Con Terzo tempo la scena si apre con due attori che si raccontano mentre entrano nel proprio “terzo tempo di vita”. Non c’è un prima da ricostruire né un’azione da introdurre: c’è un dichiararsi in scena, in cui la vita e il teatro si intrecciano fin dall’inizio attraverso un esplicito gioco.
Il titolo ci accompagna subito lì: non nel fare, ma nel rimanere. In quel territorio fragile in cui i ruoli cadono e, senza più protezioni, ci si guarda per ciò che si è davvero. Non per ciò che si rappresenta, non per ciò che si è stati chiamati a essere.
La regia sceglie la frammentazione, come se la memoria stessa dello spettacolo non potesse che arrivare per pezzi. Le scene non si spiegano, si sfiorano. Si accostano senza mai chiudersi del tutto, e proprio in questo accostarsi costruiscono un linguaggio che non guida ma lascia emergere ciò che ognuno riconosce in modo diverso, personale, quasi intimo.
Lo spettatore viene lentamente portato in uno spazio che non è quello della narrazione ma della permanenza. Non si segue una storia, si attraversa una condizione. E questa condizione somiglia a qualcosa che non riguarda solo la scena, ma anche chi guarda: il modo in cui restiamo con gli altri quando non c’è più nulla da dimostrare, quando non ci sono più parti da sostenere, ma solo presenza.
La domanda che attraversa tutto non è solo “cosa resta quando il gioco finisce”, ma qualcosa di più vicino, quasi corporeo: come ci si resta dentro, insieme, quando non c’è più niente da dimostrare e nessun ruolo a proteggerci. Quando non c’è più scena, ma solo ciò che siamo l’uno davanti all’altro.
Un teatro che non si consuma, ma continua a lavorare sotto pelle. Non come ricordo che si ricompone, ma come traccia intermittente che riemerge nei giorni successivi, nei momenti più inattesi, quando lo spettacolo sembra lontano e invece ritorna, silenzioso, a modificare il modo in cui guardi ciò che ti circonda.
Repliche fino al 7 giugno.
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Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
