Dalle città messapiche di Parabita e Cavallino al santuario di Castro, passando per Roca e i suoi ottantamila visitatori in due mesi: il Salento punta sul patrimonio storico e archeologico per destagionalizzare i flussi turistici. Il progetto sarà presentato alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026.
Il Salento non è soltanto mare cristallino, spiagge dorate e vacanze estive. È una terra che custodisce tesori archeologici, città messapiche, testimonianze millenarie, palazzi storici e percorsi d’arte capaci di raccontare un’identità profonda, stratificata e sorprendente. Un patrimonio che oggi vuole conquistare viaggiatori curiosi, appassionati di storia e cultura, pronti a scoprire il territorio anche lontano dall’alta stagione.
È questa la sfida al centro dell’itinerario che il Salento presenterà alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026: valorizzare il patrimonio culturale come leva per destagionalizzare il turismo e offrire nuove ragioni per visitare la Puglia durante tutto l’anno.
L’iniziativa è stata illustrata a Lecce nel corso di una conferenza stampa ospitata nella sala stampa di Palazzo Adorno, con il patrocinio della Provincia di Lecce e di Salento d’Amare. A moderare l’incontro è stata la giornalista professionista Carmen Mancarella, direttrice responsabile della rivista Spiagge e ideatrice dell’itinerario.

Sono intervenuti il sindaco di Parabita e consigliere provinciale Stefano Prete, il sindaco di Melendugno e consigliere provinciale Maurizio Cisternino, il sindaco archeologo di Castro Luigi Coluccia e l’imprenditrice Giorgia Taurino, titolare di Casina Spezzaferri ad Arnesano.
Il percorso comprende anche Cavallino e Porto Cesareo, con il suo parco archeologico sommerso, e mette in rete esperienze differenti, accomunate dalla volontà di trasformare la ricchezza storica e artistica in un’opportunità di sviluppo turistico e culturale.
Il Museo Faggiano: quando una casa diventa una finestra sulla storia
Tra i luoghi simbolo di questo viaggio figura il Museo Faggiano di Lecce, nato da una scoperta straordinaria della famiglia Faggiano. Quella che doveva essere una normale abitazione si è trasformata in un percorso attraverso epoche diverse, grazie al ritrovamento di testimonianze archeologiche emerse durante alcuni lavori nell’edificio.
In pochi metri quadrati si concentrano tracce di tombe messapiche, reperti di epoca romana, sepolture medievali e simboli legati ai Templari. Una stratificazione che restituisce in modo quasi tangibile la complessità della storia salentina.

La vicenda ha attirato anche l’attenzione della stampa internazionale. Il New York Times l’ha raccontata con una frase che restituisce tutta la sorpresa della scoperta: «Può accadere solo in Italia: un uomo compra una casa e trova un museo!».
Il Museo Faggiano dimostra come il patrimonio archeologico non sia necessariamente confinato nei grandi complessi monumentali, ma possa emergere anche nei luoghi della vita quotidiana, trasformando una vicenda privata in una risorsa culturale aperta al pubblico.
Parabita, dalle Veneri paleolitiche all’arte contemporanea

La prima tappa del percorso conduce a Parabita, territorio che affonda le proprie radici nella preistoria e che oggi guarda alla cultura come strumento di innovazione.
Il sindaco e consigliere provinciale Stefano Prete sottolinea l’importanza di riconoscere pienamente il valore del patrimonio salentino, spesso apprezzato a livello internazionale più di quanto non venga percepito dagli stessi abitanti.

«La nostra è una partecipazione convinta a questa iniziativa. La proposta culturale e archeologica è di prim’ordine in tutto il Salento e forse dovremmo convincercene prima di tutto noi stessi, perché diverse località del Salento fanno scuola a livello internazionale».
Per Prete, tuttavia, la presenza di siti archeologici di grande valore deve accompagnarsi a servizi adeguati e a una progettualità capace di rispondere alle aspettative dei visitatori culturali. Chi sceglie questo tipo di viaggio, infatti, non cerca soltanto la visita a un monumento, ma un’esperienza articolata, nella quale il patrimonio dialoghi con il territorio e con le sue espressioni contemporanee.
«L’archeologia non ci parla solo di passato: è un passato che dà tante suggestioni anche per il presente e deve essere lo spunto per traguardare obiettivi di rielaborazione e di proposte artistiche. Il nostro territorio ha bisogno di una formula nuova per il futuro e di utilizzare la creatività come additivo e prospettiva di futuro che trova addentellati nella nostra storia».
Parabita è conosciuta soprattutto per le celebri Veneri paleolitiche, due statuine preistoriche che testimoniano la capacità delle comunità antiche di elaborare forme artistiche e rappresentazioni simboliche di grande interesse. La loro qualità espressiva continua a suscitare riflessioni anche in relazione ai canoni estetici contemporanei.
Il patrimonio archeologico locale è stato approfondito anche dagli studi dedicati al sito, tra cui quelli dell’archeologa Elettra Ingravallo e le ricerche richiamate dal Museo archeologico nazionale di Taranto.

