Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026, nella Sala Fassbinder del Teatro dell’Elfo, torna in scena “Madri”, il testo di Diego Pleuteri diretto da Alice Sinigaglia e interpretato da Valentina Picello, Premio UBU 2025 come migliore attrice, e Vito Vicino. Uno spettacolo intenso che esplora le contraddizioni dei legami familiari e la fragilità dell’intimità.
Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026 il Teatro dell’Elfo di Milano, nella Sala Fassbinder, ospita Madri, lo spettacolo scritto da Diego Pleuteri e diretto da Alice Sinigaglia, con Valentina Picello e Vito Vicino. La rappresentazione segna una nuova tappa della tournée italiana di un lavoro che affronta, attraverso una scrittura originale e una ricerca teatrale sul suono, alcuni interrogativi profondi della condizione umana: quanto resta dell’intimità nei rapporti familiari? È possibile incontrare davvero l’altro, anche quando il legame che ci unisce sembra indissolubile?
Prodotto da La Corte Ospitale, in coproduzione con SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Madri ha ottenuto la selezione Eurodram nel 2022 e una menzione al Premio InediTO nel 2020. Nel 2025 è stato inoltre candidato ai Premi UBU nella categoria dedicata al nuovo testo italiano o alla scrittura drammaturgica. Un percorso che conferma l’attenzione del progetto verso una drammaturgia contemporanea capace di mettere in discussione le forme consuete della narrazione teatrale.
A rendere ancora più significativo l’appuntamento milanese è la presenza di Valentina Picello, premiata con l’UBU 2025 come migliore attrice e vincitrice, nello stesso anno, del Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro.
Dentro una casa, tra ricordi, ossessioni e pensieri

La storia prende avvio durante un pomeriggio di pioggia. Un ragazzo torna a trovare la madre e, una volta entrato in casa, si trova davanti a un salotto invaso da scatole e oggetti accumulati sul tavolo, sul pavimento e sulle sedie. La donna si muove fra quelle cose, parlando senza sosta e cercando un vecchio articolo di giornale che dovrebbe aiutarla a ricordare le ultime parole di una citazione.
La frase rimasta incompiuta è il centro misterioso attorno al quale ruota l’intero spettacolo: «Di intimo c’è rimasto solo…?».
Quella parola dimenticata sembra trattenere la donna in una condizione sospesa, come se la sua vita non potesse proseguire senza aver completato il pensiero. Il figlio, inizialmente estraneo alla ricerca, finisce per esserne coinvolto. Fra fotografie, romanzi e piccoli inquietanti scarafaggi difficili da eliminare, i due si inoltrano in un percorso che supera presto i confini della memoria personale.
La casa diventa uno spazio mentale, un luogo nel quale passato e presente, realtà e immaginazione si confondono. La ricerca di una citazione si trasforma così in un’indagine sulle relazioni, sui ricordi che riaffiorano e sulle parole che non riusciamo a pronunciare fino in fondo.
La regia di Alice Sinigaglia: il pensiero diventa suono
Uno degli aspetti più originali di Madri è il rapporto fra drammaturgia, parola e dimensione sonora. Nelle note di regia, Alice Sinigaglia individua nel pensiero il vero protagonista del testo di Diego Pleuteri: un flusso continuo di ossessioni, ricordi e immagini che fuoriescono dai personaggi e si trasformano in parole, per poi dissolversi in brusii o assumere improvvisamente una consistenza concreta.
Il dialogo fra madre e figlio non segue sempre una progressione lineare. Le frasi si intrecciano, si sovrappongono, vengono completate dall’uno o dall’altra, mentre le voci sembrano talvolta provenire da luoghi inattesi. Il confine fra ciò che viene detto, ciò che viene pensato e ciò che viene soltanto immaginato diventa sempre più sottile.
La regia costruisce una vera e propria partitura musicale, nella quale le voci possono sdoppiarsi, moltiplicarsi e sovrapporsi. I suoni emergono dagli oggetti e dalle scatole, mentre microfoni e fonti sonore inattese contribuiscono a rendere percepibili i diversi livelli della coscienza.
Il lavoro sul suono, affidato alla sound designer Federica Furlani, non costituisce dunque un semplice accompagnamento, ma parte integrante del dispositivo scenico. La parola si trasforma in materia teatrale e il pensiero, anziché restare invisibile, acquista una presenza concreta, talvolta disorientante.
Anche lo spazio contribuisce a questa sensazione di sospensione. La scena, firmata da Alessandro Ratti, restituisce un interno domestico ordinario, con pochi oggetti e scatole, ma privato progressivamente del suo colore e della sua consistenza. Le luci di Luca Scotton accompagnano questo universo fragile, nel quale il mondo esterno tenta di irrompere attraverso rumori, presenze e piccoli eventi capaci di incrinare l’apparente immobilità della casa.
