzoli fu gravemente danneggiato dai bombardamenti che colpirono Milano e distrussero gli allestimenti ottocenteschi delle sale.
Dopo anni di lavori e di discussioni sulla ricostruzione, il museo riaprì al pubblico il 3 dicembre 1951, grazie anche all’opera di ricostruzione postbellica guidata da Fernanda Wittgens.
Ma la storia del Salone dorato non si concluse con la riapertura.
Nel 1974 venne deciso di abbassare di un metro il soffitto attraverso una struttura in cartongesso con una volta ribassata. Una scelta che modificò profondamente la percezione dello spazio.
La parte alta della serliana e il grande arco vennero nascosti, alterando il linguaggio architettonico della sala. Anche la grande specchiera settecentesca in legno e vetro di Murano risultò penalizzata dalla nuova altezza e dalla curvatura della volta.
Ancora più significativa fu la conseguenza sugli arazzi fiamminghi di Françoise Spiering, dedicati alle Storie di Amadigi di Gaula. Restaurati nel 2005 e di notevoli dimensioni, non poterono più essere esposti a causa della nuova volumetria della sala.
La videoispezione del 2025 e la scoperta dell’arco originale
Il nuovo progetto di recupero ha avuto un momento decisivo nel gennaio 2025, quando è stata realizzata una videoispezione all’interno della volta in cartongesso.
L’obiettivo era verificare la presenza della struttura lignea realizzata durante la ricostruzione di Fernanda Wittgens negli anni Cinquanta e dell’arco in marmo della serliana affacciata sul giardino.
Le immagini hanno fornito una risposta importante: il soffitto ligneo realizzato dalla Wittgens era stato completamente demolito nel 1974, mentre l’arco in marmo con le rosette in bronzo risultava ancora presente e in ottimo stato conservativo.
Quella scoperta ha permesso di ripartire dalle tracce materiali ancora esistenti e di progettare un intervento rispettoso della storia dell’edificio.
Il recupero del Salone dorato
Il progetto, curato da Alessandra Quarto e Piero Guicciardini in confronto con la Soprintendenza, ha scelto di riprendere il percorso avviato da Fernanda Wittgens negli anni Cinquanta.
Sono state così ripristinate la volumetria della sala e la grande arcata della finestra, comprese le sue decorazioni. Sono stati inoltre riallestiti la grande specchiera veneziana e i due preziosi arazzi fiamminghi.
L’intervento non si è limitato all’aspetto architettonico. È diventato anche un’occasione per restaurare le opere, approfondire gli studi sulla collezione e ricostruire la storia della casa museo dalla sua nascita fino alla ricostruzione dopo la guerra.
Come sottolinea Alessandra Quarto, direttrice del Poldi Pezzoli, la valorizzazione delle collezioni si inserisce in un percorso avviato nel 2023, con l’obiettivo di assicurare nel tempo «la conservazione, la conoscenza e la trasmissione del patrimonio».
Una responsabilità verso il passato, ma anche verso le generazioni future.
World Monuments Fund: il Salone dorato inaugura la nuova sede italiana
Il recupero del Salone dorato assume inoltre un significato internazionale perché rappresenta il primo progetto legato alla nuova sede italiana del World Monuments Fund.
La presidente e CEO Bénédicte de Montlaur ha ricordato il ruolo del Poldi Pezzoli tra le storiche case museo europee e il carattere innovativo della visione del suo fondatore, che aveva concepito gli ambienti della casa attorno alle opere d’arte.
Il progetto, secondo de Montlaur, dimostra inoltre come un luogo danneggiato dalla guerra possa essere recuperato attraverso ricerca e cura, rendendo omaggio sia alla visione originaria di Poldi Pezzoli sia alla ricostruzione postbellica di Fernanda Wittgens.
Per Fiorella Ballabio, direttrice del World Monuments Fund in Italia, il Salone dorato rappresenta un esempio particolarmente significativo della cura dedicata da Poldi Pezzoli a ogni dettaglio.
A 150 anni dalla realizzazione della serliana, il grande arco è tornato visibile e gli arazzi fiamminghi sono nuovamente sulle pareti: elementi che restituiscono alla sala una parte fondamentale della sua identità originaria.
Il 19 settembre ingresso gratuito al Museo Poldi Pezzoli
Per permettere al pubblico di conoscere il nuovo Salone dorato, il Museo Poldi Pezzoli sarà aperto gratuitamente sabato 19 settembre 2026, dalle 10 alle 18.
A partire dal 24 settembre, inoltre, ogni giovedì saranno organizzate visite guidate durante la pausa pranzo, dedicate al recupero del Salone dorato e ai suoi capolavori.
Un’occasione per vedere non soltanto una sala restaurata, ma il risultato di un lavoro che ha rimesso in dialogo architettura, opere d’arte, documenti d’archivio e memoria.
Una casa museo che continua a trasformarsi
Il recupero del Salone dorato si inserisce in una storia più ampia.
Dal 1951 a oggi il Museo Poldi Pezzoli ha modificato più volte i propri ambienti: negli anni Settanta il Salone dorato e le sale lombarde, negli anni Novanta le sale dedicate ai quadri, nel 2000 l’Armeria, nel 2006 la Sala degli Ori, nel 2008 la Sala Trivulzio e quella del Collezionista. Nel 2017 l’annessione di quattro nuove sale ha ulteriormente ampliato gli spazi espositivi.
Il museo ha quindi continuato a trasformarsi insieme alla società, alle esigenze di conservazione e sicurezza, alla crescita delle collezioni e agli standard museali internazionali.
Il nuovo intervento rappresenta un ulteriore passo di questo percorso: non un ritorno nostalgico al passato, ma la ricucitura di epoche diverse per restituire leggibilità e identità a una delle più affascinanti case museo di Milano.
Il Salone dorato torna così a essere, ancora una volta, il cuore della casa immaginata da Gian Giacomo Poldi Pezzoli.
