Nasce da Melendugno la Rete delle Feste del Fuoco: il Salento d’inverno tra tradizione, turismo lento e identità autentica


Le Feste del Fuoco si confermano uno dei più potenti attrattori culturali e turistici del Salento invernale. Da Melendugno è partita la proposta di creare una vera e propria Rete delle Feste del Fuoco, un progetto condiviso da sindaci, amministratori e comitati organizzatori con l’obiettivo di promuovere un Salento autentico, capace di accogliere viaggiatori anche fuori stagione, lungo la lunga scia di falò che attraversa l’inverno fino alla primavera.

L’idea ha preso forma nel corso del Focus–Conferenza Stampa sul turismo degli eventi, svoltosi domenica 25 gennaio al Nuovo Cinema Paradiso, ultimo appuntamento della programmazione invernale del Comune di Melendugno, potenziata con i fondi POC 2021–2027 e coordinata dalla giornalista salentina Carmen Mancarella. Un incontro che si è trasformato in un vero viaggio collettivo tra riti, memoria e comunità, accompagnato dalle immagini delle grandi focare proiettate sul maxi schermo.

«Abbiamo dimostrato che il Salento può vivere di turismo 365 giorni l’anno», ha sottolineato l’assessore al Turismo di Melendugno Francesco Stella, ricordando come il turismo lento e accessibile – a partire dal Cammino del Salento, che ha in San Foca la sua prima tappa – abbia registrato il tutto esaurito nelle strutture rimaste aperte anche in inverno.


Il calendario delle Feste del Fuoco, in gran parte già vissute e partecipate, racconta un territorio che non si spegne con l’estate. Dalla Focareddha di Sant’Andrea a Presicce Acquarica, che a fine novembre ha acceso simbolicamente la prima fiamma pugliese con un forte messaggio di pace, alla Focara laica di Gagliano del Capo del 26 dicembre, grande festa di comunità arricchita dal concerto di Antonio Castrignanò.

Il 28 dicembre è stata la volta della Festa te lu Focu di Zollino, riconosciuta tra le Feste storiche regionali, dove il fuoco diventa racconto identitario tra lingua grika, gastronomia tradizionale e teatro popolare. Il nuovo anno si è aperto con la Focara di Castrignano del Capo, accesa il primo gennaio al termine di una marcia per la pace, segno di una tradizione capace di parlare anche al presente.


Tra i momenti più attesi, la Focara di Novoli, la “regina” delle focare salentine, che il 16 gennaio ha arso con le sue trentamila fascine di ulivo in onore di Sant’Antonio Abate, seguita il 19 gennaio dalla Focara di San Lorenzo a Lizzanello, recuperata e rilanciata grazie all’impegno dei giovani.

Il percorso è proseguito con le celebrazioni dedicate a Sant’Antonio Abate nei comuni limitrofi, con la Focara di San Niceta a Melendugno del 27 gennaio, festa di antichissimo culto legata ai terremoti storici del Salento e oggi riconosciuta come patrimonio immateriale regionale. A fine gennaio ha acceso l’attesa anche la spettacolare Focra di San Ciro a Grottaglie, già divenuta attrattore turistico nei giorni precedenti l’accensione.

Febbraio ha visto protagoniste le celebrazioni della Lingua di Sant’Antonio da Padova a Cutrofiano e Borgagne, esempi di autenticità diffusa, con decine di piccole focare accese nei quartieri e una forte partecipazione popolare. Suggestivi anche i Tredici Fuochi di San Cesario, rito simbolico che illumina la storia e il patrimonio monumentale della città.

A chiudere la lunga scia luminosa dell’inverno salentino sarà, come da tradizione, il Falò di San Giuseppe a Erchie il 18 marzo, rito che annuncia la primavera e ribadisce il valore della rete tra comunità, associazioni e territori, già sperimentato con successo attraverso progetti di promozione condivisa come I Tesori del Salento.


Le Feste del Fuoco non sono solo eventi: sono identità, memoria, partecipazione e visione. Una rete che, partendo da Melendugno, racconta un Salento capace di accendere il turismo anche nei mesi meno scontati, offrendo ai viaggiatori un’esperienza autentica, lenta e profondamente umana, in ogni stagione dell’anno.