Accanto alla valorizzazione delle testimonianze preistoriche, Parabita ha arricchito la propria offerta con percorsi dedicati all’arte contemporanea, tra cui Votiva e Ipogea, creando un collegamento tra memoria storica e sperimentazione artistica.
La partecipazione alla Borsa di Paestum rappresenta quindi un’occasione per promuovere un modello di sviluppo che metta in relazione archeologia, creatività e collaborazione tra territori.
«Paestum può rappresentare una vetrina all’altezza per poter segnare politiche di sviluppo del territorio: fare rete, autenticamente e intelligentemente per proporre un’immagine inedita del Salento che ha i piedi ben saldi nel proprio passato, guardando al futuro», conclude Prete.
Castro, l’approdo di Enea nella terra del mito
A Castro la storia incontra il mito, in un paesaggio nel quale archeologia, mare e natura compongono un insieme di straordinario fascino.

Il sindaco archeologo Luigi Coluccia considera la partecipazione alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico un’opportunità per confrontare il lavoro svolto dalle comunità locali con le esperienze e le prospettive di altri territori.
«Partecipare come Salento e come unione dei siti archeologici alla Borsa Mediterranea del turismo archeologico è sicuramente un’occasione da cavalcare con entusiasmo e con convinzione. È una realtà che ci consente anche di monitorare attraverso l’evento espositivo, gli sforzi di questo territorio che si confronteranno con gli attori che andremo a incontrare a Paestum».
Dall’inizio degli anni Duemila, Castro ha vissuto una nuova stagione di scoperte grazie alle ricerche della Soprintendenza e al lavoro del professor Francesco D’Andria, archeologo che ha contribuito in modo significativo alla conoscenza del sito.
Gli scavi hanno riportato alla luce un insediamento fiorente tra il V e il IV secolo avanti Cristo, proseguito fino alla romanizzazione, con un santuario emporico inserito nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Un contesto che restituisce il ruolo strategico di questo tratto di costa nei rapporti tra le civiltà antiche.

Ma Castro non è soltanto archeologia. La rocca, a circa cento metri sul livello del mare, offre scorci panoramici e costituisce il punto di partenza di sentieri che attraversano terrazzamenti coltivati a ulivi, muretti a secco e paesaggi modellati nei secoli dal lavoro umano.
A completare l’offerta sono le grotte di Romanelli e Palombara e la celebre Grotta Zinzulusa, testimonianze di una ricchezza carsica che aggiunge al territorio una dimensione naturalistica di grande interesse.
«Si tratta di grandi attrattori archeologici, culturali e naturalistici molto forti nei quali la nostra comunità si riconosce e ne difende la tutela. E questo è un grande valore per una crescita democratica», osserva Coluccia.
La valorizzazione di Castro punta dunque a tenere insieme conoscenza, tutela e sviluppo, facendo del patrimonio un bene condiviso e una risorsa per l’intera comunità.
Castro e Roca al Colosseo: il Salento protagonista del dialogo tra Roma e Troia
Il valore archeologico del Salento ha trovato spazio anche in un contesto di risonanza internazionale: una mostra ospitata al Colosseo, dedicata ai rapporti commerciali e culturali tra Roma e Troia e alle suggestioni del mito dell’Eneide e dell’Iliade.
In questa cornice, i reperti provenienti da Castro e Roca hanno ottenuto una sezione speciale, accanto a testimonianze provenienti da Troia, da numerosi siti della Turchia e dal Lazio.
La presenza delle due località salentine in uno dei monumenti più visitati al mondo rappresenta un riconoscimento importante per un territorio che conserva tracce fondamentali delle relazioni tra le civiltà mediterranee.
Il richiamo al mito non è soltanto letterario: offre una chiave di lettura per comprendere gli scambi, i viaggi e gli incontri che hanno contribuito a modellare l’identità culturale del Mediterraneo.
Per il Salento, questa visibilità costituisce un’opportunità per rafforzare il proprio posizionamento nel turismo culturale internazionale, superando l’immagine esclusivamente balneare che spesso accompagna la destinazione.
Roca, un sito di interesse internazionale aperto dieci mesi l’anno
Un altro protagonista dell’itinerario è Roca, nel territorio di Melendugno, sito di straordinaria importanza storica
Il sindaco e consigliere provinciale Maurizio Cisternino evidenzia il ruolo delle ricerche archeologiche e la crescente dimensione internazionale del progetto di valorizzazione.

