Dal 30 ottobre al 13 dicembre 2026, Milano ospita un festival urbano e diffuso tra poesia, teatro, musica e arti visive. Al centro, l’eredità della Poetessa dei Navigli e il progetto C.A.S.T. – Casa Artisti Senza Tetto, dedicato alle nuove generazioni creative.
Milano torna a incontrare Alda Merini attraverso lo sguardo e la sensibilità delle nuove generazioni. Dal 30 ottobre al 13 dicembre 2026, il Festival A Casa di Alda 2.0 trasforma il quartiere dei Navigli in un laboratorio diffuso di poesia, teatro, musica e arti visive, dove la memoria della Poetessa dei Navigli si intreccia con nuove esperienze artistiche, incontri e occasioni di condivisione.

Ideato dal CETEC e dallo Spazio Alda Merini, il festival si sviluppa attorno al tema «Maestri e Margherite» e nasce dalla collaborazione con un collettivo di giovani artisti e organizzatori provenienti da Milano e da diverse regioni italiane. L’obiettivo non è soltanto celebrare una delle voci più intense della poesia italiana contemporanea, ma lasciare che la sua opera continui a generare ispirazione, stimolando nuove creazioni e aprendo spazi di confronto tra generazioni.
Con la direzione artistica di Donatella Massimilla e la collaborazione dell’attrice e cantante Gilberta Crispino, la manifestazione attraversa alcuni luoghi simbolici del quartiere: dalla casa-museo di via Magolfa 30, ricavata nell’ex tabaccheria, al Ponte Alda Merini, da via Gola all’Ex Fornace sull’Alzaia Naviglio Pavese. Una geografia culturale che porta l’arte fuori dai luoghi convenzionali, facendola dialogare con le strade, le storie e la vita quotidiana della città.
Il festival si realizza con il sostegno del crowdfunding civico del Comune di Milano e dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, con il patrocinio del Municipio 6 e il coinvolgimento istituzionale della Regione Lombardia, secondo quanto indicato nei materiali della manifestazione.
Un «CAOS meriniano» tra poesia, musica e nuove creazioni
Il programma del Festival A Casa di Alda 2.0 propone un intreccio di incontri, scambi artistici, mostre, installazioni e workshop, dando spazio a linguaggi differenti e alla creatività emergente. Un percorso che trova nella poesia di Alda Merini il proprio punto di partenza, senza rinunciare alla sperimentazione e alla contaminazione tra discipline.
Tra i primi appuntamenti, sabato 31 ottobre alle ore 19, allo Spazio Alda Merini, è in programma Primo Studio su Santa Teresa, opera musicale da camera di Mario Modestini, a cura del CETEC. Protagonista vocale è Gilberta Crispino, con la direzione scenica di Donatella Massimilla e l’accompagnamento dei musicisti Davide Ancona, Francesco Andreetto, Giulia Paglino e Ivan Schiavon.
La giornata prosegue alle ore 21 con il flash mob itinerante I poeti lavorano di notte, curato da Gilberta Crispino, Donatella Massimilla, dal collettivo Poetry is my Passion e dai residenti C.A.S.T. La poesia diventa così una presenza viva nello spazio urbano, capace di uscire dalle pagine dei libri per incontrare le persone e abitare i luoghi della città.
Il collettivo Poetry is my Passion, coordinato da Antje Stehn, coinvolge Zoe Aselli, Davide Ancona, Michela Bellin, Barbara Bonazzi, Milena Contini, Cindy Delfini, Annitta di Mineo, Angelo Gaccione, Antonio Laneve, Ana Maria Pedroso Guerrero, Maria Pia Quintavalle, Barbara Rabita, Teresa Scroccarello, Antje Stehn, Tito Truglia e Ana Vincent.
Le iniziative in programma il 30 e 31 ottobre e il 1° novembre si articolano in un percorso urbano che coinvolge tre luoghi simbolici del quartiere dei Navigli: lo Spazio Alda Merini, l’Ex Fornace sull’Alzaia Naviglio Pavese e il Ponte Alda Merini. Una scelta che riflette lo spirito del festival, pensato per portare la poesia fuori dagli spazi tradizionali e farla incontrare con la città, trasformando luoghi di memoria, aggregazione e vita quotidiana in scenari di espressione artistica e partecipazione. Tra performance, incursioni poetiche e appuntamenti multidisciplinari, il pubblico è invitato a vivere un’esperienza diffusa, in cui le parole di Alda Merini diventano il punto di partenza per nuove interpretazioni e occasioni di confronto.
Dal 2 novembre al 13 dicembre, il festival prosegue allo Spazio Alda Merini di via Magolfa 30, la casa-museo ricavata nell’antica tabaccheria che conserva e rinnova la memoria della Poetessa dei Navigli. Lo spazio si trasforma in un luogo di incontro e sperimentazione, dove giovani artisti, performer e creativi possono condividere linguaggi, idee e progetti, dando vita a un dialogo tra l’eredità poetica di Alda Merini e le sensibilità contemporanee. In questo contesto, la casa non rappresenta soltanto un luogo da visitare o un patrimonio da custodire, ma un ambiente vivo e aperto, capace di accogliere nuove voci e favorire la nascita di relazioni artistiche. È proprio in questa continuità tra memoria e futuro, tra radicamento nel territorio e apertura alle nuove generazioni, che il Festival A Casa di Alda 2.0 trova una delle sue ragioni più significative.
Donatella Massimilla: «Aprire davvero la casa della poesia»
Alla base del progetto c’è la volontà di mantenere viva l’eredità di Alda Merini attraverso il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni, offrendo loro opportunità concrete di espressione e di crescita.

