Milano, 17 otteobre 2026 – “Continua ad attirare la curiosità e l’attenzione del pubblico” lo spettacolo “Confesso che ho vissuto”, scritto da Marco Archetti e Francesco Brandi, che lo interpreta insieme a Marco Balbi, con la regia di Raffaele Latagliata. Sarà in scena fino al 31 ottobre al Teatro Franco Parenti di Milano.
Si tratta di una commedia agrodolce che, dietro l’ironia e i battibecchi, ci invita a riflettere sulla solitudine, sul bisogno degli altri e sulla possibilità di rimettersi in gioco a qualsiasi età, mettendo a confronto due uomini apparentemente inconciliabili, destinati a scoprire quanto le loro differenze nascondano fragilità comuni.
Lo avevamo già presentato sulle nostre pagine, ma ora che abbiamo assistito allo spettacolo possiamo raccontarvi le nostre impressioni sul testo, sulle interpretazioni e sulle scelte registiche. Ne emerge una storia che parte con leggerezza, strappa sorrisi e conduce progressivamente lo spettatore verso una dimensione più intima, nella quale il tempo, la memoria e il desiderio di sentirsi ancora vivi acquistano un significato profondo.
Francesco e Ulderico: due uomini, due mondi, due solitudini
Al centro della vicenda ci sono due personaggi che sembrano appartenere a universi lontanissimi.
Francesco Beghelli, interpretato da Francesco Brandi, è un misantropo convinto. Ha fatto della distanza dagli altri una forma di autodifesa e considera la solitudine non una condanna, ma una conquista. La casa è il suo regno, il rifugio in cui sottrarsi alle convenzioni sociali, agli obblighi e alle complicazioni dei rapporti umani. Un luogo nel quale tutto dovrebbe essere sotto controllo, soprattutto le intrusioni del mondo esterno.
Ma la tranquillità cercata con tanta ostinazione viene messa in discussione dall’arrivo di Ulderico Di Rosa, interpretato da Marco Balbi: ottantacinque anni, un passato da operaio in Australia e una passione per il tango. Ulderico è un uomo dalla presenza incontenibile, affettuosa e talvolta invadente. Entra nella vita del vicino con una cordialità disarmante, trasformando poco alla volta quella che sembra una semplice interferenza nella quotidianità in una vera e propria sfida.
Francesco vorrebbe difendere il proprio spazio, Ulderico sembra invece deciso a conquistarlo con la forza della parola, della curiosità e della sua inesauribile voglia di vivere.
Il contrasto fra i due alimenta situazioni comiche e scambi verbali serrati, ma sotto la superficie si intravede qualcosa di più. Perché chi sceglie di isolarsi non è necessariamente privo di bisogni affettivi, così come chi continua a cercare il contatto umano può nascondere ferite e paure che il tempo non ha cancellato.
È proprio in questo gioco di avvicinamenti e fughe che la commedia trova la sua forza: ci fa sorridere dei personaggi senza giudicarli, lasciando emergere le loro contraddizioni e la loro umanità.
La scenografia girevole: due appartamenti, uno specchio della vita
Uno degli elementi più interessanti della messinscena è la scenografia, costruita attorno a due ambienti domestici: l’appartamento di Francesco e quello di Ulderico. I due spazi si alternano sul palco, a volte separati, a volte messi in relazione, grazie all’utilizzo di una piattaforma girevole che diventa il cuore visivo e simbolico dello spettacolo.
La rotazione non è un semplice espediente scenografico. Mostrando i due appartamenti come le facce opposte della stessa medaglia, permette di cogliere le analogie fra i protagonisti e di intuire come, dietro abitudini e caratteri differenti, si nascondano dinamiche emotive sorprendentemente simili.
Le pareti di tulle trasparente completano questo dispositivo teatrale. I confini fra gli ambienti appaiono fragili, quasi incapaci di proteggere davvero i personaggi dal mondo esterno e, soprattutto, da se stessi. La privacy si fa progressivamente più incerta e le difese individuali sembrano perdere consistenza.
È una scelta efficace, perché rende visibile ciò che normalmente rimane nascosto: la vulnerabilità di due uomini che, pur con atteggiamenti opposti, hanno costruito barriere per proteggersi. La scena ruota, le prospettive cambiano e anche lo spettatore è invitato a modificare il proprio sguardo.
Quello che inizialmente appare come uno scontro fra vicini diventa così un confronto più profondo con la fragilità umana. Le case non sono soltanto luoghi fisici, ma proiezioni dei caratteri: da una parte il bisogno di controllo e di distanza, dall’altra il desiderio di relazione e di movimento.

La regia di Raffaele Latagliata: ritmo, misura e profondità emotiva
Raffaele Latagliata affronta il testo con una regia che lavora per sottrazione, lasciando spazio alla relazione fra i due interpreti e alla progressiva evoluzione del loro rapporto.
La scenografia dinamica accompagna la drammaturgia senza sovrastarla. La piattaforma girevole e le pareti trasparenti diventano parte integrante del racconto, seguendo il graduale abbattimento dei muri difensivi che separano Francesco e Ulderico.