«Roca è un sito importantissimo che affonda la sua storia sin dall’età del bronzo. L’Università del Salento è piena di reperti rinvenuti a Roca. La scoperta più recente è una porta di età medioevale avvenuta ad opera degli archeologi dell’Università del Salento e di studiosi e studiose provenienti dagli Stati Uniti. Quindi ci proiettiamo in una visione più internazionale».
Tra gli elementi decisivi per la gestione del sito figura il partenariato speciale pubblico-privato concluso con ArtWork, attraverso il quale il Comune ha affidato attività di gestione, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico.

Il modello prevede un Tavolo Tecnico Unico al quale partecipano il soggetto privato, ArtWork, il Comune, l’Università e la Soprintendenza. Un sistema di collaborazione che punta a condividere le decisioni e ad accelerare gli interventi, superando le difficoltà burocratiche che spesso rallentano la gestione dei beni culturali.
I risultati, secondo quanto illustrato durante la conferenza stampa, sono significativi: 80mila visitatori in appena due mesi.
Il progetto punta inoltre a superare la tradizionale apertura limitata ai mesi estivi. Grazie al partenariato, l’obiettivo è mantenere il sito accessibile per dieci mesi all’anno, offrendo ai visitatori nuove occasioni per scoprire Roca anche in autunno, inverno e primavera.

Si tratta di un passaggio fondamentale per la destagionalizzazione: un sito archeologico che resta aperto più a lungo può entrare stabilmente negli itinerari culturali, scolastici e naturalistici, contribuendo a distribuire le presenze turistiche su un arco temporale più ampio.
Cavallino e Sigismondo Castromediano, alle origini della tutela dei beni culturali
Il viaggio prosegue a Cavallino, città natale di Sigismondo Castromediano, figura centrale del Risorgimento italiano e pioniere della tutela del patrimonio archeologico salentino.

Patriota mazziniano, Castromediano trascorse due anni nelle carceri borboniche per il proprio impegno politico. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1861, entrò nel primo Parlamento nazionale. Accanto all’attività politica coltivò una profonda passione per l’archeologia, esplorando città messapiche e siti antichi del territorio insieme ad altri studiosi e membri della nobiltà locale.
La sua eredità è legata soprattutto all’impegno per la conservazione delle testimonianze storiche. Da consigliere provinciale promosse la nascita del Museo archeologico della Provincia di Lecce, fondato nel 1868 e oggi intitolato proprio a lui: il Museo provinciale Sigismondo Castromediano.

Cavallino custodisce inoltre un museo diffuso che consente di esplorare le vestigia dell’antica città messapica, un insediamento esteso su circa 69 ettari e abbandonato nei primi decenni del V secolo avanti Cristo.
Il percorso archeologico permette di riconoscere le imponenti mura messapiche, la porta nord-orientale, gli antichi tracciati viari, le fondamenta delle abitazioni disposte intorno a un’area dominante, la necropoli e una grande cisterna utilizzata per l’approvvigionamento idrico.
Il sito è gestito dall’Università del Salento, sotto la direzione scientifica del professor Corrado Notario, archeologo e direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’ateneo, con sede proprio a Cavallino.
Un patrimonio che permette di ricostruire l’organizzazione urbana e la vita quotidiana di una comunità antica, offrendo ai visitatori un’esperienza che unisce conoscenza scientifica e scoperta del paesaggio.
Il castello, la galleria celeste e una storia d’amore del Seicento
Cavallino riserva anche una dimensione architettonica e sentimentale, legata alla storia di Beatrice Acquaviva d’Aragona e Francesco Castromediano, protagonisti nel Seicento di una stagione di rinascita per la cittadina.