«Fin da quando, cinque anni fa, abbiamo vinto il bando per la gestione dello Spazio Alda Merini, nel pieno della pandemia, il desiderio del CETEC e della sua direzione artistica è stato quello di valorizzare l’opera della Poetessa dei Navigli e, soprattutto, offrire a studenti e giovani artisti l’opportunità di conoscerla e di lasciarsi ispirare. Da questo desiderio è nato anche C.A.S.T., Casa Artisti Senza Tetto: nella ex tabaccheria e nell’Ex Fornace vogliamo far risuonare i versi e le voci di giovani provenienti da tutta Italia, capaci di dare nuova linfa all’opera di Alda e alle storie delle donne straordinarie che ha incontrato e raccontato.
Nonostante le difficoltà, i giovani vogliono abitare Milano, dal centro alle periferie, e gli artisti chiedono di poter esistere e costruire reti nel nostro Paese. In un’intervista di vent’anni fa Alda Merini diceva che Milano era diventata una città per ricchi, non più una città per poeti e artisti. Non rischia oggi di essere una città esclusiva ed escludente anche per i giovani? Vogliamo invertire la rotta, aprendo davvero “la casa della poesia che non avrà mai la porta chiusa”», dichiara la direttrice artistica Donatella Massimilla.
Le sue parole restituiscono il senso più profondo della manifestazione: la cultura non come celebrazione del passato, ma come possibilità concreta di costruire relazioni, offrire opportunità e rendere la città più accessibile a chi desidera creare. Un messaggio che richiama la stessa esperienza di Alda Merini, capace di trasformare la propria esistenza, le fragilità e le contraddizioni in una voce poetica universale.
C.A.S.T. – Casa Artisti Senza Tetto: uno spazio per le nuove generazioni
Uno dei nuclei centrali del festival è C.A.S.T. – Casa Artisti Senza Tetto, progetto che mette al centro il diritto dei giovani creativi di trovare luoghi in cui incontrarsi, vivere e sviluppare il proprio lavoro artistico.
L’idea di una casa aperta alla poesia assume qui un significato che va oltre la dimensione simbolica. In una città in cui trovare spazi accessibili per abitare e lavorare rappresenta una difficoltà per molti giovani, il progetto prova a costruire occasioni di accoglienza, condivisione e produzione culturale.
La casa diventa così un luogo di scambio, dove esperienze differenti possono incontrarsi e trasformarsi in nuove forme espressive. L’eredità di Alda Merini non viene custodita soltanto attraverso la conservazione dei suoi versi, ma si rinnova nelle voci di chi trova nella sua opera uno stimolo per raccontare il presente.
Alle residenze C.A.S.T. partecipano Elaine Adorno, Davide Ancona, Francesco Andreetto, Elisa Baio, Andrea Bertozzi, Ludovica Boltri, Delphine Caron, Anna Crespi, Serena de Siena, Valentina Donzella, Giuseppe Guerrieri, Ivna Lamart, Giacomo Lazzara, Chiara Mancini, Ilaria Matarazzo, Andrea Mirarchi, Selene Pierini, Giulia Paglino, Domenico Porcelli, Ivan Schiavon, Giulia Sircana ed Ennio Sorrentino.
Artisti e artiste che, attraverso il confronto e la sperimentazione, sono chiamati a dare forma a un’esperienza condivisa, in cui la creatività diventa anche uno strumento per costruire legami e immaginare nuove possibilità.

La casa come luogo dell’anima e della memoria
A fare da suggestivo contrappunto al progetto è un passaggio tratto dal monologo iniziale di Sentimental Value di Joachim Trier, che riflette sul significato profondo della casa e sul rapporto tra gli spazi abitati e la nostra interiorità.
«Se fossi un oggetto, sarei una casa. La mia casa. Mi chiedo sempre cosa provi, quando è vuota e leggera, o quando è pesante e abitata dai nostri respiri. Ascolterei le voci, le litigate, i rumori della vita che si depositano a strati sulle pareti. Le case non sono fatte solo di mattoni, ma dei frammenti delle nostre anime e del disordine che ci portiamo dentro. Le stanze ricordano le risate di quando eravamo piccoli e conservano le ombre di quello che non ci siamo mai detti. La casa sono io. E forse, in fondo, tutto quello che ho sempre cercato, era solo il coraggio di entrarci davvero».
Parole che dialogano con lo spirito del festival e con l’idea di uno spazio capace di accogliere non soltanto corpi e storie, ma anche fragilità, ricordi, desideri e possibilità di rinascita.
Nel segno di Alda Merini, il Festival A Casa di Alda 2.0 invita così Milano a riscoprire la poesia come esperienza condivisa e strumento di partecipazione. Una casa senza porte chiuse, dove i maestri possono incontrare le nuove voci, la memoria può trasformarsi in futuro e l’arte può continuare a essere un luogo di libertà, incontro e appartenenza.
In copertina: Alda Merini – credit fotografico G. Matticchio
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
