Un’interrogazione alla Commissione europea per accelerare l’autorizzazione di daraxonrasib, farmaco destinato al trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico. L’iniziativa nasce anche dalla vicenda di Jessica, giovane mamma di Olginate che sta cercando di accedere alla nuova terapia.
BRUXELLES – Dare risposte concrete a chi affronta una delle forme tumorali più aggressive e fare in modo che le nuove opportunità offerte dalla ricerca scientifica possano raggiungere i pazienti nel minor tempo possibile. È questo il senso dell’iniziativa parlamentare promossa da Lara Magoni, eurodeputata di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per sollecitare il completamento dell’iter di autorizzazione di daraxonrasib, il nuovo farmaco destinato al trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico.
Una richiesta che nasce anche da una storia personale, quella di Jessica, 36 anni, giovane mamma di Olginate, nel Lecchese, che sta affrontando la malattia e si sta mobilitando per poter accedere a una terapia sperimentale. La sua speranza è guadagnare tempo prezioso da condividere con i suoi bambini gemelli di appena tre anni.
In attesa della decisione definitiva dell’Unione europea sull’autorizzazione del medicinale, Jessica ha avviato una raccolta fondi per cercare di acquistarlo autonomamente negli Stati Uniti, dove è già disponibile in commercio. La sua vicenda ha suscitato una forte partecipazione, riportando l’attenzione sulle difficoltà affrontate dai pazienti oncologici e dalle loro famiglie quando nuove possibilità terapeutiche non sono ancora accessibili nel proprio Paese.
La vicenda di Jessica porta il tema all’attenzione delle istituzioni europee
«La storia di Jessica mi ha profondamente colpita. Dietro ogni diagnosi ci sono una persona, una famiglia, dei figli e il desiderio di continuare a vivere. Non possiamo restare indifferenti davanti a una situazione come questa. È nostro dovere fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché la ricerca e le nuove opportunità terapeutiche possano tradursi in risposte concrete per chi ne ha bisogno», dichiara Lara Magoni.
L’iniziativa parlamentare si inserisce in un momento particolarmente significativo per il percorso autorizzativo del farmaco. Il 15 ottobre scorso, infatti, il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha espresso parere favorevole alla commercializzazione di Rasonque (daraxonrasib), indicato per pazienti adulti con tumore pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno una precedente terapia sistemica.
Il parere positivo è stato trasmesso alla Commissione europea, alla quale spetta ora adottare la decisione definitiva sull’autorizzazione all’immissione in commercio.
Tumore al pancreas, oltre 530mila nuovi casi nel mondo
La necessità di ampliare le possibilità terapeutiche emerge con particolare evidenza anche dai dati epidemiologici. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 si sono registrati nel mondo oltre 530mila nuovi casi di tumore al pancreas e più di 490mila decessi.
Numeri che descrivono la gravità di una patologia oncologica particolarmente complessa, per la quale rimane elevato il bisogno di nuove terapie e di strumenti capaci di offrire ulteriori possibilità ai pazienti.
Con la sua interrogazione, Magoni chiede alla Commissione europea se intenda procedere all’autorizzazione di daraxonrasib, tenendo conto del parere favorevole espresso dall’EMA, e quali siano i tempi previsti per concludere il procedimento.
«Naturalmente ogni passaggio deve rispettare le necessarie garanzie scientifiche e di sicurezza. Ma quando le autorità competenti hanno già espresso una valutazione favorevole, è importante che anche la fase decisionale proceda senza ritardi evitabili. Non si tratta di promettere soluzioni che la medicina non può garantire, ma di fare in modo che le opportunità offerte dalla ricerca arrivino ai pazienti nel minor tempo possibile», sottolinea l’eurodeputata.
«La speranza non deve restare una parola»
L’obiettivo dell’iniziativa è richiamare l’attenzione delle istituzioni europee sulla necessità di accompagnare il progresso della ricerca con procedure tempestive, nel rispetto delle verifiche scientifiche e delle garanzie di sicurezza previste.
Una questione che, al di là degli aspetti normativi e burocratici, riguarda direttamente la vita delle persone e delle loro famiglie. Per chi affronta una diagnosi così difficile, infatti, il tempo assume un valore ancora più importante e l’accesso alle nuove opportunità terapeutiche può rappresentare una speranza concreta.
«Continuerò a seguire questa vicenda con attenzione, perché credo che le istituzioni debbano dimostrare concretamente la propria vicinanza alle persone e alle loro famiglie. A Jessica e a tutti coloro che stanno affrontando questa battaglia va il mio pensiero e il mio sostegno. La speranza non deve restare una parola: dobbiamo lavorare affinché si traduca in opportunità reali di cura», conclude Lara Magoni.