Il regista dosa con attenzione i tempi comici, valorizzando gli scambi verbali e le differenze caratteriali, ma sa anche rallentare quando la vicenda richiede silenzio e ascolto. È in questo passaggio dalla leggerezza all’intimità che lo spettacolo rivela la propria natura agrodolce.
La commedia non rinuncia all’ironia, ma non si accontenta di far ridere. Poco alla volta accompagna il pubblico verso domande più impegnative: quanto siamo disposti a lasciare entrare gli altri nella nostra vita? Quanto pesa il timore di essere feriti? E quanto può ancora sorprenderci un incontro quando pensiamo di aver già stabilito le regole della nostra esistenza?
Latagliata costruisce così un percorso emotivo misurato, nel quale i momenti più intensi non hanno bisogno di essere sottolineati eccessivamente. Alcune scene, in particolare il monologo di Ulderico sul valore della vita e il tango finale, acquistano una forza speciale proprio grazie alla precisione dei tempi e alla capacità di lasciare respirare le emozioni.
Francesco Brandi e Marco Balbi: una coppia teatrale efficace
l cuore dello spettacolo è il confronto fra i due attori, chiamati a sostenere una partitura fatta di battute, contrasti, pause e improvvise aperture emotive.
Francesco Brandi restituisce un protagonista che dietro la misantropia e il bisogno di controllo lascia intravedere una fragilità meno evidente. Il suo Francesco cerca di mantenere le distanze, difende con ostinazione le proprie abitudini e reagisce alle intrusioni con insofferenza. Ma proprio questa rigidità, messa continuamente alla prova dalla presenza di Ulderico, diventa il terreno su cui si sviluppa il cambiamento del personaggio.
Brandi sostiene il ritmo dei dialoghi senza perdere di vista le crepe che si aprono nella corazza del protagonista. La sua interpretazione trova efficacia nel contrasto fra ciò che Francesco afferma di volere e ciò di cui, forse senza rendersene conto, ha bisogno.
Marco Balbi, nei panni di Ulderico, porta in scena una presenza energica, calorosa e imprevedibile. Il suo personaggio potrebbe facilmente trasformarsi in una figura caricaturale, l’anziano invadente che vuole imporre a tutti la propria compagnia. Balbi, invece, gli conferisce una dimensione più umana, facendo emergere dietro la vivacità e la passione per il tango una consapevolezza profonda del valore del tempo e delle occasioni che la vita continua a offrire.
La forza della coppia sta proprio nella complementarità: alla chiusura di Francesco risponde l’apertura di Ulderico, alla ricerca di tranquillità si contrappone il bisogno di movimento. I due interpreti si sostengono attraverso un’intesa che dà ritmo alla commedia e permette ai momenti più delicati di arrivare allo spettatore senza forzature.
Il risultato è un confronto teatrale che diverte, ma lascia anche spazio alla commozione, senza scivolare nel sentimentalismo.
Il tango finale: la vita non smette di chiamarci
Fra i momenti più significativi dello spettacolo, il monologo di Ulderico sul valore della vita e il tango finale rappresentano due passaggi capaci di condensarne il significato.
Il tango, con la sua carica di sensualità, libertà e abbandono, diventa molto più di una passione personale. È il simbolo di una possibilità che rimane aperta: quella di continuare a desiderare, a incontrare gli altri, a lasciarsi sorprendere anche quando gli anni sembrano suggerire prudenza e rinuncia.
In questa prospettiva, Ulderico non è semplicemente l’anziano che insegna qualcosa al vicino più giovane. È un uomo che, attraverso il proprio modo di stare al mondo, ricorda quanto sia importante non smettere di cercare un contatto con la vita. Francesco, dal canto suo, rappresenta la paura di esporsi, di perdere il controllo e di scoprire che dietro la solitudine scelta potrebbe nascondersi un bisogno rimasto inascoltato.
Il tango finale racchiude simbolicamente il percorso dei due protagonisti: il movimento prende il posto dell’immobilità, l’incontro sfida la distanza e la possibilità di aprirsi agli altri torna a farsi concreta.
Una commedia che fa sorridere e invita a riflettere
Al Teatro Franco Parenti, questo lo spettacolo ci ricorda che non sempre sono le grandi svolte a cambiare la nostra vita. A volte basta un vicino inatteso, una conversazione che non avremmo voluto iniziare o un tango che ci invita a muovere il primo passo.
Stare soli può essere una scelta legittima, ma non dovrebbe diventare necessariamente una prigione. E forse è proprio questo il messaggio più bello che resta al termine della rappresentazione: non è mai troppo tardi per lasciarsi sorprendere da un incontro e ritrovare il coraggio di vivere, con tutte le sue imperfezioni.
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano e Genova, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l’incarico di caporedattore di questa testata e coordina anche le altre testate del Gruppo MWG e i vari collaboratori sul territorio nazionale.