I due sposi promossero importanti opere pubbliche, tra cui il pozzo di San Domenico e il complesso domenicano con la chiesa. Qui la memoria della coppia è affidata a due alte statue in marmo bianco collocate dietro l’altare maggiore, che raffigurano i coniugi nell’atto di prendersi per mano e donarsi il cuore.
Un’immagine che restituisce la dimensione affettiva di una storia familiare intrecciata alla trasformazione urbana e culturale del paese.
La coppia contribuì inoltre alla trasformazione del castello-fortezza in un elegante palazzo, arricchito dalla galleria celeste, una sala dalla volta interamente affrescata che richiama, per impostazione e suggestioni decorative, gli ambienti delle grandi residenze europee, tra cui la Reggia di Versailles.
Attualmente in fase di restauro, la galleria ha attirato anche l’attenzione del mondo audiovisivo ed è stata utilizzata come ambientazione per alcune scene di note fiction televisive.
Anche questa tappa dimostra quanto il patrimonio salentino sia articolato: alle testimonianze archeologiche si affiancano architetture storiche, opere d’arte e racconti di vita che contribuiscono a restituire l’identità più autentica dei luoghi.
Porto Cesareo, il patrimonio archeologico incontra il mare
L’itinerario comprende infine Porto Cesareo, dove il paesaggio marino si intreccia con la storia sommersa. La località ospita il terzo parco archeologico sommerso dell’Italia meridionale, inaugurato grazie al bando regionale Puglia Smart In, che amplia ulteriormente le opportunità di scoperta del patrimonio culturale subacqueo.

Il sito si inserisce in una prospettiva di valorizzazione che permette di affiancare alla tradizionale esperienza balneare un’offerta legata all’archeologia e alla conoscenza dell’ambiente marino.
Il mare, in questa visione, non rappresenta soltanto una risorsa paesaggistica, ma anche un archivio di storie, testimonianze e relazioni che raccontano il passato del territorio.
Il Salento fa rete per destagionalizzare il turismo
Dalle Veneri paleolitiche di Parabita alle città messapiche, dal santuario di Castro alle testimonianze di Roca, fino al museo diffuso di Cavallino, alle architetture storiche e al patrimonio sommerso di Porto Cesareo, emerge un Salento ricco di itinerari che possono essere vissuti in ogni stagione.
La partecipazione alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum diventa così un’occasione per presentare una destinazione capace di andare oltre la dimensione balneare e di rivolgersi a un pubblico interessato alla storia, all’arte, alla ricerca e alla conoscenza dei territori.
La sfida è mettere in rete le diverse località, migliorare i servizi, garantire una fruizione più continuativa dei siti e costruire proposte integrate che uniscano archeologia, natura, architettura e cultura contemporanea.
Il Salento non smette di sorprendere: dietro le sue spiagge più conosciute custodisce un patrimonio che attraversa millenni di storia e che oggi può diventare una risorsa decisiva per un turismo più consapevole, distribuito durante tutto l’anno e capace di generare valore per le comunità locali.
Perché conoscere il Salento significa anche andare oltre il mare e lasciarsi guidare dalle tracce delle civiltà che lo hanno abitato, dalle storie che i suoi monumenti raccontano e dalla creatività di un territorio che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Guarda QUI la diretta della conferenza stampa

Carmen Mancarella, giornalista professionista da 38 anni, è direttrice responsabile della rivista di turismo e cultura del Mediterraneo Spiagge e della casa editrice Mancarella editore collegata al sito www.mediterraneantourism.it. Vive e lavora nel Salento.
Laureata in Scienze Politiche ha imparato l’ABC del giornalismo occupandosi di cronaca bianca, nera e giudiziaria, per La Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano di Puglia, Leccesera e la Repubblica.
Nel 2001, partendo dalla bellezza della propria terra, il Salento ha indirizzato la sua professione verso il giornalismo turistico e la promozione territoriale, fondando la rivista di turismo e cultura del Mediterraneo Spiagge, un atto d’amore verso il Salento.
Collabora con Bell’Italia, In Viaggio e Di Più del gruppo Cairo editore. Ha scelto e proposto storie e location per le importanti trasmissioni tv Bell’Italia in Viaggio de La7, Linea Blu e Linea Verde Orizzonti per RAI UNO, Gulliver di Alma Travel TV.
Ha scritto tre libri: Le orme di Giovanni Paolo II nel Salento (2005), 16 Storie di Successo (2019) e Experience Marketing (2021).
Più volte premiata dai Comuni di cui ha curato la promozione, ha organizzato 19 eventi-conferenze stampa a Milano, sette a Berlino e tre a Parigi e ben 70 educational per giornalisti nel Salento (cinque in Calabria) ospitando qualcosa come oltre mille giornalisti, esperti in eventi, moda e turismo.
Alla sua storia professionale è stato dedicata una tesi di laurea in Valorizzazione dei Sistemi turistici presso UniCal (2017), tesi divenuta un libro: Strategie di comunicazione per una destinazione vincente. Il caso Puglia di Ana Maria Stan (2021).
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