Carmelo Bene, il superuomo del teatro italiano: a Roma la presentazione del libro di Flavio De Marco

Lunedì 26 ottobre alla libreria Horafelix un incontro dedicato a uno dei protagonisti più radicali e controversi della scena teatrale italiana. Con l’autore interverranno il regista Rai Carmelo Nicotra e l’antropologa Valentina Ferranti. In programma anche declamazioni di Carmelo Bene accompagnate dalle sonorizzazioni di Andrea Calella (Queemose) e Serena Patrimia.

ROMA – Carmelo Bene, artista irregolare, provocatore e innovatore, ha attraversato il teatro italiano lasciando un segno profondo e ancora oggi difficile da ricondurre entro schemi convenzionali. La sua ricerca sulla voce, sul linguaggio e sulla presenza scenica ha messo in discussione le forme tradizionali della rappresentazione, trasformando la parola in materia sonora e il teatro in un’esperienza capace di spingersi oltre i confini della narrazione.

A questa figura complessa e affascinante è dedicato il volume Carmelo Bene, il Superuomo del Teatro Italiano, scritto dal giornalista Flavio De Marco e pubblicato da Passaggio al Bosco, che sarà presentato lunedì 26 ottobre 2026, alle ore 18, presso la libreria Horafelix di Roma, in via Reggio Emilia.

L’appuntamento si propone come un’occasione di approfondimento e confronto intorno a un protagonista fondamentale della cultura italiana del Novecento, la cui eredità artistica continua a interrogare il rapporto tra teatro, parola, suono e pensiero.

Un dialogo culturale tra teatro, antropologia e ricerca artistica

Accanto all’autore interverranno il regista Rai Carmelo Nicotra e l’antropologa Valentina Ferranti, contribuendo ad aprire prospettive differenti sulla personalità e sulla ricerca di Carmelo Bene.

La presentazione non sarà soltanto un momento dedicato al libro, ma anche un’occasione per riportare al centro del dibattito un artista che ha fatto della trasgressione dei linguaggi e del superamento delle convenzioni uno dei tratti distintivi della propria opera.

Nel corso dell’incontro sono previste alcune declamazioni di Carmelo Bene, accompagnate dalle sonorizzazioni di Andrea Calella (Queemose) e Serena Patrimia. La parola recitata e la dimensione musicale dialogheranno così in un percorso evocativo che richiama uno degli aspetti più caratteristici della poetica beniana: la centralità della voce, intesa non soltanto come veicolo del testo, ma come forza espressiva autonoma.

Flavio De Marco: «Torniamo a parlare di Sud magico e di linguaggi lontani dal potere»

Per Flavio De Marco, il ritorno alla libreria Horafelix rappresenta un’occasione particolarmente significativa. L’autore aveva già presentato nella stessa sede un libro dedicato a Franco Battiato, riscontrando, come racconta, un interesse che ha favorito il dialogo con il pubblico.

«Una bella soddisfazione tornare a Roma presso la libreria Horafelix, luogo di dialogo culturale molto interessante e proficuo. Dopo aver presentato ad Horafelix il mio libro su Franco Battiato, che ebbe a riscuotere molto interesse, torniamo a parlare di Sud magico, di linguaggi lontani dal potere, di spinte verticali dell’esistenza, di armonia del suono e della phone’».

Parole che delineano un percorso culturale nel quale figure apparentemente diverse, come Franco Battiato e Carmelo Bene, possono incontrarsi sul terreno della ricerca artistica, della tensione spirituale e della sperimentazione del linguaggio.

De Marco sottolinea inoltre l’importanza di mantenere viva l’attenzione critica intorno all’opera di Bene, evidenziando la necessità di continuare a discuterne e approfondirne il pensiero. Il testo della dichiarazione ricevuta si interrompe dopo il riferimento a un autore «poco conosciuto nella s…»: per evitare interpretazioni arbitrarie, la frase non viene completata.

Carmelo Bene, una voce che continua a interrogare il presente

Definire Carmelo Bene un «superuomo» significa richiamare una personalità artistica che ha fatto della sfida alle convenzioni una condizione essenziale della propria ricerca. Attore, regista, autore e interprete di una radicale sperimentazione teatrale, Bene ha messo in discussione il rapporto tradizionale tra testo e rappresentazione, tra interprete e personaggio, tra parola e significato.

La sua concezione della voce e della phoné, intesa nella sua dimensione sonora e materiale, ha aperto prospettive che ancora oggi attraversano il teatro contemporaneo e la riflessione sui linguaggi artistici.

Rileggere la sua opera significa dunque confrontarsi con una ricerca che non si lascia esaurire da definizioni definitive. Significa interrogarsi sul potere della parola, sulla libertà dell’artista e sulla possibilità di creare forme espressive capaci di sottrarsi alle aspettative del pubblico e ai modelli culturali dominanti.