Teatro Franco Parenti, la Trilogia del Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi: i classici diventano voce degli esclusi

Dal 19 ottobre al 14 dicembre 2026, la Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano ospita tre spettacoli ispirati a Dante, Collodi e Omero. Con la Compagnia Stabile del Teatro Patologico, la fragilità si trasforma in linguaggio teatrale e i grandi classici diventano strumenti di inclusione, identità e riscatto.

Che cosa accade quando i grandi classici della letteratura incontrano le voci e i corpi di chi, troppo spesso, la società relega ai margini? E quanto può cambiare il nostro modo di guardare alla fragilità quando è proprio quest’ultima a salire sul palcoscenico e a raccontarsi senza filtri?

Sono interrogativi che attraversano la Trilogia del Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi, in programma nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano dal 19 ottobre al 14 dicembre 2026. Tre appuntamenti, dedicati a Dante Alighieri, Carlo Collodi e Omero, per trasformare alcune delle narrazioni fondative della cultura occidentale in un’esperienza teatrale che intreccia arte, disagio, inclusione e riconoscimento della persona.

Protagonista è la Compagnia Stabile del Teatro Patologico, realtà che da anni fa del palcoscenico uno spazio di espressione e relazione per attori con disabilità. Sotto la guida di Dario D’Ambrosi, ideatore e regista del progetto, i classici perdono la distanza del monumento letterario e diventano materia viva, attraversata da esperienze personali, emozioni e domande che riguardano l’intera comunità.

Non si tratta soltanto di rileggere storie conosciute, ma di cambiare prospettiva: la disabilità non è un tema osservato dall’esterno, bensì un punto di vista capace di rimettere in discussione il significato stesso dei racconti. Fragilità e forza, esclusione e appartenenza, sofferenza e desiderio di essere riconosciuti diventano così il cuore di un percorso artistico e umano.

La Commedia Divina: il viaggio di Dante dentro la fragilità umana

19 ottobre 2026, ore 20.00


La trilogia si apre con La Commedia Divina, spettacolo con adattamento e regia di Dario D’Ambrosi, ispirato all’opera di Dante Alighieri e interpretato dagli attori disabili della Compagnia Stabile del Teatro Patologico.

Inferno, Purgatorio e Paradiso diventano molto più che le tre tappe del viaggio dantesco: si trasformano in stati della coscienza, territori interiori nei quali convivono dolore, ira, paura, violenza, odio, inerzia e abulia, ma anche piacere, gioia, beatitudine e pace.

Nel percorso immaginato da D’Ambrosi, l’Inferno dà voce a figure difficili, spesso nascoste nelle profondità dell’esperienza umana e allontanate dallo sguardo collettivo. Il Purgatorio rappresenta il tentativo di affrontare e contenere il disagio, mentre il Paradiso si apre come orizzonte di comprensione, accettazione e diritto all’amore.

Il linguaggio teatrale diventa così uno strumento per avvicinarsi a dimensioni dell’esistenza che suscitano paura o incomprensione. La sofferenza non viene semplicemente mostrata: trova una possibilità di espressione, si trasforma in racconto e chiede di essere ascoltata.

Attraverso Dante, il Teatro Patologico invita il pubblico a interrogarsi sul rapporto con la follia, sulla solitudine e sui meccanismi che producono emarginazione. La domanda di fondo riguarda il valore della persona, al di là delle etichette e delle convenzioni sociali: ogni individuo ha diritto alla propria identità, all’inclusione e all’amore.

Per questo La Commedia Divina non è soltanto un confronto con uno dei massimi capolavori della letteratura italiana, ma un viaggio nella complessità dell’essere umano, dove il confine tra fragilità e forza si rivela meno netto di quanto siamo abituati a pensare.

Pinocchio – Una favola alla rovescia: il diritto di diventare se stessi


23 novembre 2026, ore 20.00

Con Pinocchio – Una favola alla rovescia, il Teatro Patologico affronta il celebre racconto di Carlo Collodi attraverso una domanda apparentemente semplice, ma profondamente universale: che cosa significa diventare uomini?

Il burattino che sogna di diventare un bambino vero si trasforma nella figura di chi cerca il proprio posto nel mondo, imparando attraverso gli errori, le cadute, le responsabilità e gli incontri. La sua vicenda assume un significato particolare quando viene letta alla luce dell’esperienza delle persone che devono confrontarsi quotidianamente con pregiudizi, ostacoli e difficoltà di riconoscimento sociale.

Essere Pinocchio significa desiderare di essere accettati per ciò che si è, senza essere giudicati in base alle proprie imperfezioni. Significa anche affrontare un percorso non lineare, nel quale le deviazioni e gli incontri ingannevoli possono allontanare dalla strada giusta, mentre la crescita passa attraverso la capacità di ascoltare, scegliere e mettersi alla prova.

Ma Pinocchio è soprattutto una figura di resilienza. Nasce dal legno, si rompe, cade, si rialza, impara e disobbedisce. È fragile e imperfetto, eppure non rinuncia al desiderio di diventare “vero”.

La particolarità dello spettacolo di Dario D’Ambrosi è la struttura narrativa rovesciata: la storia procede a ritroso, dalla pancia del Pesce-Cane fino alla creazione del burattino da parte di Geppetto. Un percorso inverso rispetto alla narrazione tradizionale, che invita a ripensare le origini, le trasformazioni e il significato del diventare persone.

