Il 25 ottobre 2026, nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano, Andrea Carabelli dirige e interpreta l’adattamento teatrale del racconto di Roald Dahl. Una commedia attuale che mette in discussione il rapporto tra creatività, tecnologia e mercato.
Molto prima che l’intelligenza artificiale entrasse nel linguaggio quotidiano e trasformasse il nostro modo di lavorare, comunicare e produrre contenuti, Roald Dahl aveva già immaginato una macchina capace di scrivere racconti e romanzi al posto degli esseri umani. Una visione sorprendentemente profetica, che oggi torna sul palcoscenico con Lo scrittore automatico, aprendo la stagione 2026/2027 del Centro Culturale di Milano. Lo spettacolo sarà in scena il 25 ottobre 2026 nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti.
Tratto dal racconto The Great Automatic Grammatizator, pubblicato nel 1953, lo spettacolo affronta con ironia e una vena di inquietudine una questione di stringente attualità: che cosa succede quando la tecnologia riesce a imitare la creatività umana, fino a rendere difficile distinguere l’originale dalla produzione automatizzata?
L’adattamento teatrale di Luca Botturi, diretto da Andrea Carabelli, trasforma questa intuizione narrativa in una commedia che intreccia suspense e riflessione, interrogando il rapporto tra talento, successo commerciale e responsabilità. Perché quando la scrittura diventa una merce producibile in serie, il rischio è che a perdere valore non sia soltanto il lavoro degli autori, ma anche la loro identità.
La macchina che scrive: quando il successo commerciale minaccia la creatività

Al centro della storia c’è Adolph Knipe, giovane tecnico di talento che lavora nell’impresa di Mr. Bohlen. Dopo aver contribuito alla realizzazione di un supercalcolatore scientifico, Knipe concepisce un progetto ancora più ambizioso: costruire una macchina capace di generare racconti destinati alla pubblicazione.
L’idea nasce da una frustrazione personale, quella dei rifiuti ricevuti dalle riviste letterarie, ma si trasforma rapidamente in un’opportunità economica. La macchina funziona, i testi prodotti conquistano il mercato e la scrittura diventa un processo industriale, nel quale le parole possono essere generate senza che chi le pubblica ne sia realmente l’autore.
È qui che la storia di Dahl mostra tutta la sua forza. La macchina non rappresenta soltanto un’invenzione straordinaria, ma il simbolo di un sistema in cui la velocità e la redditività rischiano di prevalere sull’esperienza, sulla sensibilità e sull’originalità. La firma di un autore può diventare un marchio commerciale, mentre il lavoro creativo viene progressivamente svuotato del suo valore umano.
Scritto oltre settant’anni fa, il racconto sembra così anticipare molte delle domande che oggi accompagnano la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa: chi è il vero autore di un testo? Quanto conta il processo creativo rispetto al risultato finale? E quale spazio rimane per la persona quando una macchina è in grado di produrre contenuti in quantità e tempi impensabili per un essere umano?
Andrea Carabelli porta in scena il conflitto tra uomo e macchina
La regia di Andrea Carabelli costruisce un atto unico della durata di 75 minuti, affidando il racconto a tre interpreti: lo stesso Carabelli, Diego Becce e Martin Dushku.
Elemento centrale della messinscena è il grande macchinario dello scrittore automatico, progettato scenograficamente da Andrea Colombo come un organismo in continua trasformazione. La struttura cresce e occupa progressivamente lo spazio scenico, assumendo un ruolo che va ben oltre quello di un semplice oggetto di scena: diventa il fulcro visivo e drammaturgico del conflitto, una presenza che sembra avanzare insieme al potere della tecnologia.
Anche il suono contribuisce a definire l’identità della macchina. Le musiche originali di Giovanni Merli ne accompagnano l’evoluzione, conferendole una sorta di voce scenica e rendendo percepibile il suo progressivo ingresso nella vita dei personaggi.
Accanto alla scenografia, il lavoro sulle macchine e sulla programmazione, curato da Matteo Dell’Agostino, Marta Piatti e Davide Vitrano, completa la costruzione di un universo teatrale nel quale l’elemento tecnico dialoga costantemente con la presenza degli attori.
Il risultato è una dimensione scenica in cui la tecnologia non rimane sullo sfondo, ma diventa protagonista e motore dell’azione. La macchina cresce, si impone e modifica gli equilibri, mentre gli esseri umani si confrontano con le conseguenze della propria invenzione.
Intelligenza artificiale e responsabilità: una domanda ancora aperta

La forza di Lo scrittore automatico sta nella capacità di affrontare un tema complesso senza trasformare il palcoscenico in una lezione sulla tecnologia. La commedia conserva il passo narrativo e la suspense del racconto di Dahl, ma apre uno spazio di riflessione sulle trasformazioni che investono oggi il mondo della cultura e della produzione intellettuale.
La macchina immaginata dallo scrittore britannico appartiene a un’altra epoca, eppure il suo funzionamento simbolico richiama da vicino le questioni sollevate dall’intelligenza artificiale contemporanea. Non è soltanto la capacità di generare testi a essere in discussione, ma il significato stesso del lavoro creativo, il riconoscimento della paternità delle opere e il valore dell’esperienza umana.
La domanda, dunque, non è semplicemente se una macchina possa scrivere un racconto convincente. È piuttosto che cosa perdiamo quando cominciamo a considerare equivalenti il risultato prodotto e il percorso che lo ha generato.
In questo senso, la messinscena di Carabelli mette a confronto due dimensioni apparentemente lontane: l’artigianalità del teatro, fatto di corpi, oggetti, suoni e relazioni, e l’automazione di una produzione che rischia di ridurre la creatività a una sequenza di operazioni replicabili.
Un appuntamento che invita a guardare oltre il fascino dell’innovazione, per interrogarsi sul confine tra esecuzione e intelligenza, tra produzione e creazione, tra efficienza e responsabilità. Perché la tecnologia può cambiare gli strumenti con cui raccontiamo il mondo, ma resta aperta la questione di chi debba risponderne e di quale valore vogliamo attribuire alla creatività umana.
Lo scrittore automatico, adattamento teatrale di Luca Botturi dal racconto di Roald Dahl, è prodotto da Scarrozzanti S.r.l. e va in scena domenica 25 ottobre 2026 nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano. Regia di Andrea Carabelli; con Andrea Carabelli, Diego Becce e Martin Dushku. Scene di Andrea Colombo, musiche originali di Giovanni Merli. Durata: 75 minuti.
NFORMAZIONI
Orari
domenica 25 Ottobre – 18:0
Durata: 75 minuti.
Biglietti
SETTORE A (file A–E + H)
intero 22€; over65 18€; under30 15€.
SETTORE B (file F–R)
intero 18€; over65 15€; under30 12€.
SETTORE C (file S–ZZ)
intero 12€; under30 10€.
TITOLARI TESSERA CMC:
ridotto 15€ nei settori A e B, solo in cassa.
Biglietteria
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
