L’Inter ha iniziato la stagione con uno dei peggiori avvii della sua storia recente: tre punti raccolti nelle prime tre giornate, un bottino che evoca brutti ricordi. L’unico precedente peggiore resta quello del 2011/12 con Gian Piero Gasperini, quando i nerazzurri collezionarono un pareggio con la Roma e due sconfitte contro Palermo e Novara, costate l’esonero immediato del tecnico.
Oggi, tredici anni dopo, lo scenario non è meno preoccupante: la sconfitta interna con l’Udinese e il ko nel big match con la Juventus hanno messo in evidenza fragilità inattese in una squadra partita con ambizioni da protagonista.
Errori individuali e fragilità collettiva
Le statistiche parlano chiaro: sei gol subiti in tre partite sono un campanello d’allarme. Yann Sommer, portiere arrivato due estati fa per sostituire Onana, ha commesso errori pesanti soprattutto all’Allianz Stadium. Anche l’unico nuovo acquisto titolare, Akanji, non è riuscito a incidere positivamente, mostrando difficoltà di adattamento nella marcatura e nei meccanismi difensivi.
A centrocampo il solo Calhanoglu ha provato a dare qualità, ma troppo isolato per incidere. L’attacco, invece, ha pagato la serata negativa di Lautaro Martinez, rientrato solo due giorni prima dagli impegni con la nazionale argentina.
Chivu sotto esame, dirigenza in allerta
Dopo la sconfitta con la Juve, a Appiano Gentile c’è stato un confronto serrato tra Chivu e la dirigenza. Il tecnico in conferenza ha mantenuto toni fiduciosi, ma nello spogliatoio il clima è stato teso. Con Juventus e Napoli già a +6, l’Inter non può permettersi altri passi falsi.
Champions come bivio
Mercoledì sera ad Amsterdam contro l’Ajax l’Inter esordirà in Champions League: un appuntamento che può diventare la scintilla della rinascita o aggravare ulteriormente la crisi. Gli alibi sono finiti: serviranno risposte concrete, immediate e convincenti.