La domanda che accompagna lo spettatore resta aperta e provocatoria: vale la pena lottare per diventare persone e non restare burattini?

Una riflessione che supera i confini della fiaba e investe la società contemporanea, chiamata a riconoscere l’autonomia, i desideri e le potenzialità di ciascuno, senza trasformare la diversità in una condizione di esclusione.

Odysseia – I suoni di Ulisse: il viaggio verso casa e il bisogno di appartenenza

14 dicembre 2026, ore 20.00


La trilogia si conclude con Odysseia – I suoni di Ulisse, rilettura del poema omerico che intreccia il viaggio dell’eroe con i temi centrali del Teatro Patologico: follia, emarginazione, esclusione, integrazione, potere e sopraffazione.

Ulisse è l’uomo segnato dalla guerra, costretto ad affrontare un lungo viaggio prima di poter tornare a Itaca. La sua vicenda diventa il simbolo di chi lotta per recuperare la propria identità e riconquistare il diritto a essere parte di una comunità.

La solitudine dell’eroe omerico entra in dialogo con quella vissuta dalle persone con disabilità, spesso costrette a confrontarsi con lo sguardo diffidente degli altri, con la mancanza di sostegno e con barriere che non sono soltanto materiali, ma anche culturali e relazionali.

Il ritorno a Itaca assume così un significato che va oltre la conclusione di un’avventura: è il desiderio di ritrovare un luogo in cui essere riconosciuti, accolti e amati. È la ricerca di una casa intesa non soltanto come spazio fisico, ma come appartenenza, sicurezza e possibilità di partecipare pienamente alla vita collettiva.

Particolare rilievo assume la figura di Penelope, esaltata nella sua forza e tenacia. La donna che attende il ritorno dell’amato diventa il simbolo di una fedeltà capace di resistere al tempo e alle difficoltà, mantenendo vivo il legame con la vita comune.

In questa prospettiva, Penelope richiama anche il ruolo delle famiglie delle persone con disabilità: una presenza fondamentale, spesso silenziosa, che sostiene, accompagna e protegge, diventando un porto sicuro nelle tempeste dell’esistenza.

Il mito di Ulisse si trasforma quindi in una riflessione sul bisogno universale di essere accolti. Il viaggio non è soltanto quello di un uomo che cerca di tornare a casa, ma quello di ogni persona che desidera trovare il proprio posto nel mondo senza essere costretta a giustificare la propria diversità.

Il Teatro Patologico: quando l’arte diventa inclusione

La trilogia di Dario D’Ambrosi si inserisce nel percorso di ricerca del Teatro Patologico, progetto che mette in relazione pratica teatrale, espressione artistica e partecipazione delle persone con disabilità. Al centro non c’è una rappresentazione della fragilità affidata allo sguardo di chi osserva, ma la possibilità per gli stessi protagonisti di prendere la parola, costruire personaggi e portare in scena la propria presenza.

Il teatro diventa così un luogo nel quale le differenze non vengono cancellate né ridotte a categorie, ma possono esprimersi attraverso il corpo, la voce, il gesto e la relazione con gli altri.

La scelta di confrontarsi con Dante, Collodi e Omero rende ancora più evidente la portata del progetto. I grandi classici, anziché rimanere testi lontani e intoccabili, si trasformano in strumenti per interrogare questioni profondamente attuali: il diritto all’identità, la dignità della persona, la necessità di superare i pregiudizi e il valore delle relazioni.

In una società che spesso misura le persone sulla base delle loro capacità, delle prestazioni e della conformità alle aspettative, questa esperienza teatrale propone un cambio di prospettiva. La fragilità non coincide con l’assenza di risorse e la diversità non rappresenta una ragione per essere esclusi.

La scena diventa allora uno spazio di riconoscimento, nel quale ciascuno può trovare una possibilità di espressione e il pubblico è chiamato non soltanto ad assistere, ma anche a interrogarsi sul proprio modo di guardare agli altri.

Tre classici, una domanda che riguarda tutti

Con La Commedia Divina, Pinocchio – Una favola alla rovescia e Odysseia – I suoni di Ulisse, il Teatro Patologico porta al Teatro Franco Parenti un percorso che attraversa la letteratura, il mito e le contraddizioni della contemporaneità.

Dante accompagna lo spettatore nelle profondità dell’animo umano; Pinocchio racconta la fatica e il desiderio di diventare se stessi; Ulisse incarna la ricerca di una casa, di un’identità e di una comunità disposte ad accogliere.

Tre storie diverse, unite da una questione essenziale: chi ha il diritto di essere ascoltato, riconosciuto e amato?

INFORMAZIONI

Orari
La Commedia Divina
lunedì 19 Ottobre – 20:00

Pinocchio – Una favola alla rovescia
lunedì 23 Novembre – 20:00

Odysseia – I suoni di Ulisse
lunedì 14 Dicembre – 20:00

 

Biglietti
SETTORE A (file A–E + H)
intero 26€;
under30 18€;
over65 / convenzioni 22€.

SETTORE B (file F–R)
intero 20€;
under30 / over65 / convenzioni 16€.

SETTORE C (file S–ZZ)
intero 15€;
under30 / over65 12€;
convenzioni 13€.

Biglietteria
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it