Il legame tra madre e figlio: vicini, ma profondamente soli
Al centro di Madri c’è un rapporto familiare che si rivela insieme intimo e distante. Madre e figlio condividono pensieri, ricordi e frammenti di vita interiore, fino a sembrare talvolta una sola mente. Eppure, questa vicinanza non elimina la solitudine. I due sono insieme, ma faticano a raggiungersi davvero.
È proprio in questa contraddizione che il testo trova la sua forza: l’intimità non coincide necessariamente con la capacità di comunicare e l’amore non sempre riesce a tradursi in gesti o parole comprensibili. Si può abitare lo stesso spazio, condividere una storia e continuare a restare distanti.
La domanda che attraversa lo spettacolo — «Di intimo c’è rimasto solo…?» — rimane aperta. Potrebbe essere il pensiero, potrebbe essere la solitudine, oppure qualcosa che resiste sotto la superficie delle abitudini e dei silenzi. La risposta non viene consegnata allo spettatore, ma si sviluppa attraverso il movimento dei corpi, il flusso verbale e le voci che abitano la scena.
Madri invita così a riflettere su quei legami che spesso diamo per scontati, ma che richiedono un ascolto autentico per non trasformarsi in una convivenza di solitudini. La casa, con le sue scatole e i suoi oggetti dimenticati, diventa la metafora di una memoria da riaprire: ogni cosa custodisce una traccia, ogni parola può nascondere una ferita, ogni ricordo può riportare alla luce una parte di noi che credevamo perduta.
E forse la vita, suggerisce il percorso dei due protagonisti, continua proprio lì: nella ricerca ostinata di ciò che abbiamo dimenticato, nel tentativo di dare un nome a quello che proviamo e nel coraggio, anche incerto, di tornare a incontrare l’altro.
Diego Pleuteri e Alice Sinigaglia: due percorsi nella scena contemporanea
Nato a Melzo nel 1998, Diego Pleuteri si è formato nell’ambiente teatrale milanese attraverso esperienze con Campo Teatrale, ATIR e Proxima Res, per poi frequentare il corso di Autore Teatrale della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Madri, scritto nel 2019, ha ricevuto una menzione speciale al Premio InediTO nel 2020 ed è stato selezionato da Eurodram nel 2022. Pleuteri ha inoltre collaborato con Leonardo Lidi come assistente alla drammaturgia e nel 2024 si è diplomato come attore alla Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino.
Alice Sinigaglia, nata a La Spezia nel 1996, si è diplomata in regia alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi nel 2022. Dal 2017 lavora con gli Scarti di La Spezia e ha firmato progetti teatrali che hanno ottenuto riconoscimenti e selezioni nell’ambito della nuova scena italiana. In Madri porta avanti una ricerca registica nella quale il lavoro sugli attori si intreccia con quello sulla parola e sulla sonorità, dando forma a un teatro in cui il pensiero diventa esperienza da ascoltare e attraversare.
Con questo spettacolo, La Corte Ospitale rinnova il proprio impegno nella produzione e nella promozione della drammaturgia contemporanea, sostenendo nuovi autori e percorsi di ricerca capaci di interrogare il presente attraverso linguaggi scenici non convenzionali.
Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari: Martedì e sabato ore 19:30 | mercoledì, giovedì, venerdì ore 20.30 | domenica ore 15.30
Prezzi: intero € 34 | <30 anni € 16 | >65 anni € 25 | online da € 16,50
LA TOURNÉE
OTTOBRE 2026
27/10/2026 – 01/11/2026 – Milano, Teatro dell’Elfo – Sala Fassbinder
NOVEMBRE 2026
06/11/2026 – Sogliano al Rubicone (FC), Teatro E. Turroni
07/11/2026 – Ragazzola
12 – 13 /11/2026 – Genova, Teatro Duse
20/11/2026 – Firenze, Teatro Cestello, Festival Cantiere Obraz, ore 20.45
21/11/2026 – Villastrada (Mantova), Teatro Sociale di Villastrada di Dosolo
25/11/2025 – Lugano, Teatro Foce
27/11/2026 – Campi Salentina, Teatro Excelsior
28/11/2026 – Taranto, Teatro Tatà
MARZO 2027
11/03/2027 – Bolzano, Teatro Studio – Stagione di contemporanea regionale
12/03/2027 – Rovereto, Auditorium Melotti
17–21/03/2027 – Roma, Teatro India
23/03/2027 – Castello d’Argile (BO), Teatro comunale casa del popolo
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
